Non odiare, da Venezia 77 in sala con Alessandro Gassmann e Sara Serraiocco

Il destino a volte gioca a far incontrare o scontrare persone che forse non si sarebbero dovute avvicinare mai. Come un chirurgo ebreo, Simone Segre, figlio di un medico sopravvissuto ai campi di concentramento, e una giovane donna, Marica, che abbandona la sua vita per badare ai due fratelli minori rimasti soli. Sia lui che lei hanno appena perso il padre. A creare il contatto infatti, un incidente d’auto: il pirata della strada scappa, Simone è lì vicino nella sua canoa, corre ad aiutare il ferito abbandonato nella sua auto, ma improvvisamente decide di non farlo, bloccato dal tatuaggio di una svastica sul suo petto. L’uomo era il padre di Marica, un neonazista che  ha indottrinato a dovere anche il figlio adolescente Marcello. Il senso di colpa e il conflitto interiore tra il medico, con il compito di salvare vite, e l’uomo sopraffatto dall’odio, scatenano una reazione a catena che porterà Simone a cercare Marica per aiutarla, e a scontrarsi con Marcello. Ma anche a ritrovare un altro odio, molto più vicino a lui, quello per suo padre, che per salvarsi dai campi aveva aiutato i nazisti. Alessandro Gassmann e Sara Serraiocco sono i protagonisti di Non odiare, unico film italiano in concorso a Venezia 77 nella sezione dedicata alla Settimana Internazionale della Critica, al cinema da oggi, giovedì 10 settembre, opera prima di Mauro Mancini ispirata a un fatto vero, il rifiuto di un chirurgo ebreo di Paderborn, in Germania, che non volle operare un paziente con un tatuaggio nazista sulla spalla: “Non odiare racconta quello che siamo sotto la pelle, la pelle bianca, ’ariana’, che vorrebbero avere Marcello e i suoi amici neonazisti e quella bianca, ’non ariana’, di Simone – racconta il regista – La pelle tatuata del padre di Marcello e quella marchiata del padre di Simone. La pelle ‘scura’ dei migranti pestati a sangue nei bangla-tour e quella diafana, limpida di Marica. La pelle scura, spaccata dal sole che picchia sui barconi delle traversate. Quella ‘sporca’ dei “disperati” ai semafori. La pelle delle nostre città. È il pretesto per riconoscere l’altro come diverso. È il pretesto per odiare l’altro come diverso. Non odiare è la nostra pelle. E i personaggi tutti, né buoni né cattivi, ma semplicemente esseri umani, personaggi ordinari alle prese con situazioni straordinarie”.  Anche il nome del protagonista arriva dal reale, ed è un omaggio: “l’anno scorso, alla senatrice a vita Liliana Segre, 89 anni, reduce dei campi di concentramento, sopravvissuta allo sterminio nazista, a 74 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, viene assegnata una scorta a seguito delle numerose minacce ricevute – dice Mauro ManciniQuesta è solo una delle ultime, gravi, notizie di una lunghissima lista che purtroppo è destinata ad allungarsi sempre di più, non solo in Italia”.

Bravissimi i protagonisti, Alessandro Gassmann come sempre a suo agio nel film drammatico come nella commedia, Sara Serraiocco sempre più vera e toccante ad ogni interpretazione, Luka Zunic al suo primo ruolo da coprotagonista, ma già visto in Bene ma non benissimo di Francesco Mandelli, in Extravergine di Roberta Torre e in C’era una volta Studio Uno di  Riccardo Donna, impeccabile nel regalare quella tipica espressività inespressiva al giovane neonazista, e anche il piccolo Lorenzo Buonora che fa Paolo, un ragazzino che potrebbe far sperare nel classico futuro migliore se non fosse per quel gesto finale ancora più agghiacciante per un bambino della sua età e per il luogo dov’è compiuto, la tomba di suo padre. Non odiare è un film ma anche una preghiera inascoltata, un allarme, una storia che ci mette in guardia da un pericolo reale in grado di distruggerci nella nostra umanità. Siamo spesso in bilico, come il personaggio di Marica, tra il senso d’appartenenza e di fedeltà a una famiglia, un gruppo, una religione, un’etnia, da difenderne e seguirne i dettami ad ogni costo, mentre dovremmo liberarci di preconcetti, pregiudizi e falsi miti per pensare con la nostra testa guardandoci attorno e unendo le nostre forze e tutti i nostri colori. Poi ci sono quelli che ci credono davvero, come suo padre, e, grazie a lui, come Marcello, che non comprende l’orrore del passato e di un’ideologia fatta di un odio inspiegabile e ottuso. Quelli ci fanno più paura, soprattutto se si lasciano dietro ragazzini che alzano il braccio teso invece di versare lacrime innocenti e pure sulla tomba del papà.