We are who we are, Luca Guadagnino e il cast presentano la serie

Prima serie TV per Luca Guadagnino, in suo perfetto stile: We are who we are arriva venerdì 9 ottobre su Sky Atlantic e in streaming su Now TV a raccontare di un gruppo di adolescenti americani e italiani che vivono in una base militare americana in Veneto. La serie comincia con l’arrivo di Fraser (Jack Dylan Grazer), 14 anni e tanta rabbia dentro per essere stato strappato da New York e dal suo mondo, assieme a sua madre Sarah (Chloë Sevigny) e la compagna di lei Maggie (Alice Braga, nipote di Sonia), tutte e due in servizio nell’esercito USA, ma Sarah con gradi più alti, ed è infatti il nuovo comandante della base.

Senza abbandonare il mondo degli adulti, che anche loro di problemi ne hanno da vendere, i riflettori puntano soprattutto sui ragazzi, sui loro sentimenti, amore e amicizia in primis, sui legami che si instaurano, sulle loro personalità così diverse e sfaccettate ma ancora immature e incomplete. Gli adolescenti del resto hanno già problemi in un mondo cosiddetto normale, figuriamoci in una comunità fatta di regole, in un paese che è poi in un altro paese… Oppure quel We are who we are del titolo sta a significare che “noi siamo ciò che siamo, siamo così, in qualunque posto ci sbattiate”? Ecco allora che Fraser si legherà a laccio stretto con Caitlin (Jordan Kristine Seamón al suo esordio), ragazzina dai tanti capelli apparentemente spavalda ma ancora con tanto da imparare di sé stessa, e di conseguenza entrerà nel gruppo composto da Britney (Francesca Scorsese, figlia del grande Martin), schietta e sessualmente disinibita, Craig (Corey Knight), allegro soldatino un po’ più grande di loro, suo fratello minore Sam (Ben Taylor) che sta con  Caitlin di cui è parecchio geloso, Enrico (Sebastiano Pigazzi), diciottenne del posto, per cui italiano, in fissa per Britney, e Valentina (Beatrice Barichella), italiana pure lei. 

We are who we are è stata presentata ieri in una conferenza stampa via Zoom con tutti i suoi protagonisti e con il regista, che è anche sceneggiatore, showrunner e produttore esecutivo, che ha subito sottolineato: “Ogni nuovo film che faccio è per me una prima volta, ma We are who we are lo è stata per tanti motivi, non solo perché è la mia prima serie TV, ma anche perchè ho lavorato per la prima volta con questi meravigliosi scrittori, Paolo Giordano e Francesca Manieri, e con questo cast stupendo, ed è la mia prima volta su  Sky e con HBO e con Lorenzo Mieli, come quella che magari hanno vissuto i personaggi della serie, e per me motivo di grande spensieratezza. Abbiamo girato in 94 giorni con una forma di collettiva gioia e poi man mano il tutto ha preso forma e abbiamo visto diventare le nostre idee entusiasmanti”. Loda più volte il suo cast Luca Guadagnino, in particolare Jack Dylan Grazer che interpreta magnificamente Fraser: “hanno fatto tutti un lavoro pazzesco, ma Jack ha una saggezza sorprendente e adulta che si riflette su ciò che il suo personaggio deve comunicare, ma sono tutti straordinari. Quando per esempio ho visto il video tape che mia ha mandato Jordan Kristine Seamon in cui il suo personaggio, Caitlin, recita David Mamet, ho trovato incredibile l’intelligenza con cui ha colto il testo ed era inevitabile lavorare con lei, inoltre il suo viso è così enigmatico, così denso di possibili emozioni, aperto e chiuso allo stesso tempo, proprio come lo volevamo”.

