Bangla: videointervista a Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli e Pietro Sermonti

Phaim ha 22 anni, vive a Roma, ha un lavoro, amici sinceri e suona in una band, e ha qualche problema con le ragazze. Non perché non gli piacciano o lui non piaccia a loro, anzi. Il problema è che se sei di origini bengalesi, pur nato in Italia, e di credo musulmano, se non vuoi far arrabbiare la tua famiglia e la tua guida spirituale devi un po’, come dire, frenarti? E non è sempre facile, soprattutto quando incontri Asia, la ragazza dei tuoi sogni della quale ti innamori a prima vista ed è esattamente l’opposto di te: niente regole, niente imbarazzi, niente tabù. Bangla, in sala da giovedì 16 maggio con Fandango, è una commedia che con leggerezza tratta temi importanti e attuali come le differenze culturali e le difficoltà di un’integrazione comunque possibile e auspicabile soprattutto tra i più giovani, opera prima di Phaim Bhuiyan che la dirige e la interpreta, e che racconta molto di sé, lui nato a Roma nel 1995, musulmano e con qualche regola (o remora?) da rispettare che a volte cozza con la vitalità capitolina, tipo restare vergine fino al matrimonio, per dirne una, o non bere alcol neanche se sei a un aperitivo per conoscere le amiche della tua ragazza, per dirne un’altra. Al suo fianco Carlotta Antonelli, vista in serie tv come Suburra, Solo e Immaturi, qui al suo esordio cinematografico, come del resto è per Phaim Bhuiyan. Con loro c’è anche Pietro Sermonti, sempre l’interprete giusto al posto giusto, appena visto al cinema in Bentornato Presidente, in Bangla nel ruolo del papà di Asia, moderno, attore e musicista, ed è sua la frase che riteniamo anche un po’ la chiave di tutta la storia, quella con la quale si interroga sul perché un ragazzo nato in Italia debba attendere i 18 anni per chiedere la cittadinanza italiana. Altro protagonista è Torpignattara, detta anche Torpigna, il quartiere capitolino dove Phaim vive, multietnico, colorato, vivo, fatto di murales, negozietti di frutta e verdura aperti h 24, chiese e moschee. E ragazze.  E c’è pure Simone Liberati (Cuori puri, La profezia dell’armadillo), che non parla troppo, ma il suo personaggio ha davvero ottime ragioni di esistere.

Il film nasce dalla partecipazione di Phaim Bhuiyan, videomaker da qualche anno soprattutto per videoclip musicali di rapper e gruppi underground, a una puntata della trasmissione di Rai 2 Nemo Nessuno escluso, tutto è nato da lì, dal suo racconto di come un giovane italiano di seconda generazione e musulmano possa resistere alle “tentazioni” del mondo occidentale, sesso in primis. Bangla è un film ironico, divertente, a tratti esilarante, che sdrammatizza e getta un po’ di acqua sul fuoco delle intolleranze, dei diktat religiosi, dei tabù e dei pregiudizi, e lo fa con semplicità, schiettezza e una certa lievità, proprio come il suo regista e protagonista quando ci racconta che sì, uno spritz ogni tanto se l’è fatto, anche se in realtà per lui l’alcol è proibito, mentre per il resto… La nostra videointervista a Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli e Pietro Sermonti: