Suburra 2, videointervista a Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara e Eduardo Valdarnini

Tornano le atmosfere cupe di crimini e inciuci, soprusi e minacce, ricatti e corruzioni, quelle di Suburra La serie, il primo crime thriller italiano originale Netflix prodotto da Cattleya e Bartlebyfilm con Rai Fiction, tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, 8 episodi nuovi di zecca al via venerdì 22 febbraio su Netflix. Tornano quindi Aureliano, Spadino e Lele, i tre ragazzi che hanno cercato insieme e poi da soli la loro strada, in gran parte segnata dalle loro origini e forse dal destino, e l’hanno trovata, per quanto buia anch’essa e lastricata di sampietrini neri, quelli della Suburra dell’antica Roma, che è poi anche quella della Roma di oggi. Suburra 2 riparte da tre mesi dopo la fine della prima stagione, prequel del film di Sollima, siamo dunque più o meno all’inizio dell’estate del 2008, nei quindici giorni che precedono le elezioni del nuovo sindaco di Roma, mentre politica, Chiesa e criminalità la strappano a brandelli. E loro, Aureliano, Spadino e Lele,sono sempre più decisi a realizzare il loro sogno, ma la posta si è alzata e l’obiettivo adesso è la città tutta  da spartirsi, al massimo, tra loro tre.

Aureliano – intrepretato da un sempre più credibile Alessandro Borghi – appena candidato ai David di Donatello 2019 per la sua strepitosa interpretazione di Stefano Cucchi in Sulla mia pelle di Alessio Cremonini – è quello che ha perso e perde di più, è solo, e sempre più duro, ma quando soffre davvero riesce ancora a piangere; il suo problema più grande è la sorella Livia (Barbara Chichiarelli), un rapporto strano il loro, forte e pericoloso, da lì tutto è partito e tutto ripartirà; anche se lei ha ucciso Isabel, la sua ragazza, e perdonarla è difficile; e poi gli serve per portare a termine l’affare. Spadino, volto e tutto il resto di un ormai affidabile Giacomo Ferrara, è forse dei tre quello che cambia di più: il fratello, lo zingaro Manfredi è ancora in coma e lui ha deciso di fare il capo, contro la madre Adelaide Anacleti (Paola Sotgiu), contro la famiglia, contro tutti, e agisce e rischia, e poi perde e si vendica; con la sua omosessualità è ormai sceso a patti, con la moglie Angelica (Carlotta Antonelli) pure, e poi è il primo che lo capisce che “noi tre contro tutti” è l’unica soluzione. Lele invece, cui dà vita un promettentissimo Eduardo Valdarnini, ci ha provato a uscire dal giro: è entrato in polizia, come avrebbe voluto suo padre, ma in quei giri sai quando entri ma quando ne esci mai, così resta invischiato tra il re di Roma Samurai (Francesco Acquaroli) e i suoi due “amici”.

Poi c’è sempre Sara Monaschi (Claudia Gerini) che non molla: vuole l’affare dei migranti e arrestato un vescovo, beh, se ne fa un altro, decisa e cinica ad ottenere ciò che vuole. E c’è sempre pure Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), sostenuto dalla moglie Alice (Rosa Diletta Rossi), il politico, corrotto ovviamente, che si candida a sindaco di Roma, butta al vento i suoi ideali e sale sul carro del vincitore; peccato, perché era partito bene, ma Samurai e Mafia Capitale non perdonano, e dove c’è ingiustizia e insoddisfazione il seme della corruzione attacca che pè un piacere. Li ritroviamo tutti, e anche di più: tra le nuove entrate di Suburra 2 –  scritta da Barbara Petronio, Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli e Camilla Buizza e diretta in parte da Andrea Molaioli  e in parte da Piero Messina – ci sono Nadia (Federica Sabatini), figlia di un piccolo boss di Ostia che si allea con Aureliano; Cristiana (Cristina Pelliccia), una giovane poliziotta pura che non starà troppo a guardare il suo capo Lele, vice ispettore del comando di Ostia, che se la fa con i criminali; e Adriano (Jacopo Venturiero), speaker radiofonico e figlioccio di Samurai che al microfono parla un po’ troppo e sta col fiato sul collo a Cinaglia.

Oggi abbiamo visto in anteprima i primi due episodi di Suburra 2 e ci riteniamo soddifatti (qui la conferenza stampa con il cast), e abbiamo incontrato Aureliano, Spadino e Lele, ecco dunque la nostra videointervista ad Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara e Eduardo Valdarnini: