Il Talento del Calabrone: videointervista a Lorenzo Richelmy

Un uomo entra in macchina, lo vediamo di spalle. Con estrema calma chiude lo sportello e accende la radio. Le frequenze, già posizionate, sono quelle di Radio 105. Parte subito il ritmo cadenzato di Crazy dei Gnarls Barkley con la voce di Cee Lo Green che canta “ricordo quando ho perso la testa, ma era qualcosa di piacevole, ero fuori dal mondo, questo mi rende pazzo?” La telecamera si allontana, si innalza, vola sulla città, Milano by night con i suoi grattacieli, le luci, le strade, poi si ferma su un piano alto, zooma sull’ampia vetrata, è lo studio della radio, entriamo anche noi: “raga, ma che belle sono le luci di Milano?” esordisce al microfono Steph, dj e conduttore all’apice della sua carriera, seguitissimo e popolare, tanti ascoltatori, tanti follower, e tutto ciò che occorre per definirlo cool. Non stupisce quindi che sia pieno di sé, altezzoso e arrogante. Nel suo programma intitolato Beat Time invita gli ascoltatori a indovinare il posto della sua prima vacanza da solo quando era “un liceale squattrinato e triste” rivela, in palio due biglietti per il concerto di apertura della Milano Fashion Week dove, naturalmente, ci sarà anche lui con il suo DJ set; poi cita Gandhi, l’occasione è un ragazzo che al telefono gli aveva detto di essere stato mollato, e “Gandhi diceva che il perdono è la qualità del coraggioso e non del codardo” dice Steph. Niente, ma proprio niente, è lasciato al caso nell’incipit de Il Talento del Calabrone, primo lungometraggio in italiano di Giacomo Cimini, il secondo a diciassette anni da Red Riding Hood, da mercoledì 18 novembre su Prime Video.

Steph è interpretato da Lorenzo Richelmy (Dolceroma, Ride, Una questione privata), completamente a fuoco; l’uomo nell’auto, che, come scopriremo poi, si chiama Carlo, è un intenso Sergio Castellitto. “C’è tempo per l’ultima chiamata” esorta Steph, ed è la sua, quella di Carlo, cui però non gliene frega niente dei biglietti della Fashion Week e neanche delle belle luci di Milano: lui – spara in diretta – si sta per suicidare. E lo farà con una bomba che ha lì, accanto a sé, in macchina, da far esplodere chissà dove. La tensione sale, negli studi della radio e tra gli spettatori. L’uomo minaccia, il suo dolore traspare da ogni parola, smorfia, sussurro, chiede ascolto, e ora lo ascoltano in tanti, forse vuole vendetta o è soltanto un pazzo criminale, il dialogo tra i due si trasforma in qualcosa di più intimo, sentito, in una sfida all’ultima parola. Carlo ormai lo chiama non più Steph ma semplicemente Stefano, chiede di ascoltare brani di musica classica, Bach, Beethoven… ma non brani qualunque, quelli con quel direttore d’orchestra, quelli in quella determinata versione, per lui contano qualcosa, ma cosa? Arrivano anche i carabinieri, a capo c’è il Tenente Colonnello Rosa Amedei (interpretata da un Anna Foglietta forse qui un po’ troppo sopra le righe), una tosta, risoluta, “è tutto nelle tue mani” dice a Steph, ma non ne azzecca una, complice ignara, di una società distratta e solipsista. Intanto una svampita assistente (che è Cristina Marino) continua a contare i follower e i like che aumentano a dismisura…

Il Talento del calabrone ci racconta una storia drammaticamente attuale dove ognuno pensa a sè, e se per apparire grandi agli altri c’è da far male, beh, il fine giustifica i mezzi. Ci racconta, seppur con qualche leggerezza nella sceneggiatura, di una parte della società fatta di luci ben in vista e di ombre nascoste, dove non sempre il bello lo è davvero. Un thriller a tutti gli effetti, una storia epica, anche se in un luogo ristretto, anzi due, quello dello studio radiofonico e quello dell’abitacolo di un’auto, con un eroe e un villain (ma quale l’uno e quale l’altro?) che non da nulla di scontato. Pathos e dramma, e il dramma sta tutto lì, nel non essere ascoltati, nell’errore che non ti da pace e si trasforma nel rimpianto di una vita, nel senso di colpa che cresce e ti rende un mostro, nella rabbia che grida vendetta, nel rendersi conto che è troppo tardi, di aver perso tutto e di non poter più tornare indietro e riavere la propria vita. E sta anche tutto in quel titolo, perché sapete qual è il talento del calabrone? Quello di riuscire a volare solo perché non sa di non poterlo fare. Sembra complicato ma invece è così semplice. E il colpo di scena finale, a ripensarci, lo è ancora di più. Qui il trailer de Il Talento del Calabrone e qui la nostra videointervista a Lorenzo Richelmy: