La battaglia dei sessi, una partita di tennis per la parità

Quanto spesso è stato detto e sentito che se si potessero evitare le guerre facendo giocare i capi dei rispettivi paesi a tennis o a calcio al grido di vinca il migliore! il mondo sarebbe meno cruento e violento e le controversie si risolverebbero in modo più rapido e indolore? La guerra forse no, ma La battaglia dei sessi ha goduto in realtà di un simile esperimento. Era infatti il 20 settembre 1973 quando sul campo in terra rossa dell’Astrodome di Houston, in Texas, si affrontarono la campionessa del mondo di tennis femminile Billie Jean King di 29 anni e l’ex campione, nonché scommettitore senza alcuna possibilità di salvezza, Bobby Riggs di 55. Era la prima volta che un uomo e una donna si affrontavano direttamente e non fu certo soltanto una partita a tennis, o probabilmente non se ne sarebbe fatto un film: dietro a quella sfida c’era la guerra tra femmine e maschi, la voglia di dimostrare l’uguaglianza tra uomini e donne, la lotta per lo stesso salario – in particolare per la parità di compenso per tennisti uomini e tenniste donne pretesa dalla King – e persino, sebbene al momento meno evidente, la lotta per i diritti dei gay e per la libertà di amare persone dello stesso sesso alla luce del sole. A seguire quell’incontro trasmesso dalla TV americana furono 90 milioni di persone in tutto il mondo, e di certo non tutte ne recepirono la portata. Il ’68 era passato da poco e nonostante rivoluzione sessuale e movimenti per i diritti delle donne, non aveva risolto tutti i problemi. E a dirla tutta, sia sul fronte parità tra uomo e donna che su quello dei diritti dei gay non si sta ancora molto meglio di allora, né in Amerca né in Italia.

La battaglia dei sessi è raccontata nel film omonimo firmato da Jonathan Dayton e Valerie Faris, moglie e marito californiani, gli stessi di Little Miss Sunshine, sceneggiato da Simon Beaufoy (The Millionaire) e prodotto, tra gli altri, da Danny Boyle (Trainspotting), che arriva nelle nostre sale giovedì 19 ottobre con 20th Century Fox, dove Billie Jean King è magistralmente interpretata dal premio Oscar per La La Land Emma Stone e altrettanto impeccabilmente da Steve Carell, peraltro già visti insieme in Crazy Stupid Love. “Oggi viviamo in un mondo polarizzato – dice Jonathan Dayton sempre pronti a puntare il dito contro il nemico: noi abbiamo invece seguito la filosofia di Billie Jean King che, pur non sottovalutando l’avversario, lo rispettava. I due poi sono diventati amici e volevamo far vedere anche questo”. “Volevamo anche raccontare la lotta interna di Billie Jean – aggiunge Valerie Farisquella con la sua con la sua condizione sessuale, pur continuando a restare concentrata nella sua causa”. La storia si fa infatti più interessante per i caratteri e le situazioni dei due protagonisti: Billie Jean è sposata e a modo suo ama molto suo marito, il comprensivo e innamorato Larry (Austin Stowell), ma grazie a una dolcissima, sensuale e bionda parrucchiera di nome, guarda caso, Marilyn (Andrea Riseborough) scoprirà presto la sua natura, innamorandosi di lei. Bobby Riggs, dal canto suo, dipende affettivamente e pure economicamente da sua moglie Priscilla (Elisabeth Shue), eppure se ne va in giro sbeffeggiando le donne e insistendo sul fatto che devono limitarsi alla cucina, alla cura dei figli e bla bla bla, le solite cose. Ecco perché Billie Jean King si è trasformata nel simbolo della lotta delle donne per una giustizia economica e sociale, ma anche per la libertà di orientamento sessuale: fu infatti la prima campionessa a fare outing scatenando non poche polemiche in un mondo sportivo ancora bigotto e vittima dei pregiudizi. E per questo La battaglia dei sessi è un film caro al mondo e al movimento LGBT ed è stato presentato in anteprima all’Adriano di Roma in un evento organizzato da Imma Battaglia, attivista e leader del movimento LGBT in Italia, e alla presenza dei due registi. Nel cast anche Sarah Silverman, Bill Pullman, Alan Cumming e Natalie Morales.