Stefano Fresi tra Smetto quando voglio Ad Honorem e La casa di famiglia, videointervista

Credete sia facile costruire un potente esplosivo in carcere? Un gioco da ragazzi per Alberto Petrelli, il chimico più fuori dalle righe che ci sia e infatti non poteva che far parte della banda di cervelloni protagonista della saga Smetto quando voglio di Sydney Sibilia che arriva al cinema giovedì 30 novembre con 01 Distribution con il terzo e ultimo capitolo: Smetto quando voglio Ad Honorem dove con Alberto Petrelli, alias Stefano Fresi, ritroviamo anche il neurobiologo Pietro Zinni (Edoardo Leo), stavolta deciso a salvare il mondo, o almeno una piccola parte che include anche la moglie Giulia (Valeria Solarino); l’archeologo esperto di Roma antica Arturo Frantini (Paolo Calabresi); i latinisti Mattia Argeri e Giorgio Sironi (Valerio Aprea e Lorenzo Lavia); il macroeconono Bartolomeo Bonelli (Libero De Rienzo); l’antropologo Andrea De Santis (Pietro Sermonti); l’esperto di anatomia umana Giulio Bolle (Marco Bonini). Come nei primi due capitoli, anche in Smetto quando voglio Ad honorem tutti loro faranno qualcosa di divertente e sorprendente, ma lui, Alberto Petrelli, stavolta stupirà davvero tutti, persino il direttore del carcere (Peppe Barra) svelando il suo grande talento canoro da tenore che, ovviamente, metterà al servizio della banda per la più grande evasione dal carcere di Rebibbia che sia mai stata compiuta, a fin di bene si intende. Ad interpretarlo è dunque ancora Stefano Fresi che, come ben sappiamo, è anche cantante e musicista, e che vediamo in questi giorni sul grande schermo anche ne La casa di famiglia, opera prima di Augusto Fornari in cui si ritrova accanto Libero De Rienzo oltre che Lino Guanciale e Matilde Gioli, mentre il prossimo anno lo vedremo in Sconnessi di Christian Marazziti, ne L’uomo che comprò la luna di Paolo Zucca e ancora ne La befana vien di notte di Michele Soavi, senza dimenticare il teatro dove lo vediamo in Sogno di una notte di mezza estate nella versione di Massimiliano Bruno. Ecco la nostra videointervista a Stefano Fresi: