Letizia Battaglia – Shooting  the Mafia, al cinema dal 16 luglio: diario di una combattente in pellicola b/n

Tre corpi giacciono accasciati su sedie in una stanza anonima, una prostituta e due suoi clienti, tutti uccisi per aver usato eroina non fornita dalla mafia: è uno degli scatti desolanti e potenti di Letizia Battaglia,  raccontata da Kim Longinotto in Letizia Battaglia – Shooting  the Mafia, film in uscita nei cinema il 16 luglio, prodotto da Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection e già presentato al Festival di Berlino, al Sundance Festival e al Biografilm Festival

Usando le immagini e le parole della fotografa e fotoreporter de L’Ora di Palermo, intrecciate a scene tratte dai classici del neorealismo, a interviste e testimonianze d’archivio e a video privati, il regista britannico trasporta lo spettatore nel mondo intimo e pubblico di Letizia Battaglia, e inevitabilmente negli orrori e nella violenza della mafia negli anni ’70 ’80 e ’90, forse i più tragici, sicuramente quelli che hanno lasciato un segno indelebile nel corso della storia siciliana e italiana. 

Avvolta dal fumo dell’immancabile sigaretta, Letizia Battaglia ripercorre gli anni della sua gioventù e dei suoi amori, delle sue fughe e dei ritorni a Palermo, dove, dopo un avvio di carriera da giornalista, a 40 anni prese in mano la macchina fotografica e scattò per il quotidiano L’Ora la sua prima foto: un uomo disteso sotto un ulivo, ucciso in una faida mafiosa.  “Faceva molto caldo ed era morto da alcuni giorni”, ricorda Letizia Battaglia, “Ora mi torna in mente l’odore, quella atmosfera di morte”.

Da allora, centinaia di scatti, centinaia di vittime di mafia, centinaia di funerali, di volti sofferenti o rabbiosi di donne e uomini, di espressioni agghiaccianti e minacciose dei mafiosi dietro le sbarre delle gabbie al Maxiprocesso del 1986-1987, Luciano Leggio detto Liggio che la sfida: ” tu, vieni vieni, fotografami”.

E poi le foto che non ha mai scattato in quei strazianti mesi del ’92, le stragi di Capaci e via d’Amelio, l’assassinio prima di Giovanni Falcone, poi di Paolo Borsellino: “non ci sono riuscita, ero impietrita dal dolore…perché, perché non ho fotografato”, si chiede ripetutamente Letizia Battaglia.

E la foto, bellissima tragica iconica, di Rosaria SchifaniLetizia Battaglia – Shooting  the Mafia di Kim Longinotto, senza strappi narrativi, anzi in una continuità fatta di tragedia, gioia, rimpianti, speranza, racconta anche la vita privata di Letizia Battaglia, quegli amori ritrovati per la ripresa del film, con gli occhi lucidi e l’inaspettata tenerezza di una combattente in pellicola b/n di 85 anni.