Luca ha lasciato a tutti noi tantissima libertà di cercare di capire chi fossero i nostri personaggi da soli – ha detto Jack Dylan Grazer –  ci diceva che nessuno poteva conoscerli meglio di noi; vestire i loro panni e interagendo con gli altri, ha fatto sì che abbiano potuto emergere completamente, c’è stato poi un perfetto equilibrio tra il mio contributo e quello di Luca che ha dato perfezione al personaggio di Fraser. Anche il non-luogo della serie mi ha aiutato moltissimo a capire il mio personaggio, ed  essere in Italia a sentirmi Fraser non immerso in una specie di palla dove si mettono i peci dell’acquario, ma più libero nel mare e restando allo stesso tempo con i piedi per terra; anche cambiare il colore dei capelli e indossare cose che non indosserei normalmente mi ha permesso di immergermi completamente in lui. Prima di iniziare le riprese, mi sono messo a camminare per l’Italia e ad osservare, cerando di sentirmi Fraser, sono anche entrato in una caffetteria, per esempio, e chiedere un caffè come avrebbe fatto Fraser, con quel suo modo strafottente… penso che sia stato così per tutti, grazie a quel senso di familiarità essendo comunque un territorio americano ma allo stesso tempo con qualcosa di diverso, e questo simboleggia anche un periodo di evoluzione delle vite di tutti in questa serie, c’è un’infanzia che svanisce e devi scendere a patti con la nuova vita, e ogni piccolo aspetto di questa serie rappresenta questo perché è una serie geniale, e Luca Guadagnino è un genio!”.

Fraser è di certo il personaggio più singolare di We are who we are, indefinibile, incatalogabile, un adolescente che cerca ancora la sua sessualità, che sperimenta senza darlo a vedere, che sembra non ascoltare e invece è lì che immagazzina tutto, violento a tratti e al tempo stesso aperto alla vita: “credo che sia davvero particolare – ha sottolineato Jack Dylan Grazerma non credo che sia antipatico o difficile da farselo piacere, difficile da capire sì, e certo non accondiscendente, ma bisogna anche accettare quello che è; del resto tutti i personaggi di questa serie sono così, pieni di sfumature difficili da cogliere al primo impatto… credo che Fraser sia particolarmente umano, vediamo spesso le sue debolezze che non sono sempre piacevoli, ma sono le sue reazioni umane alle esperienze che vive”.

Chloë Sevigny e Alice Braga sono Sarah e Maggie, la madre di Fraser e la sua compagna, entrambe in servizio nell’esercito statunitense: “mi sono affidata completamente a Luca per interpretare Sarah – ha raccontato Chloë Sevignyperché cerca sempre l’autenticità e il meglio da ognuno di noi, avevamo anche un consulente che ha una carriera nell’esercito e ci ha fornito inestimabili consigli”. “Sono rimasta davvero entusiasta dalla sceneggiatura e sapevo già che era un lavoro di Luca che ci avrebbe messo tanta autenticità per il modo davvero potente in cui  ritrae gli esseri umani nei suoi film – ha aggiunto Alice BragaCredo che i giovani siano il nostro futuro e che sia molto importante ritrarli in un modo così libero, onesto e vero, descrivendo il percorso che intraprendono nel diventare adulti comprendendo il mondo; penso anche che We are who we are possa ispirare molte persone anche in relazione al mondo in cui viviamo oggi con tante divisione e pregiudizi;  produrre una serie come questa è importante anche per ispirare una certa libertà nei ragazzi nel modo di affrontare il mondo, e sono molto contenta di avervi partecipato”.

Tom Mercier interpreta Jonathan, l’assistente di Sarah, di cui Fraser si sente invaghito: “la parte più difficile è stata capire le tradizioni militari, il perché ci si addestra al mattino, perché si fanno certe cose, il vivere in  una sorta di scacchiera molto organizzata e allo stesso tempo avere un rapporto con un ragazzo che potrebbe essere un amico o una persona vicina a me e alla mia famiglia; ho quindi cercato di trovare nella mia recitazione tutti questi livelli di comunicazione con gli esseri umani che mi stavano vicini; credo sia stato un mistero il come sia riuscito a trovare una certa purezza all’interno di questa base militare dove tutti cercavano la loro identità”.

