The Place, videointervista a Valerio Mastandrea

Se tuo figlio fosse malato e l’unico modo che hai di salvarlo fosse uccidere una bambina, figlia di qualcun altro, lo faresti? Se tuo marito ti manca tanto perché se n’è andato chissà dove sospinto dall’Alzheimer ma tu potresti riportarlo indietro se solo costruissi una bomba e la facessi esplodere in un bar affollato ammazzando un sacco di gente, lo faresti? E se fossi un non vedente e potessi riacquistare la vista se fossi disposto a violentare una donna? E se fossi una suora che per tornare a risentire Dio hai solo un modo, cioè farti mettere incinta? Inutile cercare un nesso tra il desiderio e l’azione da compiere per realizzarlo perché non c’è. Non c’è alcun rapporto causa effetto, solo un dare per avere. Da chi poi non è dato a sapere. Ma dove trovarlo, questo chi, è facile perché lui è sempre lì, sempre allo stesso tavolo nello stesso posto… The Place, film di chiusura della Festa del Cinema di Roma, ispirato alla serie televisiva di Netflix The Booth at the End di Christopher Kubasik, in sala da giovedì 9 novembre con Medusa, è il nuovo di Paolo Genovese che da Perfetti sconosciuti si è portato dietro un sempre grande Valerio Mastandrea, ma anche Marco Giallini e Alba Rohrwacher, con l’aggiunta di Sabrina Ferilli, Vinicio Marchioni, Silvia D’Amico, Giulia Lazzarini, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Alessandro Borghi e Silvio Muccino. Un cast ricco e succoso, eppure The Place non è un film corale perché invece di stare attorno a un tavolo tutti insieme a distruggersi le vite rivelando i loro segreti custoditi dai telefonini, qui i diversi personaggi lo fanno ad uno ad uno, recandosi via via, uno alla volta, dall’Uomo al tavolino, quello in una sorta di bar chiamato, appunto, The Place: tu gli esponi il tuo problema e il tuo desiderio, lui apre una grande agenda nera piena di appunti e ti dice cosa devi fare per avere in cambio ciò che desideri. E non è mai una cosa bella. Le loro vite, per alcune di loro, si intrecceranno, e qualche corto circuito sarà inevitabile, ma l’uno agisce indipendentemente dall’altro, insieme non li vediamo mai, tranne Martina e Alex (Silvia D’Amico e Silvio Muccino) che alla fine avranno un compito in comune, così come non vediamo mai cosa succede fuori da quel posto, tutto ciò che fanno o non fanno i protagonisti lo veniamo a sapere dai loro stessi racconti all’Uomo che vuole sempre “i dettagli” (e non è forse il Diavolo che vi si nasconde?) Dunque, quanto ci si può spingere oltre nella vita? Quanto i nostri interessi hanno diritto di calpestare quelli altrui? Quanto è profonda e disposta a venire a galla la nostra parte oscura? Ed è davvero quel mostro a costringere persone disperate a compiere gesti altrettanti disperati o, come a un certo punto dice lui stesso, è solo uno che dà da mangiare ai mostri? La nostra videointervista all’Uomo, ovvero a Valerio Mastandrea: