Bene ma non benissimo, una frittata di pasta contro il bullismo

Candida è una ragazzina di Terrasini, in provincia di Palermo, dove vive serena nonostante la recente scomparsa di sua madre (Maria Di Biase) con la quale parla però spesso, soprattutto quando va a trovarla al cimitero. E se qualcuno le chiede come va, lei risponde sempre “bene, ma non benissimo”, rubando il titolo a un pezzo di Shade, il suo cantante preferito, proprio come ha fatto Francesco Mandelli per il suo primo film da regista, Bene ma non benissimo, appunto, scritto da Fabio Troiano, Vincenzo Terracciano e Laura Sabatino, che sarà mercoledì 3 aprile al BAFF – B.A. Film Festival e da giovedì 4 in sala con Europictures, a raccontarci una storia di bullismo che però Candida sa gestire non bene, ma benissimo. Candida ha una cameretta tutta sua con un sacco di fotografie del rapper torinese, e un bel po’ di amici con i quali va al mare e si diverte. Interpretata da Francesca Giordano, già vista nella serie La mafia uccide solo d’estate, è solare, spiritosa, intelligente e sveglia, le cose le capisce al volo, come quando suo padre Salvo (Rosario Terranova) visibilmente impacciato, le comunica che la sua salumeria non va più tanto bene, che la gente preferisce andare a comprare da mangiare al centro commerciale che spende meno, che a lui, a quasi cinquant’anni, al centro commerciale non lo assumeranno mai, e che invece ha un posto che lo attende in una pizzeria di Torino dove zio Vito (Giordano De Plano) vive e lavora già da tempo. Candida per caso si dispera come farebbe la maggior parte delle ragazzine della sua età al solo pensiero di cambiare città, scuola e amici? Assolutamente no, anzi “a Torino c’è Shade, il mio idolo – risponde sorridendo – magari ci sposiamo”. A Torino però le cose non andranno proprio benissimo, e a dirla tutta, almeno all’inizio, neanche bene… Già, perché non ve l’avevamo ancora detto: Candida è cicciottella e il suo accento meridionale si sente un bel po’, per questo viene messa in mezzo da tre ragazzi della sua classe, che però se la prendono soprattutto con Jacopo, al secolo Yan Shevchenko al suo esordio cinematografico, detto Tutankhamon perché fissato con l’Egitto e disegna sempre le piramidi, che non parla mai e gli occhi li alza a malapena, nonostante suo padre (Gioele Dix) gestisca ben 32 centri commerciali e sua madre (Euridice Axen) sia bellissima e dolce pur preferendo “non interveniure”. Inutile dirvi che Jacopo diventerà il migliore amico di Candida che per rendere il clima più conviviale e prendere i bulli per la gola comincerà con il portare a scuola una frittata di pasta “con le melanzane fritte, aglio, pepe e formaggio a disposizione di chi la vuole”, continuerà poi con il segnare il canestro della vittoria pur non avendo mai giocato a basket e finirà con un discorso commovente ai tre bulli che forse riusciranno a scavalcare binari e idiozia.  Bene ma non benissimo inquadra perfettamente il clima che può crearsi tra le pareti di una scuola, grazie a quel fenomeno “giovanile” che chiamiamo bullismo ma che il più delle volte resterà nel tempo e potremmo ritrovare negli uomini arroganti che quei ragazzi saranno diventati. Che non sfocia sempre, e per fortuna, in tragedie eclatanti da raccontare al telegiornale, ma che comunque rende la vita difficile a chi ne resta vittima in un’età già non facile di per sé e che dovrebbe comunque essere ricordata, da grandi, come quella della spensieratezza. C’è anche Shade nel film nel ruolo di sé stesso, e c’è pure una comparsata discreta di Francesco Mandelli alla Hitchcock (vi sfidiamo ad accorgervene). Da far vedere ai bulli per farli un po’ vergognare e ai tartassati per dar loro speranza e mostrargli che ci si può anche ribellare. Qua sotto un paio di clip:

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