Intervista a Marco Tullio Giordana stasera su Rai 1 con Lea, la storia di Lea Garofalo che si ribella alla ‘ndrangheta

C’è una ragazza di 24 anni che non ha una vita normale come tutte le sue coetanee perché da 5 anni è sotto protezione. Si chiama Denise ed è la figlia di Lea Garofalo, nata a Petilia Policastro, nel crotonese, e morta ammazzata il 24 novembre 2009 per mano dell’ex compagno Carlo Cosco, padre di Denise e uomo di ‘ndrangheta, quindi uccisa due volte, dall’uomo che aveva amato e dalla mafia. Lea infatti si era ribellata e aveva denunciato lui  e tutta l’organizzazione proprio per dare un’altra vita a sua figlia Denise che poi ha continuato sulla sua strada mandando tutti in galera. La storia di Lea Garofalo è diventata un film grazie a Marco Tullio Giordana: Lea, che ha aperto il Roma Fiction Fest e che va in onda stasera, mercoledì 18 novembre su Rai1, protagonista Vanessa Scalera (qui la videointervista) nei panni di Lea, con Linda Caridi (qui la nostra videointervista) in quelli di Denise, e con Alessio Praticò (Carlo Cosco), Francesco Reda (Giuseppe Cosco), Mauro Conte, Antonio Pennarella e Giulia Lazzarini. Ne abbiamo parlato con Marco Tullio Giordana

Giordana, cosa l’ha spinta a fare un film sulla storia di Lea Garofalo?

Il fatto che non è la storia di una vittima, ma di qualcuno che trova in sé la forza di reagire e di combattere e quindi la storia di un caduto, se posso usare questa espressione un po’ militare, di qualcuno che ha il coraggio di opporsi, di essere un testimone, di non accettare la realtà così com’è, figure che mi sono sempre piaciute, i non remissivi, i ribelli.

Anche Lea Garofalo, come Peppino Impastato che lei raccontò ne I cento passi, ci si ritrova in una famiglia e in un ambiente di mafia, eppure entrambi tentano di uscirne e in qualche modo, seppur tragicamente, lo fanno a testa alta

Certo, se ne può uscire a testa alta, si può combattere, e certo si rischia la vendetta perché sono esempi contagiosi e pericolosi che devono essere puniti subito, non si scherza. Però quel loro esempio poi fa scuola, magari non ne godono loro stessi ma ne godremo noi, perché ci indicano una strada, un comportamento, e questo è importantissimo.

Come è importante che ci siano questi film che facciano conoscere le loro storie?

Io assecondo un po’ la mia natura, mi interessano nelle pieghe della grande storia quelle storie piccole che però hanno un valore straordinario e importante, come è successo nel caso di Peppino Impastato, quando ho voluto portare l’evidenza di quella storia incredibile, tremenda, farla conoscere soprattutto ai ragazzi affinché ne possano trarre una lezione. Spero che succeda la stessa cosa anche con questo film.

Perché ha scelto la televisione e non il cinema?

Perché la televisione è un mezzo straordinario, il più potente mezzo di comunicazione, una cosa che viene vista in TV ha una grandissima forza, evidenza e capacità di persuasione e secondo me una storia come questa deve essere conosciuta da tutti, dovrebbe essere insegnata nelle scuole, far parte del nostro patrimonio scolastico ed educativo.

Un film che ha visto anche la collaborazione di Libera

Libera è un’associazione straordinaria, volontaria, che non ha scopi né di lucrare né di guadagnare prebende, posti, pensioni o indennità, ma che si sta spendendo da più di 25 anni in Italia per combattere le varie mafie e senza il loro aiuto io non avrei potuto fare nulla. Le persone che vi militano, a cominciare da Don Ciotti, dall’avvocato di Lea e Denise Garofalo, Enza Rando, persone straordinarie che ammiro molto e mi piacerebbe essere un po’ come loro.

A proposito di Denise, quando era piccola sua madre Lea le fece vedere I cento passi, che effetto le fa?

Quando Don Ciotti me l’ha raccontato sono rimasto molto colpito e turbato, forse è stato anche uno degli elementi che mi ha spinto a fare il film. Se Lea Garofalo ha pensato che quel mio film potesse servire a convincere ancora di più sua figlia della scelta che aveva fatto, dovevo continuare su quella strada.

Guardando con Denise quel film, Lea disse alla figlia che probabilmente avrebbe fatto la stessa fine di Peppino Impastato…

Le conosceva senz’altro tutti i rischi, io però spero che quando ha detto quella frase non la pensasse veramente, anche se poi è andata effettivamente così. Però credo che la sua vicenda non sarà, appunto, quella di una vittima, ma di qualcuno che continuerà a fare scuola, che sarà un cattivo esempio per le donne della ‘ndrangheta che vogliono andar via e che nel vedere una donna coraggiosa come Lea Garofalo scapperanno. Dico cattivo esempio in senso ironico naturalmente, perché per la ‘ndrangheta il divorzio di Lea e la sua fuoriuscita è stata una ferita, un colpo, quasi più che un arresto.

Denise lo vedrà questo film?

Penso di si e spero che le piaccia molto.