Jojo Rabbit per ridere di Hitler e del nazismo, videointerviste alla premiere

Non sei un nazista, sei un bambino di 10 anni a cui piace indossare una buffa uniforme e che vuole fare parte di un gruppo”. Glielo dice Elsa a Jojo, e lei sa bene di cosa parla, ma il ragazzino ci metterà un po’ a capirlo. Jojo Rabbit è il film che beffeggia il nazismo, prende in giro Hitler come solo Chaplin e Tarantino, ironizza sulla Shoah, ma che ti tocca il cuore e ti diverte al tempo stesso. Tutta opera del regista neozelandese Taika Waititi (Thor: Ragnarok, Vita da Vampiro – What we do in the Shadows) più irriverente che mai con questo suo nuovo lavoro, tratto dal libro di Christine Leunens Il Cielo in Gabbia e in sala da giovedì 16 gennaio con The Walt Disney Company Italia, che egli stesso definisce “una satira anti-odio”. E che oltre al premio del pubblico al Torino Film Festival, si è appena guadagnato 6 nomination agli Oscar come miglior film, miglior sceneggiatura, costumi, scenografia, montaggio e per la migliore attrice non protagonista, Scarlett Johansson, che concorre per la statuetta anche come attrice protagonista di Storia di un matrimonio di Noah Baumbach: in Jojo Rabbit interpreta Rosie, madre coraggiosa e bellissima del piccolo protagonista che nonostante abbia perso il marito, non si perde d’animo, non cade in depressione e non si fa mai vedere dal figlio triste o disperata, piuttosto collabora con la resistenza ma senza dirglielo perché lui, anche se ha solo 10 anni, è comunque un nazista, o almeno tale è diventato a colpi di bugie e fake news sugli ebrei. Però non sa ammazzare un coniglio, non ce la fa proprio, e per questo lo hanno chiamato Jojo Rabbit, perché vigliacco e debole come un coniglio. Anche Jojo, come tanti bambini che si sentono soli e bullizzati, si crea un amico immaginario, solo che si tratta di Hitler, già, proprio lui, baffi compresi, e ad interpretrlo con tutta la sua ironia è lo stesso regista, per metà Maori e per metà… ebreo: “Credo che non ci sia modo migliore di mandare Hitler a quel paese e farlo incazzare anche da morto se non facendolo interpretare da un ebreo della Polinesia – dice Taika Waititi che poi racconta – sono sempre stato attratto dalle storie in cui il mondo è visto attraverso gli occhi dei bambini qui, il caso vuole che si tratti di un bambino su cui normalmente si tenderebbe a non investire. Mio nonno ha combattuto i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e sono sempre stato affascinato da quel momento storico e da quegli eventi. Quando mia madre mi parlò del libro di Christine Leunens, Il Cielo in Gabbia, fui attratto dal fatto che fosse raccontato attraverso gli occhi di un bambino tedesco indottrinato all’odio dagli adulti. Avendo figli io stesso, sono diventato ancora più consapevole del fatto che gli adulti dovrebbero guidare i bambini nella vita e allevarli perché diventino la migliore versione di sé stessi, eppure in tempo di guerra spesso accade il contrario. In effetti, dal punto di vista di un bambino, gli adulti di questi tempi sembrano essere piuttosto caotici e assurdi, proprio quando tutto quello di cui il mondo ha bisogno è una guida e un po’ di equilibrio. Da ebreo maori – continua il registattore –  ho fatto esperienza di un certo grado di pregiudizio, quindi lavorare a Jojo Rabbit è stato un modo per ricordare, soprattutto oggi, che dobbiamo educare i nostri figli alla tolleranza e continuare a ripeterci che non ci deve essere posto per l’odio in questo mondo. I bambini non nascono nell’odio, vi vengono addestrati. Mi auguro che l’umorismo di Jojo Rabbit contribuisca a coinvolgere una nuova generazione; è importante continuare a trovare modi sempre nuovi e originali per continuare a raccontare l’orribile storia della seconda guerra mondiale alle nuove generazioni, in modo tale che i nostri figli possano ascoltare, imparare e progredire, uniti verso il futuro. Alla fine dell’ignoranza, sperando che possa essere sostituita dall’amore. Jojo dovrà toccare con mano: per credere che davvero gli ebrei non hanno corna, code, non dormano appesi al soffitto con la testa in giù come i pipistrelli e non leggano nel pensiero, dovrà conoscere – e innamorarsi – di una di loro, Elsa appunto, interpretata da Thomasin McKenzie, la ragazza che sua madre nasconde in soffitta per non farla deportare, a costo della sua vita. Ad interpretare Jojo è il bravissimo Roman Griffin Davis, nel cast anche Sam Rockwell, Alfie Allen, Rebel Wilson e Stephen Merchant. Alla premiere italiana di Jojo Rabbit, organizzata insieme alla Fondazione Museo della Shoah di Roma, abbiamo incontrato Roberto Ciufoli, pronto per tanto lavoro teatrale, Chiara Baschetta, reduce da L’isola di Pietro, e Antonella Attili, mamma di Checco in Tolo Tolo di Zalone e la Agnese de Il Paradiso delle Signore, ecco le nostre videointerviste:

             La foto di Roberto Ciufoli è di Angelo Costanzo