Intervista ad Alessandro Borghi, da Non essere cattivo di Caligari a Suburra di Sollima. L’Oscar? Se ci penso svengo

A Venezia 72 è stato premiato con il Nuovoimaie Talent Award per i migliori attori emergenti, ma Alessandro Borghi, romano di Garbatella, non ha cominciato proprio ieri la sua carriera. Tanta Tv soprattutto in serie poliziesche, poi il cinema, sempre nel ruolo del criminale di borgata, con 5 di Francesco Dominedò e Roma criminale di Gianluca Petrazzi, ma c’è voluto Claudio Caligari a dargli la notorietà vera  – e il premio a Venezia – con Non essere cattivo dove è protagonista assieme a Luca Marinelli, film prodotto da Valerio Mastandrea che forse lo porterà anche a Los Angeles visto che è stato candidato per rappresentare l’Italia agli Oscar. E a consacrarla adesso ci pensa Suburra di Stefano Sollima, che lo aveva già voluto nella seconda serie di Romanzo Criminale, in sala da mercoledì 14 ottobre.

Alessandro, come in Non essere cattivo ti ritrovi a Ostia anche in Suburra

E ne sono felice perché per me avere la possibilità di raccontare quello che mi circonda è più facile. Se mi chiedessero di fare un film che parla della realtà di Milano dovrei trasferirmi là almeno per sei mesi per prendere tutte le informazioni necessarie. E sono anche molto felice di aver preso parte a due progetti che parlano di Roma esplorando dinamiche che non è facile trattare e in due chiavi completamente diverse.

Diverse in cosa?

Claudio Caligari ha fatto un film che racconta l’emarginazione di due giovani dove c’è un contesto molto più forte, un film che cerca soprattutto di scavare realmente nelle loro anime per tentare di capire se davvero avranno mai la possibilità di un riscatto dalla vita, ed è una cosa che va molto indietro perché ci riporta a un’educazione pasoliniana e neorealista. Il film di Stefano Sollima invece è innanzi tutto puro intrattenimento e quindi va esattamente nella direzione opposta, ma allo stesso modo ci racconta comunque delle cose perché, come il romanzo da cui è tratto, parte da una base reale, anche se quello che è stato sviluppato sopra è pura fantasia.

Una fantasia però che ha anticipato la realtà vista poi l’esplosione di Mafia capitale

L’aggettivo che userei per Suburra è profetico perché alla fine racconta quello che poi realmente è stato. Stavamo girando quando è cominciato ad esplodere tutto, ma noi non eravamo minimamente a conoscenza del fatto che sarebbe accaduto ed è stato molto curioso.

Ne avete via via preso atto o avete continuato per la vostra strada?

In realtà abbiamo cercato di lasciare quell’informazione da una parte provando a non farci condizionare e di rimanere concentrati su quello che volevamo dare dei personaggi.

A tal proposito, osservando Numero 8, il tuo personaggio in Suburra, sembra di ritrovare molti degli sguardi di Vittorio di Non essere cattivo, o forse è il contrario..

Rispondo volentieri a questa domanda perché anch’io la sento questa cosa, anche se avendo girato prima Suburra, forse è Vittorio che ha rubato qualcosa a Numero 8. Numero 8 però ha una parte molto più malinconica perché le persone che fanno quel tipo di vita a un certo punto per forza devono fermarsi a riflettere, e se ogni tanto si carpisce quella malinconia io ne sono molto felice, altrimenti il personaggio andrebbe in una sola direzione.

Invece viaggia su più binari ed è diverso da tutti gli altri…

Lui ha due caratteristiche fondamentali: l’imprevedibilità e la determinazione. E poi racconta un altro tipo di male rispetto a quello degli altri personaggi del film: al contrario di loro che lavorano di fino, dietro le quinte, con le parole, Numero 8 è completamente fuori controllo, è un invasato, ma forse è anche l’unico che ha un sogno vero. E si percepisce quanto abbia bisogno di portare avanti questa necessità di potere e questa pressione che si sente addosso dall’eredità della famiglia criminale da cui proviene, che poi molto spesso caratterizza questo tipo di persone. A volte non si capisce se è assente o lungimirante, è lì che guarda il nulla, o è matto completo oppure sta pensando qualcosa, e questa è un po’ la chiave del personaggio.

E poi ama Viola (Greta Scarano)…

Infatti ha anche un risvolto romantico abbastanza importante perché ha la sua ragazza Viola vicino per tutto il film e ha un modo di dimostrare questo amore abbastanza particolare ma tipico delle personalità come la sua. Nella mia vita ho visto tante persone che amano qualcuno ma non lo dicono e anzi fanno di tutto per far capire il contrario.

Tu comunque non somigli a nessuno dei due, fai sempre il cattivo ma sembri davvero molto buono…

Ma anche Vittorio alla fine lo è, Numero 8 invece è ancora più lontano da me. E io sono quello che vedete, un ragazzo di 29 anni che prima provava a fare l’attore, ha fatto tanta televisione e adesso finalmente sta facendo quello che gli piace.

Infatti non è che hai cominciato proprio ieri a fare l’attore, cosa c’è voluto per emergere?

C’è voluta la possibilità di fare qualcosa di bello davvero.

E come ti senti pensando che Non essere cattivo potrebbe concorrere all’Oscar?

Non lo so con precisione, se ci penso svengo, è una cosa meravigliosa. Non essere cattivo è un film piccolo ed è la dimostrazione che in Italia il cinema si può fare e si può fare bene anche avendo dei piccoli mezzi. E poi accade Venezia e poi forse Los Angeles che me la sogno la notte. Vediamo che succede.

Intanto sei già su un nuovo set…

Sì, sto girando con Michele Vannucci, termineremo a fine ottobre. Un film tratto da una storia vera, quella di un uomo che ha avuto un processo di redenzione molto importante dagli anni ottanta ad oggi e quindi anche qui si racconta di quanto le persone possano decidere il loro destino a prescindere da quello che la vita gli riserva.