Stonewall, il film sul movimento per i diritti LGBT ha aperto il Torino Gay & Lesbian Film Festival

28 giugno 1969. A New York fa molto caldo. Judy Garland, icona gay per eccellenza, è morta da sei giorni. La tensione al Greenwich Village è alle stelle, omosessuali, lesbiche e transgender non sono che persone malate da emarginare e, in alcuni casi, picchiare, e molti poliziotti non si tirano indietro. Anche la caccia delle forze dell’ordine a un mafioso, titolare del celebre Stonewall Inn – che oggi Obama si appresta a dichiarare primo monumento nazionale per i diritti Lgbt – si ritorce loro contro, una retata della buoncostume nel loro locale preferito e scatta la rivolta. Quattro notti di inferno finite sui giornali e sui telegiornali da cui nasce il Movimento per i Diritti degli Omosessuali e pure il Gay Pride, solo un anno dopo la prima sfilata con 10mila persone in corteo dal Greenwich Village a Central Park. Lo racconta Stonewall di Roland Emmerich (Stargate, Independence Day, Godzilla, The Day After Tomorrow) che molla gli effetti speciali, riusciti o meno, dei suoi film di fantascienza per dedicarsi a un tema a lui, dichiaratamente gay, caro. Protagonista Jeremy Irvine nei panni di Danny Winters, cacciato di casa perché gay da una piccola città dell’Indiana e in arrivo nella Gande Mela senza un posto dove andare. E poi Jonathan Rhys-Meyers è il politicante Trevor Nichols, Jonny Beauchamp è Ray, Ron Perlman è Ed Murphy, il mafioso gestore gay dello Stonewall Inn, Marsha P. Johnson è la drag queen nera del locale.

Costato 2 anni di lavoro e quasi 15 milioni di dollari, Stonewall, che in patria non è stato proprio un successone, criticato anche da alcuni movimenti LGBT, arriva nelle nostre sale oggi, giovedì 5 maggio dopo aver aperto ieri sera in anteprima italiana la 31esima edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival quest’anno dal titolo Infiniti sensi. Precise direzioni, 84 film in arrivo da 29 nazioni, 9 anteprime mondiali e ospiti illustri, da Alessandro Borghi (Non essere cattivo, Suburra) a Paola Turci, protagonista ieri della serata di inaugurazione e giurata per i lungometraggi, da Silvia Scola, figlia del regista scomparso Ettore Scola che la rassegna ricorda con la versione restaurata di Una Giornata particolare, a Veronica Pivetti con la sua opera prima Né Giulietta né Romeo nonché animatrice, alle 10.30 di sabato 7 maggio, del dibattito sul tema del bullismo e dei rapporti familiari organizzato con l’Ordine degli psicologi del Piemonte e il Coordinamento Torino Pride. Liberaci dal male è invece la sezione del  Torino Gay & Lesbian Film Festival appositamente dedicata al rapporto tra religioni e discriminazioni con cinque film ed eventi speciali.

Aperto dunque con Stonewall, il TGLFF  chiuderà lunedì 9 maggio con Baby steps di Barney Cheng, passando per Un chant d’amour di Jean Genet in ricordo di Gianni Rondolino che lo amava tanto, e per Chemsex dei britannici William Fairman e Max Gogarty, che racchiude sedici storie sulle droghe sintetiche usate e abusate assieme al sesso nella comunità gay londinese di cui parleranno lo stesso Fairman e il medico David Stuart. Oggi l’omaggio a David Bowie con Let’s Dance, selezione di videoclip curata da Seeyousound e interventi musicali di Andy dei Bluvertigo.