Noi, il ‘This is us’ Made in Italy. Videoincontro con Lino Guanciale, Aurora Ruffino e il cast

Chi l’ha vista non ha potuto non innamorarsene. Parliamo di This is us, la serie made in USA che racconta di una famiglia numerosa composta da due genitori eccezionali e tre gemelli, ognuno con le sue peculiarità, i suoi problemi, le sue imperfezioni. Ma detta così, è a dir poco riduttivo. La sua forza sta comunque  nella tecnica narrativa dell’andare avanti e indietro nel tempo: si comincia dagli anni Ottanta e si arriva ai giorni nostri, ma ogni puntata, ogni piccolo racconto del racconto più grande, viaggia avanti e indietro, indietro e avanti, saltando di epoca in epoca e regalandoci mille quadri differenti di cui sono protagoniste tutte queste persone legate dal fatto di essere una famiglia.  

Rischioso soltanto immaginare di farne un remake italiano. Troppo perfetta, troppo pregna di sentimenti, troppo unica. E invece ecco che arriva Noi, ed ecco che Jack diventa Pietro e al posto di Milo Ventimiglia c’è Lino Guanciale; Rebecca resta Rebecca ma invece di Mandy Moore la interpreta Aurora Ruffino; e i magnifici tre non sono Kevin, Kate e Randall interpretati da Justin Hartley, Chrissy Metz e Sterling K. Brown, ma Claudio, Caterina e Daniele cui danno vita Dario Aita (che qui ci aveva anticipato del suo ruolo), Claudia Marsicano (che qui ci aveva accennato alla sua interpretazione di Cate) e Livio Kone. Nel cast anche Angela Ciaburri, Leonardo Lidi, Flavio Furno, Timothy Martin, Francesca Agostini, Liliana Fiorelli, Giordana Faggiano e Massimo Wertmüller. A dire la verità, temevamo la disfatta, abbiamo storto il naso e ci siamo chiesti ma perché?, e invece, con le dovute cautele di chi ha visto in anteprima soltanto i primi due episodi, va detto che Noi, anzi, che anche Noi, è bellissima. Una sfida che probabilmente soltanto attori come quelli citati, veri artisti che sanno cosa vuol dire prendere atto di una potenza e riportarla con rispetto, non uguale, ma con la stessa empatia e dedizione dei loro predecessori americani mettendoci del loro, potevano affrontare. Una sfida che probabilmente solo un regista un po’ pazzo ma lungimirante poteva accettare, tipo Luca Ribuoli.

Una famiglia eccezionale degli anni Ottanta, un padre diverso per quei tempi, virile e premuroso, che si prende cura dei propri figli e mette in un cassetto i suoi sogni per costruirne uno più grande insieme a loro. Una madre forte, di una forza conquistata sul campo. Anche per lei, al primo posto ci sono i figli, con i loro bisogni, che talvolta vincono sui suoi desideri e le sue ambizioni. Tutto si rompe e tutto si aggiusta, per amore. L’amore è infatti il collante di tutto – dice RibuoliI figli, così diversi come sono diversi tra loro tutti i figli, cresciuti in quell’amore, si troveranno ad affrontare un tremendo lutto che li condizionerà per tutta la vita, rendendoli fragili. Li vediamo a 5, 8, 17 e 34 anni. Vivono come noi, i tempi che viviamo noi. Quando ho visto This is us la prima volta ho pensato che fosse una serie meravigliosa perché tutte le emozioni mi arrivavano dirette, ‘qui e ora’. Non importava da dove venissero, da quali anni, o da quali personaggi, mi accadeva di venire inondato e basta. Piangevo. Ho pensato subito a Shakespeare e a Freud, i padri dell’Universale. This is us era un diamante: noi siamo il nostro passato e diventiamo ‘altro’ solo quando con il nostro passato ci facciamo i conti. È una storia di coraggio, del coraggio di guardare in faccia le proprie verità e di misurarle con gli altri. Per il mio adattamento ho pensato al teatro, alla consuetudine di rimettere in scena testi fondamentali in modi sempre diversi. Non ho pensato di voler fare meglio rispetto al modello originale, ma volevo essere all’altezza di un lavoro così onesto, così diretto. Per questo ho cercato di sintonizzarmi con il modello e quando ho provato le scene con il cast italiano, ho avuto la conferma che la lingua dei sentimenti del racconto americano era uguale alla nostra, bisognava solo avere il coraggio di calarsi fin laggiù, nel pozzo profondo delle emozioni. Ma non è il solito racconto di ricostruzione storica, dove la narrazione è un pretesto per descrivere un mondo che si trasforma. In Noi sono i personaggi nella loro intimità che ci portano dritti in quegli anni. Un racconto interiore, con un cast eccezionale, per una prima serata che vuole colpire al cuore”.

A chi ha già visto This is Us, consigliamo di non lasciarsi bloccare dal pregiudizio. Per chi non ha visto This is Us, consigliamo invece di recuperarla al più presto. Ma intanto godiamoci Noi, su Rai 1 da domenica 6 marzo, sei serate per 12 espisodi, con la canzone che l’accompagna: una delicatissima Mille Stelle cantata di Nada che l’ha scritta con Andrea Farri. Adattata da Sandro Petraglia, Flaminia Gressi e Michela Straniero, Noi inizia dalla Torino degli anni Ottanta dove Pietro, originario del sud e di umili origini, compie i suoi 34 anni mentre assiste in ospedale Rebecca, nata  e cresciuta in un’agiata famiglia borghese. Incinta di tre gemelli, ne perderà uno, ma la coppia, come in This is Us, si porterà a casa un neonato nero abbandonato, capitato in quello stesso ospedale in quella stessa sera, come se fosse un caso, e i magnifici tre saranno, come da destino, sempre tre. Qualche variazione sul tema, come la serie TV di cui è protagonista Claudio che non è Il Mammo ma Il Maestro Rocco, la moglie di Daniele che non è nera – per questioni di realismo, ci hanno spiegato in conferenza stampa regista e sceneggiatore – il cognome che naturalmente non è Pearson ma Peirò. Ma il collante di fondo resta l’amore, quello che si respira nella famiglia Peirò, grande, puro, potente e infinito, ma che tuttavia non impedisce che i tre figli, magnificamente cresciuti dai loro genitori, si scoprano a un certo punto della loro vita infelici. Tutti e tre. E irrisolti, come dice Cate. Ne abbiamo parlato con i  protagonisti, ecco il nostro videoincontro con Lino Guanciale e Aurora Ruffino e con Claudia Marsicano, Dario Aita, Livio Kone, Angela Ciaburri, Liliana Fiorelli, Timothy Martin: