Veloce come il vento: Stefano Accorsi e Matilda De Angelis fratelli piloti tra azione e sentimento

Lui si chiama Loris, torna a casa dopo dieci anni, è inaffidabile, trasandato, strafottente; lei si chiama Giulia, ha solo 17 anni e, come da tradizione di famiglia, fa il pilota e quando prega recita “nostro Signore del sangue che corre nel buio delle vene, reggimi le braccia sul volante”. Sono fratello e sorella interpretati rispettivamente da uno Stefano Accorsi insolito, dimagrito e “sporcato”, e da Matilda De Angelis, l’Ambra della serie TV Tutto può succedere al suo esordio cinematografico in Veloce come il vento, in sala da giovedì 7 aprile, e in anteprima mondiale lunedì 4 aprile al Bif&st2016, film prodotto da Domenico Procacci e diretto da Matteo Rovere sulla passione per i motori e la velocità, ma anche sull’amore e il senso di famiglia che Matilda sul set sa come rappresentare vista la sua esperienza nel family drama di Rai1: “all’inizio tra Loris e Giulia c’è un muro che sembra insormontabile – racconta Matilda – ma con il tempo i due impareranno a conoscersi, a riconoscersi, a vedere il proprio fratello negli occhi dell’altro. Sono una famiglia e la famiglia forse è una cosa difficile, ma è anche una grande avventura. Lei ha bisogno di lui per migliorare, per vincere il campionato e lui ha bisogno di lei per riscattarsi. Strada facendo lui le insegna a osare di più, a essere un po’ più folle e spericolata, a non controllare tutto. Lei invece trasmette al fratello il rispetto per gli altri, l’amore, la fratellanza, il piacere della condivisione e del sacrificio”. Insomma, per dirla con il regista “un film di azione e sentimenti che immerge lo spettatore in una vicenda piena di ritmo e adrenalina, ma anche di cuore, una pellicola capace di aprire le porte su un universo avventuroso fatto di donne, uomini e auto da corsa, pieno di storie e sentimenti, un film d’azione ma anche e soprattutto di personaggi approfonditi e ispirati a fatti e incontri reali”. Veloce come il vento è infatti ispirato alla vera storia del pilota degli anni ottanta Carlo Capone, come spiegato in conferenza stampa da Stefano Accorsi, Matilda De Angelis e dallo stesso Matteo Rovere:

Giulia dunque partecipa al Campionato GT allenata dal padre Mario che però un giorno all’improvviso non c’è più, e lei si ritrova sola di fronte a un’impresa davvero ardua per una ragazza della sua età. In più torna a casa, come detto, suo fratello Loris, che sì che prima faceva il pilota pure lui ed era un campione, ma non è propriamente uno che i problemi li risolve, anzi… però un certo sesto senso sul mestiere lo ha mantenuto, per cui i due lavoreranno insieme e riscopriranno anche un po’ se stessi. Per Stefano Accorsi inevitabile il riferimento a Ivan Benassi detto Freccia, il personaggio interpretato nel 1998 nell’opera prima di Ligabue intitolata Radiofreccia prodotta, peraltro, sempre da Domenico Procacci:
(Le riprese video sono di Vania Amitrano)