E così Jordan Kristine Seamón che interpreta Caitlin: “Spero davvero che Luca Guadagnino mi abbia scelto per il mio talento; quando l’ho conosciuto, tra noi si è creato subito un bellissimo legame, e grazie alle nostre conversazioni io sono riuscita a cogliere l’essenza di Caitlin molto rapidamente anche perché io e lei abbiamo vissuto delle esperienze molto simili, e questo ha fatto scattare subito un click in me. Spero che sia questo che Luca ha visto in me”.

Faith Alabi e Scott Mescudi sono sua madre Jenny e suo padre Richard: “credo che sia davvero importante che ci siano dei personaggi che magari non si vedono molto spesso in televisione e i temi che emergono in questa serie sono molto importanti” ha commentato Faith Alabi. “Recito ormai da dieci anni  – ha aggiunto Scott Mescudma posso descrivere ciò che ho fatto in We are who we are come qualcosa di molto diverso da tutto ciò che ho fatto finora, volevo immergermi in qualcosa di totalmente nuovo; è stato molto importante per me e lavorare con Luca Guadagnino è stata davvero una grande esperienza di apprendimento per me, ogni giorno imparavo qualcosa da lui”.

Spence Moore II interpreta suo fratello maggiore Danny e ha svelato: “mia nonna mi diceva sempre di seguire i miei sogni, così nel 2016 ho smesso con il football e ho cominciato a recitare. Ho capito subito la grande opportunità che mi si offriva con We are who we are e nel lavorare con Luca Guadagnino e con questo cast fantastico, e poi andare in Italia… non mi guardo più indietro, adoro recitare, raccontare delle storie, voglio dare il mio meglio nell’interpretare i miei personaggi, sono un attore a tempo pieno ora”.

Francesca Scorsese interpreta la sua amica Britney e in conferenza stampa ha dichiarato: “è stato fantastico lavorare con Luca Guadagnino, aveva un grande interesse per ognuno di noi e voleva che tutti fossimo a nostro agio. L’unico altro regista che ho visto lavorare un po’ come lui è stato mio padre (Martin Scorsese n.d.r.), ma è stato molto interessante anche vedere in che modo era diverso rispetto a ciò che fa mio padre, è stato fantastico cogliere le differenze”.

We are who we are, che abbiamo visto in anteprima, ha poco delle caratteristiche classiche di una serie TV come i tempi o i ganci che ti incollano allo schermo in attesa della puntata successiva, sembra piuttosto un film lungo tagliato a pezzi, un’impressione che ha trovato conferma nelle parole del regista: “finita l’opera – ha raccontato Luca Guadagninoassieme a Marco Costa, il montatore  26enne della serie, abbiamo visto che era quasi ermafrodita, perché una volta l’abbiamo vista a episodi e ci sembrava che funzionasse molto bene, poi abbiamo unito tutto e ci sembrava un lungo film piacevole da seguire; e in questa veste l’abbiamo anche presentata al Festival di San Sebastian con una proiezione iniziata alle 16 e finita all’una di notte… la definirei un film ibrido”. E per quanto riguarda l’ambientazione, spaziale e temporale di We are who we are, ha spiegato: “avevamo riflettuto molto sul luogo per questa storia di identità. Per una forma di disciplina mentale, mi interessava trovare una porzione piccola da dominare per poi tentare di essere universali, così è nata l’intuizione della base militare che è piccola ma presenta delle caratteristiche che possono essere declinate in senso universale rispetto all’identità americana, con un altro livello molto interessante che è la disciplina, la risposta ai comandi e le trasgressioni; una sorta di navicella che si posa in territorio veneto che poteva permetterci di mostrare la sorta di penetrabilità tra il fuori e il dentro che dipende da chi l’ affronta, in modo organico come i teenagers, o resistente come gli adulti. L’abbiamo ambientata nel 2016 per un’azione di controllo, perché parlare di contemporaneità hai sempre bisogno di una distanza minima… e poi il semestre delle presidenziali che sfociano con le elezioni di Trump era un’ occasione troppo ghiotta che non poteva non essere colta, con Sarah che commenta “i tempi soni cambiati, ora piacciono le decisioni forti”. Ed ecco il trailer della serie: