Intolerance: il primo fantasy noir nella lingua dei segni

di Redazione
 
In un ambiente metropolitano filtrato dal bianco e nero, si muove un solitario senzatetto sordomuto dalla nascita. La sua quotidianità è una lenta routine, la sua giornata si chiude sempre nel suo giaciglio di fortuna. Ma in una notte piovosa, un evento inaspettato: vestendo per una volta i panni dell’eroe, il senzatetto salva una ragazza indifesa da un tentativo di stupro. E lei, scossa e commossa, lo ringrazia e cerca di trovare un modo per sdebitarsi. Il senzatetto non vuole nulla in cambio fino a quando dalla schiena della ragazza non spuntano due incredibili ali… Intolerance è il primo fantasy noir girato in Italia nella lingua dei segni. Vincitore del bando Nuovo Imaie 2019, Intolerance è scritto e diretto da Lorenzo Giovenga (Happy Birthday) e Giuliano Giacomelli (Profondo), tra i fondatori dello studio Daitona produttore del film e autori del cult horror La progenie del diavolo, hanno inoltre co-diretto il cortometraggio con Franco Nero Gemma di Maggio. Ad interpretare i due protagonisti sono Marco Marchese e Marial Bajma Riva.
 
Una storia piccola, intima e delicata. Una vicenda che prende spunto da un certo cinema del reale, ma che alla fine abbraccia tutto ciò che potrebbe sembrare l’esatto opposto, ovvero l’immaginazione, il fantastico e il paradosso. La recitazione è interamente in Lis, il suono che prende il punto di vista di una persona sorda, le ali del personaggio femminile realizzate in VFX e la splendida fotografia in bianco e nero ne fanno qualcsa di unico. Per la lingua dei segni la produzione si è avvalsa del sostegno di Laura Santarelli, presidente della FIAS (Federazione Italiana Associazione Sordi), che ha fatto da coach agli attori sia in fase di preparazione che durante le riprese. Mentre il lavoro sull’audio è stato affidato a Leonardo Paoletti, Jacopo Lattanzio, Enrico Roselli. Agli effetti speciali ha invece lavorato Nicola Sganga, David di Donatello nel 2015 per il Racconto dei racconti.
Spiegano i registi “Il lavoro sull’audio è stato sperimentale: per trasmettere allo spettatore l’udito di un sordo, il cortometraggio ha cercato di sonorizzare il silenzio, un lavoro davvero arduo che ha creato un unicum nel panorama cinematografico. Vogliamo essere esponenti del nuovo cinema d’autore internazionale che usa il genere come metafora. I nostri ‘modelli’ sono film come Midsommar di Ari Aster, Lighthouse di Eggers e Titane della Ducournau, vincitrice di Cannes 2021″.