Due amici, le oscillazioni del cuore secondo Louis Garrel

Clément è ossessionato da Mona, e nonostante sia un uomo timido e impacciato, di mestiere – e non solo – comparsa cinematografica invisibile al mondo, dalla sua passione testarda e anche un po’ ingenua, trova la forza per fare cose che non avrebbe fatto mai sfiorando lo stalking. Solo che lei la sera deve sempre rientrare a casa, così almeno crede lui che immagina dei genitori molto severi nonostante non sia più una ragazzina. Invece la situazione è ben diversa. Ad ogni modo Mona con Clèment non vuole più che una semplice amicizia, e quando lui chiede aiuto al suo più caro amico, Abel, un tipo decisamente strambo, egocentrico, sedicente scrittore in realtà parcheggiatore, che probabilmente in Clèment trova la spalla giusta su cui poggiare tutta la sua presunzione, la situazione invece di migliorare precipita. Ancora i sentimenti e le emozioni necessarie e in primo piano per Louis Garrel in Due amici, in sala da giovedì 4 luglio con Movies Inspired, esordio alla regia di un lungometraggio per il regista e attore francese, anche se in Italia è uscito prima L’Uomo fedele, occasione di incontrarlo lo scorso aprile a Roma assieme a Laetitia Casta. “I tre protagonisti sono persone ai margini della società o, comunque, persone che hanno perso il proprio status – spiega Louis Garreli loro sentimenti e le loro emozioni sono le uniche cose alle quale possono aggrapparsi. Forse si tratta di un film per persone estremamente sensibili, poiché descrive con precisione le oscillazioni del cuore”.

In Due amici lui è anche uno dei tre, Abel, come ama chiamarsi nei suoi film; Mona è interpretata da Golshifteh Farahani – sua compagna all’epoca del film – mentre Il ruolo di Clèment lo ha affidato a Vincent Macaigne che aveva già interpretato il suo amico nel cortometraggio del 2011 La regola del tre (Règle de trois), regola che sembra essere proprio un’ossessione: “non ricordo chi, ma una volta qualcuno mi disse che quando si è in tre, è quello il momento in cui tutto inizia ad andare storto – dice Garrel – due è il numero perfetto, ma quando entra in scena la terza persona, è allora che comincia il divertimento. In realtà, si tratta di una tecnica narrativa piuttosto classica”.

Tutto si concentra dunque sui cuori dei tre protagonisti, sui loro pensieri e sulle loro conseguenti azioni. Nessuna sorpresa, neanche nello scoprire il motivo del ritiro forzato di Mona ogni sera, che è palese sin dalla primissima scena, mentre la causa vera della sua situazione non la sapremo mai. A volte i loro comportamenti appaiono scontati almeno quanto altre sembrano esagerati e inverosimili. Lui, lei, l’altro: tema ricorrente nelle commedie e nei drammi d’amore, nulla di nuovo insomma, del resto Louis Garrel non ha mai pensato né voluto un film diverso. La rottura in primo piano però stavolta non è quella tra lui e lei, bensì è il rapporto di amicizia tra i due uomini che va in frantumi, con le stesse identiche modalità di una drammatica fine di una storia d’amore. E non è chiaro se il cosiddetto terzo incomodo sia Abel o piuttosto la stessa Mona.

Ispirato, per ammissione dello stesso Garrel, al dramma I capricci di Marianna di Alfred de Musset, “Due amici prende le mosse dallo stesso punto in cui il dramma esordisce – racconta Garrel –  dramma che sin dall’inizio mi ha accompagnato nelle varie fasi della mia carriera teatrale: avevo 15 anni quando recitai in una scena, che portai anche alle audizioni per l’ammissione al Conservatorio Nazionale Superiore di Arte Drammatica, dove incontrai poi quello che è diventato uno dei miei amici più cari. In seguito scoprii che il dramma aveva ispirato uno dei più bei film francesi mai realizzati, La regola del gioco di Jean Renoir”.