La linea verticale, videointervista a Valerio Mastandrea

Luigi è lì che cerca di immaginare il suo funerale perfetto. Non ne vuole uno dove tutti piangono perché magari la situazione lo richiede, tra preti e banchi di chiesa, piuttosto una sorta di riunione di famiglia postuma dove amici e parenti ricordano gli aneddoti più commoventi e anche quelli più divertenti chelo riguardano, dove certo qualche lacrima è ammessa purché poi sfoci in una scrosciante risata. Interpretato da Valerio Mastandrea, che torna in TV dopo la sua ultima fatica cinematografica The Place, Luigi è il protagonista de La linea verticale, nuova serie in 8 episodi di soli 25 minuti in onda a due a due in prima serata su Rai 3 da sabato 13 gennaio, ma che volendo trovate già tutti su Rai Play portati dalla Befana da sabato 6, dove per linea verticale si intende lo stare dritti, in piedi, quindi l’essere vivi, tratta dall’omonimo libro autobiografico del regista Mattia Torre, amico dell’attore romano. Ecco anche perché questa sua interpretazione “di pancia” e senza filtri: “perché è una storia che conoscevo – ci dice Valerio Mastandrea nella nostra videointervista che trovate a fine articolo – ed è stato più facile lasciarsi trasportare ed è stato tutto molto naturale, che non vuol dire non faticoso”.

Un medical drama ma distante dai vari Er, Grey’s Anatomy e pure dal nostrano e fortunatissimo Braccialetti Rossi, anche se in comune con quest’ultimo ha il punto di vista preponderante del paziente, adulto in questo caso. Ma non pensate a nulla di facilmente commovente o scontatamente retorico, anzi. Certo, qualche lacrima si versa, come al funerale perfetto pensato da Luigi, ma anche qui poi si ride, o si sorride. E si capiscono un sacco di cose. Il cast poi aiuta: da Paolo Calabrese che è il cappellano con il cellulare sempre in mano, a Ninni Bruschetta, Antonio Catania, Giorgio Tirabassi e in primis Greta Scarano che fa la moglie di Luigi, Elena. E poi anche basta con l’evitare “ste cose di malati”, che di malati è pieno il mondo e di ammalarsi può capitare a ognuno di noi (gli scongiuri qui sono comunque ammessi): “Luigi è un uomo qualunque cui è capitata una cosa che capita molto spesso – ci racconta Valerio Mastandreae per sua fortuna si trova circondato dall’amore di una donna, degli amici e da una curiosità personale che gli permette di affrontare tutto questo non in maniera frontale, ma cercando di capire come poterla usare per stare meglio e mettere in discussione delle cose della sua vita”. Parola d’ordine quindi resilienza, ovvero fare tesoro di ogni cosa brutta che ci capita cercando di girarla a nostro favore, meglio se abbiamo qualcuno vicino che ci aiuta: La linea verticaleha un senso profondo che è quello di capire che gli ostacoli nella vita vanno utilizzati come occasione per spalancare quella porta che si sta chiudendo – ci dice ancora Valerio Mastandreae che senza l’amore e la passione la vita è più corta, malattia o non malattia”.

Luigi l’ha saputo da uno specializzando alla sua prima visita in assoluto che ha un cancro al rene sinistro e che deve operarsi praticamente domani e non è meno preoccupante il fatto che il chirurgo di gran fama che dovrà tagliargli via quel tumore arrivi direttamente dall’aeroporto dopo un lungo viaggio da Pechino. Ed è il 29 maggio, sua moglie è incinta e non potrebbe stargli vicino perché quello “è un reparto altamente infettivo” l’ammonisce la caposala, ma Elena a Luigi vuole troppo bene per lasciarlo solo… Luigi è un quarantenne come tanti, una figlia di 7 anni e una moglie dolcissima che, come detto, aspetta un’altra loro figlia, travolto da una malattia inaspettata quanto temuta che lo costringe a un intervento urgente e improvviso e ad abbandonare per un po’ il suo mondo per vivere in quello dell’ospedale, con tutta la sua fauna di medici, infermiere e altri pazienti, alcuni davvero sopra le righe. “Un’istituzione totalizzante organizzata da regole precise – lo definisce Luigi già all’inizio de La linea verticale come un avvertimento – che provoca allontanamento dal resto della società” e dove anche la rabbia si scarica verticalmente, dal medico allo specializzando, da questo all’infermiera fino all’addetto alle pulizie. Dove però puoi trovare anche persone e personale competenti e tranquillizzanti, e non solo nei tuoi sogni… Ecco dunque la nostra videointervista a Valerio Mastandrea che peraltro ha appena finito di girare Ride, il suo primo film da regista, che definisce “un’esperienza molto interessante per capire dove si sta in un momento della carriera”: