Pop Black Posta, il thriller claustrofobico con Antonia Truppo

Come entrare in un ufficio postale e rischiare di non uscirne. Normale amministrazione, direte voi, con le file interminabili che ci sono, la burocrazia della pubblica amministrazione e certi impiegati che sembrano bradipi. Invece c’è di peggio. Dopo l’anteprima mondiale all’Asylum Fantastic Fest, arriva in sala Pop Black Posta di Marco Pollini (Le badanti, Moda mia), dove un’impiegata apparentemente modello interpretata da un’inedita e sorprendete Antonia Truppo sembra perdere la testa, ma il tutto è in realtà ben studiato e premeditato, e a un certo punto, mandata via con una scusa l’unica collega, chiude l’ufficio postale e prende in ostaggio gli ultimi cinque clienti, scelti assolutamente non a caso ma accuratamente perché in qualche modo hanno o hanno avuto a che fare con lei, tra cui un’ex corriere della droga colombiana (Denny Mendez), una donna dal discutibile presente (Annalisa Favetti, qui la nostra videointervista), un giovane extracomunitario (Aaron T. Maccarthy) e un religioso (Hassani Shapi), minacciandoli di ammazzarli un ad uno dopo avergli fatto confessare su Internet le loro colpe. C’è di peggio, lo dicevamo.

Un thriller a dir poco claustrofobico, nel vero senso della parola, con quegli spazi angusti e le serrande serrate fino a terra, a raccontare di come traumi infantili, bullismo in primis – soprattutto se conseguente ad una perdita – possono influenzare un’intera esistenza e portare dall’altra parte della barricata. Chiamatela vendetta, rivincita, tentativo ultimo e disperato di salvezza, fatto sta che Alessia, così si chiama la protagonista della storia, si trasforma da vittima a carnefice massacrando psicologicamente le sue prede che in qualche modo reagiscono, chi con la violenza e chi, persino, con l’amore. Girato a Verona, città natale di Marco Pollini, fin dentro i cunicoli sotterranei dell’Arena, Pop Black Postaè un film decisamente di genere e io sostengo fortemente il cinema di genere che dev’essere assolutamente salvaguardato e portato avanti – ci dice il regista – per 15 anni della mia vita almeno una volta a settimana mi sono recato alla posta e ogni volta c’era qualcosa che non andava, l’idea del film è nata da lì… e poi ci sono dei temi molto attuali e anche per questo credo che il film piacerà alla gente…

In Pop Black Posta la tensione si percepisce sin dall’inizio, poi sale ed esplode nel momento esatto della serrata dell’ufficio postale: Antonia Truppo (due David di Donatello per Lo chiamavano Jeeg Robot e Indivisibili) è molto convincente nel suo ruolo di psicopatica motivata e giustificata, credibili anche tutti gli altri. Così come lo sono i flashback che via via fanno conoscere al pubblico la storia, i traumi e le conseguenti motivazioni di Alessia che portano quasi a tifare per lei. Una cosa è certa: entrare in un ufficio postale non sarà mai più come prima…