The End? L’inferno fuori, l’horror claustrofobico con Alessandro Roja

Non è sempre detto che restare chiuso in un ascensore bloccato, per quanto tu sia uno che di mestiere fa i soldi e proprio a quell’ora di quella mattina abbia un importantissimo appuntamento d’affari cui non puoi mancare, non è detto, si diceva, che sia sempre una sfortuna. Il malaugurato contrattempo potrebbe invece addirittura salvarti la vita. Soprattutto se ti chiami Claudio e sei il protagonista di The end? L’inferno fuori (titolo originario In un giorno la fine), zombie movie – dove tuttavia la parola zombie non viene mai pronunciata a favore di infetti del … – diretto da Daniele Misischia e prodotto dai Manetti Bros con i quali il giovane regista romano, con già vari cortometraggi horror in curriculum, collabora da anni come operatore e regista di seconda unità, in sala da martedì 14 agosto con 01 e Beta. Protagonista Alessandro Roja nel ruolo di Claudio che il regista definisce “un uomo comune in una situazione molto singolare”.

In The End? L’inferno fuori siamo a Roma dove c’è sempre traffico, soprattutto al lungotevere nelle ore di punta, ma stavolta ce n’è ancora più del solito. Qualcosa di misterioso, inquietante e inizialmente invisibile si aggira tra il Colosseo e il Cupolone, tra i vicoli di Trastevere e la panoramica del Gianicolo. Un virus? Probabilmente. Ma fatto in casa, o meglio “in laboratorio perché non siamo mica più nel Medio Evo” spiegherà più tardi il coraggioso poliziotto Marcello (Claudio Camilli) allo stesso Claudio che però al momento è ancora sul sedile posteriore della sua auto a leggere le pagine economiche del giornale e a maltrattare con strafottenza il suo giovane autista (Roberto Scotto Pagliara) che invece, a quanto dice, lo ammira tanto e studia economia.

Succederà dunque che Claudio si ritroverà chiuso in una gabbia metallica tra due piani nel suo stesso edificio, si arrabbierà, tratterà male anche la moglie Lorena al telefono (voce e immagine del profilo sul telefonino sono di Carolina Crescentini), ordinerà alla segretaria di bloccare il suo appuntamento e per la collera gli si gonfieranno le vene del collo, ma poi quando fuori di quella gabbia il virus si dilagherà e tutti i suoi colleghi, e non solo, si sbraneranno a vicenda, lui, chiuso là dentro, per quanto distrutto, terrorizzato e costretto a veder morire e persino a massacrare a sprangate di ferro chiunque si affacci alla porta semiaperta dell’ascensore con la bocca insanguinata, gli occhi sgranati ed emettendo rantoli e ruggiti, amici stretti, amante (Euridice Axen) e stagista da promuovere (Benedetta Cimatti) inclusi, lui, e soltanto lui, alla fine sarà salvo. E anche cambiato.

Alessandro Roja è stato in grado di mettere in scena un personaggio all’inizio odioso e narcisista che, dopo un susseguirsi di disavventure, si trasforma in una persona più umana e sensibile disposta a tutto per risolvere da solo la situazione e cercare di salvare chi gli sta vicino – dice Daniele Misischia sin dall’inizio volevo che questo horror non fosse il classico film splatter di nicchia, era quindi importante dare rilievo al lato psicologico della storia. Mi affascinava pensare che il protagonista fosse impotente a ciò che capitava a pochi metri da lui e che cercasse di fare qualsiasi cosa per aiutare i suoi colleghi o i propri cari fuori dall’ascensore”.

Claustrofobico, distopico e comunque parecchio splatter, di nicchia o non, come del resto uno zombie movie non può non essere, The End? L’inferno fuori è per certi versi molto simile a film del genere già visti, ma per altri differente, a cominciare dal fatto che generalmente l’eroe e il suo gruppo di pavidi ammazzazombie se ne vanno in giro per il mondo a eliminare i morti viventi per il bene dell’umanità e per mettere una pezza a quella che solitamente chiamiamo apocalisse, o anche fine del mondo. In questo caso invece è l’apocalisse che arriva dal nostro eroe che se ne sta chiuso in quell’ascensore – e non perché non provi in tutti i i modi a uscirne – a guardare il mondo fuori che finisce come in un video del telefonino con tanto di bande laterali che sono le porte scorrevoli bloccate, e alla fine dopo tanto penare riesce soltanto a salvare se stesso. Quindi, in conclusione, che eroe è? E a domandarci cosa faremmo noi al suo posto, stavolta non è che abbiamo tante possibilità di risposte multiple, perché in questo caso non potremmo davvero fare nulla di diverso, con tanti saluti al libero arbitrio, al coraggio, all’eroismo e pure alla fantasia.

The end? L’inferno fuori è un esperimento – spiega ancora Daniele Misischiaquello di riuscire a raccontare una storia di tensione, paura e suspense rimanendo chiusi tra le quattro mura metalliche di un ascensore. Un progetto complicato e a volte ostico ma sicuramente divertente e stimolante. I film con un’unica location mi sono sempre piaciuti, darsi un enorme limite per poter creare qualcosa di originale. L’idea era quella di rinchiudere un personaggio in un piccolo ambiente per poi far dimenticare al pubblico che il film è solo lì.Ovviamente non potevano mancare scene d’azione che vanno a sottolineare il genere puro. Il film vuole essere una disturbante e divertente corsa sulle montagne russe…ovvero sul sistema nervoso del protagonista che, di scena in scena viene messo sempre più a dura prova”.