Rupert Everett 1994: le interviste vintage di SpettacoloMania

Era il 1994 quando incontrai per la prima volta Rupert Everett. Fu quando uscì Dellamorte Dellamore, film horror ma anche comico diretto dall’allora trentasettenne Michele Soavi – attore, regista e sceneggiatore al suo quarto film dell’orrore dopo Deliria, La chiesa e La setta – tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore e fumettista Tiziano Sclavi che lo aveva scritto nel 1983 ma pubblicato soltanto nel 1991. Pochi anni prima, nel 1986, lo stesso Tiziano Sclavi aveva creato il personaggio di Dylan Dog, protagonista dell’omonimo fumetto edito dalla Daim Press, poi Sergio Bonelli Editore (che in questi giorni per #iorestoacasa regala fumetti da scaricare gratis per #UnBonelliAlGiorno): lo disegnò l’illustratore Claudio Villa ma dietro precise istruzioni di Sclavi che lo mandò al cinema a vedere Another Country – La scelta, film del 1984 diretto da Marek Kanievska che aprì le porte del successo a Rupert Everett – anche se poi la grande popolarità vera e propria gliela regalò Il matrimonio del mio migliore amico di P.J. Hogan nel 1997 – perché era esattamente così che voleva il suo Dylan Dog, un investigatore ironico e scanzonato, ex agente di Scotland Yard rimasto amico del suo ex capo Bloch, specializzato in casi inspiegabili e con componenti soprannaturali, e per questo definito indagatore dell’incubo, che vive al numero 7 di Craven Road a Londra con un assistente tale e quale a Groucho Marx, un campanello di casa che urla, un modellino di galeone che non completa mai, un clarinetto con cui suona solo e male Il Trillo del diavolo di Giuseppe Tartini, e con tutte le ragazze che incontra che prima o poi finiscono nel suo letto per poi lasciarlo di lì a poco.  

Così anche per la trasposizione cinematografica del suo Dellamorte Dellamore, tanto humour nero proprio come in Dylan Dog, Tiziano Sclavi volle come protagonista Rupert Everett che non aveva ancora nessuna idea di essere l’alter ego vivente di Dylan Dog. In Dellamorte Dellamore l’attore inglese interpreta Francesco che di cognome fa proprio Dellamorte e che presenta non poche analogie con l’indagatore dell’incubo: Francesco fa il becchino nel camposanto di una cittadina che si chiama Buffalora, vita sociale zero. Per unica compagnia ha il suo assistente Gnaghi che sa dire solo gna, anche se ogni tanto si sente per telefono con Franco, un suo ex compagno di scuola. Una vita tranquilla e monotona che cerca di trascorrere con passatempi singolari come quello di cancellare dall’elenco telefonico i nomi dei deceduti e di assemblare un modellino di teschio, fino a che un’epidemia inizia a risvegliare i morti a sette giorni dalla sepoltura, fenomeno che Francesco Dellamorte dovrà prontamente tenere sotto controllo o perderà il lavoro. Il come ve lo lascio immaginare, invitandovi semmai a vedere o rivedere il film dove nel bizzarro cast troviamo anche Anna Falchi e Stefano Masciarelli.

Ho incontrato e anche videointervistato recentemente Rupert Everett, esattamente nell’aprile del 2018, alla presentazione della sua opera prima da regista, The Happy Prince, dove è anche protagonista nel ruolo di Oscar Wilde, e ancora a febbraio 2019 in occasione della conferenza stampa della serie Il Nome della Rosa dove interpretava Bernardo Gui. Ma, come detto in apertura, ho incontrato per la prima volta Rupert Everett nel 1994 in occasione dell’anteprima italiana di Dellamorte Dellamore e, come appassionata di Dylan Dog e sua stessa fan, ero molto felice ed emozionata. Per questo ne ho un bellissimo ricordo. Durante l’intervista – che segue quella a Mango per le Interviste Vintage di SpettacoloMania – in cui chiacchierammo sia del film che di Dylan Dog che del libro La parrucchiera di Saint Tropez che pubblicò l’anno dopo, volle parlare in italiano, anche se non perfetto. Ma giudicate voi. Buon ascolto.