Mister Chocolat, storia quasi vera del primo artista nero. Videointervista a Roschdy Zem

Non si sa molto della vita di Rafael Padilla, in arte Chocolat, primo artista nero nella Francia della Belle Epoque, se non che nasce a Cuba, allora colonia spagnola, più o meno nel 1865 da genitori africani schiavi e che a 8 anni viene venduto a un tizio di Bilbao dal quale fugge adolescente per cavarsela da solo con lavoretti di ogni tipo. E che a un certo punto incontra Tony Grice che di mestiere fa il clown Footit che dapprima lo prende con sé come tuttofare e poi come partner nei suoi numeri da circo. E che poi diventa famoso, fa pubblicità per note marche di pneumatici, saponi e naturalmente cioccolata, e che nel 1900 viene filmato niente meno che dai fratelli Lumiere e dipinto persino da Toulouse-Lautrec. Eccezionale per un nero dell’epoca. Qualcuno, anni dopo, lo ha infilato anche in qualche film sia come ispirazione che come personaggio reale, in Moulin Rouge, ad esempio, di John Huston nel 1952 e anche in quello di Baz Luhrmann del 2001.

Nessuno finora ne aveva però raccontato la storia con un film. Lo ha fatto invece Roschdy Zem, regista e attore francese di origine marocchina (recentemente visto in Alaska di Claudio Cupellini), affidando il ruolo del protagonista al francese di origini africane Omar Sy (Quasi amici) e quello di Footit allo svizzero James Thierrée, già acrobata di per sé oltre che attore e danzatore e quindi più che portato a fare il clown di una volta tra capitomboli e schiaffoni. Mister Chocolat il titolo del suo film che inaugura stasera a Roma Rendez Vous, Festival del nuovo cinema francese, e che sarà in sala da domani, giovedì 7 aprile in 140 copie grazie a Videa. La storia vera del primo artista nero recita il sottotitolo, ma non è proprio così, del resto “è una fiction e non un documentario” spiega il regista. Ecco dunque che nel film l’incontro tra Chocolat e Footit non avviene a Parigi ma nel nord della Francia in un circo un po’ scalcinato dove Chocolat si esibisce in un numero umiliante, anche se così non sembra per lui, cioè da finto cannibale che si sbraccia e sbraita terrorizzando grandi e piccini; che Chocolat finisce in carcere dove viene torturato solo perché la padrona del circo che lui ha lasciato dopo esserne diventato l’attrazione principale lo ha denunciato come privo di documenti; e che quando decide di fare il grande salto sul palcoscenico interpreta Otello mentre in realtà il vero Chocolat si cimentò con Mosè.

Sul personaggio in sé ci fidiamo anche perché è più che affascinante nella sua non perfezione: amante delle donne, tutte bianche, e capace pure di spezzare il cuore a qualcuna, quanto del gioco d’azzardo e dell’oppio, a tratti apparentemente con poco orgoglio ma poi senza scrupoli nell’abbandonare l’ormai amico Footit quando si rende conto dello stereotipo che è costretto ad interpretare con lui e andarsene verso lidi migliori lasciandolo nei guai. E non è tuttavia troppo difficile tifare un po’ per lui che certo per l’epoca eccezionale fu, tanto da scatenare al tempo stesso ammirazione e scandalo, applausi e insulti. Un film che forse perfetto non è, ma che scorre leggero nonostante le due ore piene e che il regista Roschdy Zem ha definito “la sua esperienza più bella”. Ecco la nostra videointervista a Roschdy Zem:

Ringraziamo l’interprete, signora Cristina Dall’Oglio, per la collaborazione