Wonder Woman 1984, recensione del nuovo film con Gal Gadot

Vita dura per le supereroine, neanche nei colorati, spensierati e consumistici anni Ottanta possono stare tranquille e godersi la loro vita da persone normali, e sì che hanno dato… Riecco Wonder Woman che avevamo lasciato nella prima guerra mondiale e che ritroviamo ben sessantasei anni dopo, ma sempre giovane e bella come il sole, in Wonder Woman 1984 ancora interpretata da Gal Gadot che ha anche prodotto il film con la regista Patty Jenkins a sua volta anche cosceneggiatrice, in arrivo venerdì 12 febbraio on demand su Amazon Prime Video, Apple Tv, Youtube, Google Play, TIMVISION, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV, Sky Primafila e Infinity.

Dunque Diana Prince, questo il suo nome quando non svolazza in incognito per la città a salvare bambini che stanno per essere investiti o che penzolano da una balconata, conduce una vita decisamente di basso profilo, tranquilla e calma, clama piatta quasi: vita sociale praticamente zero e in testa soltanto il suo amore perduto più di mezzo secolo fa, l’amato Steve Trevor (Chris Pine), peraltro il primo uomo che abbia mai visto ma che, ahimè, non è più di questo mondo. Diana però ha trovato il modo di sfruttare se non altro le sue conoscenze dell’antichità occupandosi di manufatti di altre epoche e reperti storici come antropologa culturale e archeologa allo Smithsonian di Washington. Ma il nemico si cela ovunque, anche nelle sembianze di una collega maldestra con un’autostima sotto la pianta dei piedi di nome Cheetah (Kristen Wiig).  Si sa, le persone cambiano, basta dar loro un’occasione. E la suddetta arriva da Max Lord (Pedro Pascal, visto, anche se per la maggior parte della serie con il casco, in The Mandalorian), un semifallito con seri problemi, pure lui, di autostima, e non solo, che pur di arricchirsi, sentirsi potente e scintillare agli occhi di suo figlio, riscattandosi al tempo stesso da una triste infanzia, scatenerà una nuova guerra che potremmo definire del desiderio. Perché i desideri aiutano a vivere, ma a volte sarebbe meglio rinunciarvi… e così riecco Wonder Woman all’opera con coraggio, determinazione e tanto, ma tanto spirito di sacrificio per salvare il mondo. Ma non è poi in fondo ciò che fanno tutte le donne?

Logiche affermazioni a parte, come in tutti i film di supereroi, anche in Wonder Woman 1984 c’è l’ispirazione per altre riflessioni, anche se non troppo originali: tutto ciò che otteniamo con poca fatica, ci presenterà presto il conto, ad esempio, tanto che persino la nostra eroina volante accetterà di perdere i suoi poteri in nome dell’amore; che non si può avere tutto dalla vita, anche; che la nostra felicità non deve intaccare quella degli altri; che l’amore di un figlio non dipende dal nostro conto in banca o dalla nostra posizione di prestigio; che il potere dà alla testa; e soprattutto che i sogni son sì desideri, ma che i desideria poi spesso si pagano. La pietra dei sogni del film inoltre, pur creata dal Dio dell’inganno Dolos, ci ricorda un po’ troppo la celeberrina lampada di Aladino, anche se qui avrà la sua evoluzione moderna. Detto ciò, Wonder Woman 1984 è un film spettacolare, colorato, divertente (non troppo però) e sopratttutto ci riporta a quegli anni Ottanta che, avranno anche avuto i loro difetti, ma quanto erano favolosamente kitsch! Ci sarebbe però piaciuta molto più musica del periodo e anche qualche macchiettata in più, così, tanto per prenderli un po’ in giro vincendone la nostalgia.

Diciamo che nel suo intento, la Jenkins non è riuscita in pieno:  “L’idea iniziale di ambientare la storia nel 1984 scaturisce da un mio desiderio di vedere Wonder Woman nella mia epoca, un momento ‘sinonimo’ con lei nel senso di popolarità culturale del personaggio – ha raccontato la regista – ciò che si è poi rivelato divertente e difficile riguardo l’ambientazione, è stato provare a fare un film che non fosse riferito al periodo, ma piuttosto ricreare la sensazione di guardare un film negli anni Ottanta, che fosse autenticamente quella esperienza”. Poi sulla storia di Wonder Woman 1984 dice: “se nel primo film Diana si è confrontata con la prima ondata di meccanizzazione del mondo, questa volta si confronterà con un genere umano all’apice del suo successo o, per meglio dire, dei suoi eccessi. Il nucleo della storia non perde mai di vista ciò che è Wonder Woman: ottimista, positiva, coraggiosa… il lato migliore di noi stessi. Lei è il perfetto esempio di quello che credo si debba fare, e cioè di mostrarci come essere migliori e ricordarci che così facendo, possiamo creare un mondo migliore”. Che dal punto di vista di Gal Gadot significa che “in Wonder Woman Diana stava imparando cosa voleva dire vivere tra gli umani per la prima volta, in questo film vive un arco parallelo con l’umanità in cui, nel corso del tempo, ha imparato a sperimentare sensazioni alla loro stessa maniera, nel senso che vuole qualcosa che non ha ed è pronta a tutto per ottenerlo… e anche a compiere un enorme sacrificio per mantenerlo. Io e Patty siamo entrambe delle grandi sognatrici e abbiamo pensato che se fossimo state capaci di fare un altro film con Wonder Woman, sarebbe dovuto essere un capitolo completamente diverso della sua vita. Questo film parla di verità, che appare una cosa semplice ma, per certi versi, è molto complicato. In quanto persone, dobbiamo imparare ad apprezzare il qui ed ora, la verità della nostra situazione, ma desideriamo anche metterla da parte per ciò che desideriamo, ovvero per quello che non abbiamo, ciò che non è la realtà della nostra situazione. Ovviamente possiamo cercare di ottenere tutto, ma ne siamo veramente capaci?” Con tanti saluti al se vuoi puoi e parenti.

E sempre a proposito di desideri realizzati: “Quando Patty mi ha proposto di fare parte del film, ho detto immediatamente di sì perché mi era piaciuto molto il suo primo film – dichara Kristen Wiigpoi quando ho letto il copione, mi sono elettrizzata dalla portata della trasformazione del mio personaggio, di come cambia e di come diventa malvagia. Avrei sempre voluto fare qualcosa del genere, quindi per me è stato un sogno interpretare questo personaggio”. Infine “per me gli anni hanno avuto una grande influenza e mi sono rimasti nel cuore, nel bene e nel male, credo (siamo perfettamente d’accordo! n.d.r.), quel senso di nostalgia, immergermi in quel mondo con una regista geniale che lo capisce a fondo… Chi non avrebbe voluto far parte della conoscenza di un personaggio come Wonder Woman, una Supereroina di cui neanche sapevamo di avere tanto bisogno? Poi Patty e Gal ce l’hanno mostrata per ricordarci della nostra umanità nel modo più piacevole possibile”.

Nel cast ritroviamo anche, oltre al già citato Chris Pine, Connie Nielsen che è Hippolyta, regina della Amazzoni e madre di Diana, e Robin Wright che è sua zia Antiope, grande guerriera Amazzone, ed è nella prima parte del film, un lungo flashback che ci rimbalza sull’isola di Themyscira con la piccola Diana che partecipa ai giochi in onore dell’Amazzone Dorata Asteria della quale, più avanti, Wonder Woman indosserà l’alato costume da aquila dorata corazzato. Ed eccolo nei primi tre minuti di Wonder Woman 1984 in anteprima: