Il Grande Spirito e la fatica di salvarsi, videointerviste a Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Ivana Lotito

Cosa possono condividere un ladro in fuga che i suoi ex complici vogliono ammazzare e un uomo che vive di fantasia in un lavatoio credendosi un indiano? Il lavatoio, magari. O il dedalo di terrazze e tetti di una Taranto di periferia fatta di bar malfamati e ciminiere che sputano fumi densi e velenosi. O magari le loro solitudini. E infine, forse, il Grande Spirito, presentato oggi in anteprima al Bifest e da giovedì 9 maggio in sala. Sergio Rubini dirige e interpreta un film pervaso di “spiritualità laica” per dirla con Rocco Papaleo che è Renato, ma anche Cervo Nero, un uomo che ha raccolto e introiettato i racconti del padre sugli indiani per sopperire a chissà quale vuoto, tant’è che crede di essere un Sioux guidato dal Grande Spirito che un giorno come tanti gli manda “l’Uomo del destino”, cioè Tonino detto anche Barboncino per una vicenda non proprio onorevole di cui tempo addietro si è fatto protagonista, interpretato da un illuminato Sergio Rubini. Tonino ci arriva in fuga in quel lavatoio all’ultimo piano, e anche Renato in qualche modo ci si è rifugiato con la sua bandana rossa e la sua piuma dietro l’orecchio, le sue erbe miracolose e i suoi riti rigorosamente Sioux. Forse nulla lega queste due anime in pena, piuttosto si vengono incontro a metà strada, l’uno bisognoso dell’altro, e l’altro sacrificabile, necessariamente, per l’uno. Ma in un atto eroico, liberatorio, coerente e decisamente risolutivo. Ma non prima di aver ballato tra le antenne. L’affiatamento tra i due protagonisti è tangibile, così come li abbiamo visti insieme nel corale Moschettieri del Re di Giovanni Veronesi, qui li ritroviamo ancora più legati dalla storia: Renato e Tonino, Cervo Nero e Barboncino, il Sioux e l’Uomo del destino.

E poi c’è Teresa, donna schiava del marito violento che però non molla, non si arrende, pensa ai figli, sfida il ladro, quasi si innamora di Renato perché lui è per lei la leggerezza che la vita le nega, ed è Ivana Lotito a darle volto e anima, da Gomorra ai tetti di Taranto e della sua Puglia. Senza dimenticare Milena (Bianca Guaccero) che è l’amante perduta di Tonino nella quale lui crede fino alla fine, per lei aveva perso tutto e per lei lo perderà ancora. E Benedetto (Geno Diana) che giusto di nome, il cattivo senza redenzione, lui non sale, non può farlo, cade battuto e tocca il fondo con impatto violento. Una storia di salvazione, dove per salvarti devi salire, elevarti, arrivare più in alto da dove sei partito per guardare la realtà da un diverso punto di vista, salire continuamente, sui tetti, sui muri da scavalcare, riscendere e risalire, con fatica. Perché se il Grande Spirito è la salvezza, ci devi credere e devi pure faticare. Il lieto fine magari non c’è, ma i cattivi perdono e i buoni si salvano, in qualche modo. In qualche modo buoni e in qualche modo vincitori. Il Grande Spirito è un gran bel film, ti porta in alto, ti prende, ti commuove e ti diverte. Ne abbiamo parlato con Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Ivana Lotito e Geno Diana: