Star Wars: Gli Ultimi Jedi, tra umorismo e girlpower

Non sempre i figli vengono su come i genitori vorrebbero e non sempre si ritrovano a stare dalla loro stessa parte. Prendi Kylo Ren per esempio, pargolo niente meno che di Leila e Han Solo – al quale la Lucasfilm ha dedicato un intero spin-off che uscirà l’anno prossimo – i due eroi supergiusti e superbuoni dell’infinita saga di Star Wars, diventato così cattivo e rabbioso da volerli far fuori. Altro che complesso di Edipo… Succede se hai un nonno come Anakin che si è convertito al male, ma allora cos’è che non mente, il buon sangue o quello cattivo? C’è ancora speranza che il giovane dark scapestrato e sfregiato nutra qualche dubbio, si senta confuso e magari affascinato da una bella e tosta eroina del bene ripassi dall’altra parte? Gira anche attorno a tutto ciò, ma non solo, Star Wars: Gli Ultimi Jedi, nuovo ma non ultimo capitolo della saga di Guerre Stellari in sala da oggi, mercoledì 13 dicembre, a raccontare di passaggi di testimoni, di atti eroici, ricongiunzioni – per quanto fulminee – familiari, scoperte di se stessi, picchi e crolli di autostime varie, il tutto tra combattimenti spettacolari, addestramenti – quasi sempre, chissà perché, sull’orlo di precipizi e baratri, tanto girl power, colpi di scena e comunicazioni telepatiche che, fossero possibili, quanto risparmieremmo di bollette e spese di connessione?

Star Wars: Gli Ultimi Jedi è il capitolo VIII, ovvero il secondo della trilogia dei sequel, dopo Il ritorno della Forza con al centro la ricerca all’ultimo Jedi, quel Luke Skywalker ritiratosi chissà dove, con l’ex principessa Leila, ora leggendario comandante della resistenza, che inviava il fidato quanto impulsivo pilota Poe Dameron su Jakku per recuperare una mappa che poteva consentire di individuarlo, mappa che ovviamente voleva anche il Primo Ordine. Dunque rieccoci al punto: Luke Skywalker (Mark Hamill) viene ritrovato da Rey, la bella e tosta eroina di cui sopra sempre interpretata da Daisy Ridley, che con orgoglio e un attimo di epica emozione gli restituisce la sua mitica spada laser. Questo l’inizio di Star Wars: Gli Ultimi Jedi che naturalmente prosegue con personaggi noti, primi fra tutti Leia (o Leila) Organa interpretata da Carrie Fisher, scomparsa un anno fa, il 27 dicembre scorso, ma che probabilmente vedremo ancora anche nel capitolo successivo grazie, pare, alla potenza della tecnologia, e Luke Skywalker che è Mark Hamill. E poi anche il giù citato Poe Dameron che è sempre Oscar Isaac, l’ex assaltatore imperiale Finn che è ancora John Boyega; mentre tra i cattivi riecco appunto Kylo Ren interpretato sempre da Adam Driver; il Capitano Phasma ovvero Gwendoline Christie – la Brienne de Il Trono di Spade – riconoscibile anche soltanto dall’occhio azzurro che si intravede da sotto l’armatura e per gli amanti del doppiaggio dalla voce italiana di Stella Gasparri; il Generale Hux che è Domhnall Gleeson e il leader supremo Snoke che ha le sembianze in computer grafica di Andy Serkis. E sì, anche Ciubecca (Joonas Suotamo) e C-3PO (Anthony Daniels), e il Generale Armitage Hux (Domhnall Gleeson). E poi ci sono le new entry e sono decisamente niente male: Benicio Del Toro ad esempio, perfetto nel ruolo dell’ambiguo DJ, Laura Dern in quello del Vice Ammiraglio Holdo, fedele alleata di Leila e Kelly Marie Tran che è la coraggiosissima e motivatissima Rose Tico.

La Resistenza dunque continua a resistere e il Primo Ordine a tentare di annientarla e con essa di eliminare anche ogni speranza nell’universo tutto. Speranza che mai come in questo caso è riposta nelle donne, a cominciare da Leila e dalla Holdo ai posti di comando, e da Rey, papabile ultima jedi. Scritto e diretto da Rian Johnson, prodotto dalla Lucasfilm e distribuito dalla Walt Disney Studios Motion Pictures, Star Wars: Gli Ultimi Jedi non è forse il film migliore della saga se ci metti alcune differenze dai precedenti, come certe battute un po’ alla Marvel che possono piacere o non piacere in un contesto così sacro per gli appassionati (a noi sono piaciute) e qualche scena da western anche un po’ tarantiniano (a noi sono piaciute pure quelle) e da 007, ma in ogni caso tra coraggio, lealtà e solidarietà, lotta per la libertà, il consueto richiamo alla Forza che è pure e soprattutto quella che abbiamo dentro di noi ma che a volte non sentiamo, e la virata femminista, c’è da dire che sono sempre e solo queste, quelle stellari, le uniche guerre che amiamo.