Jovanotti presenta Non voglio cambiare pianeta, docutrip in bici in Sudamerica

Viaggiare è sempre stato il mio sogno, addirittura precedente alla musica probabilmente, la mia formazione è molto legata all’idea del viaggio… “ Parola di Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini, protagonista da venerdì 24 aprile su Rai Play in Non voglio cambiare pianeta, titolo rubato alla poesia Il Pigro di Pablo Neruda che con questa frase chiudeva, paradossalmente, una sorta di inno allo star fermi e a godere di ciò che si ha. Non a torto invece, il suo, è definito un docutrip: ridendo e scherzando, e pedalando e cantando, in 40 giorni tra gennaio e febbraio scorsi Jovanotti si è fatto 4000 chilometri in bicicletta da Santiago del Cile a Buenos Aires, passando per tutti i paesaggi possibili, dai deserti alle spiagge e alle coste oceaniche, dalle Ande ai parchi alle pampas, e poi i villaggi più sperduti e le metropoli. Perché “la musica e la bicicletta sono così simili – spiega Lorenzopiù ci sei dentro e più ti vedi da fuori, più ti concentri e più la testa prende direzioni inattese”. Solo, attaccate alla bicicletta due borse con una piccola tenda e un sacco di banane che a chi pedala pare facciano un gran bene, e sul manubrio una piccolissima telecamera per parlare con il suo pubblico, tra ricordi, riflessioni, domande e qualche risposta, silenzi e grida. Quasi una reazione in solitaria dopo i popolatissimi Jova Party Beach della scorsa stagione. Che forse è un po’ ciò che, pur non volendo, è accaduto a noi, causa pandemia da Coronavirus, passare dal correre forsennati tra la folla cittadina, con bloccati dal traffico in auto lungo le strade, con i bus pieni che ne devi aspettare ameno due per salirci su, e poi improvvisamente il vuoto e la sola propria casa da vivere il più possibile per resistere e aspettare. A chiudere le puntate di Non voglio cambiare pianeta, che sono 15 + una, poesie lette al cellulare “ognuna scelta in modo istintivo seguendo la logica del viaggio disorganizzato” rivela Jovanotti, poesie di Neruda certo, e poi di Primo Levi, Jorge Luis Borges, Mariangela Gualtieri, Erri De Luca, Jorge Carrera Andrade, Antonio Machado, fino a Luis Sepúlveda scomparso pochi giorni fa: “la poesia è la mia grande amica di questi giorni di lockdown” dice ancora Jova. Già, perché quando è rientrato in Italia, appena appena in tempo, nulla era più come prima: “ero partito per prendere le distanze da tutti, sono tornato che dovevo stare distante dagli altri per legge, il mondo è stravolto, è cambiato – racconta – sono passati solo 4000 km, ma sembra tutta un’altra storia. Ecco perché ho voluto condividere ora con il pubblico questa esperienza: perché è un vero trip, un viaggio con il corpo ma anche con la testa, perché c’è la fatica del giorno per giorno, ci sono le vette apparentemente irraggiungibili, ci sono strade senza fine ma che si possono affrontare, una pedalata alla volta, per arrivare ovunque. Non voglio cambiare pianeta spero possa diventare una pedalata di evasione, un tempo di sogno in questo tempo sospeso, uno sguardo verso il futuro, un abbraccio collettivo, a chi amiamo e al nostro pianeta che è bello, è tragico, è magico, è diverso, è vecchio e appena nato, sorprendente, imprevedibile. Mi piace, lui non va cambiato. Sta a noi cambiare, senza retorica e senza ideologia, per poterlo vivere senza essere noi il problema. Non voglio cambiare pianeta perché ci sto bene. Perché è la nostra casa, e mai come in questo momento che siamo costretti a vivere nelle nostre case, stiamo prendendo consapevolezza del valore della cura, del benessere, della qualità della vita”. La musica poi non manca e non potrebbe mancare mai, così al suo ritorno Jovanotti si è chiuso in studio per “dare musica alle immagini” e creare una colonna sonora fatta di pezzi inediti e di grandi classici reinterpretati in assoluta libertà “senza regole, senza troppi pensieri. Lasciando spazio agli errori, alle imperfezioni, all’energia del momento” rivela. Non voglio cambiare pianeta è prodotto da SoleLuna, pedalato e filmato da Lorenzo Jovanotti, montato e diretto da Michele Lugaresi, realizzato con Federico Taddia. Ecco come ce ne parla Jovanotti in questo video: