Come fai sbagli, intervista a Loretta Goggi: quando c’è un sentimento vero è sempre famiglia

Che la domenica sera di Rai1 sia consacrata alle family serie oramai non abbiamo più dubbi. Dopo È arrivata la felicità e Tutto può succedere, ecco senza alcuna soluzione di continuità Come fai sbagli, versione italiana della francese Fais pas ci fais pas ça’, prodotta da Rai Fiction – Paypermoon Italia – Elephant Italia, e diretta da Riccardo Donna e Tiziana Aristarco, al via domenica 20 marzo in prima serata. Sei puntate a raccontare due differenti modi di intendere la famiglia, una tradizionale, formata da Laura (Caterina Guzzanti) e Paolo Piccardo (Enrico Ianniello), fidanzati da sempre, sposati in chiesa con tre figli da educare in modo severo con tanti paletti e altrettanti no; l’altra più al passo con i tempi, composta da Valeria (Francesca Inaudi) e Walter Spinelli (Daniele Pecci) con un figlio di entrambi e una figlia nata da un precedente matrimonio ai quali dicono sempre di sì. “I Piccardo si affidano moltissimo alle regole e al loro rispetto – dice Enrico Iannello – ma sempre guidati dall’amore per i propri figli per non far commettere loro gli stessi errori dei genitori”. “Sono una moglie abbastanza sottomessa che però mette in regola il marito con la dolcezza – rivela Caterina Guzzanti – eppure ogni tanto esplode perché vorrebbe essere alla sua altezza”. “Nella coppia io sono quella iperattiva e istintiva – racconta Francesca Inaudi – lui il tampone che tiene insieme le mie relazioni con gli altri, non abbiamo alcuna regola fissa”. “Ci svegliamo tardi, viviamo un po’ accampati – fa eco Daniele Pecci – ma pur essendo permissivi con i nostri figli a volte ci scontriamo comunque con loro”. Nel cast anche Massimo Ciavarro e Tullio Solenghi, e la partecipazione straordinaria di Loretta Goggi che noi abbiamo intervistato:

Loretta, eccola di nuovo in TV in Come fai sbagli, ci parli un po’ di questa nuova serie…

Come fai sbagli è una serie che in Francia sta avendo un grandissimo successo ed è arrivata all’ottava edizione, in una versione riadattata alle nostre realtà. Sono due famiglie a confronto con due modi e impostazioni di vita completamente diversi come diversa è l’educazione che impartiscono ai loro figli. Tuttavia, nonostante una adotti l’impostazione seria e borghese e l’altra quella un po’ alternativa in stile Montessori, i ragazzi devono fare quello che sentono, quindi crescono come vogliono e i loro genitori si ritrovano a dire in contemporanea “come fai sbagli”.

E il suo ruolo?

Io faccio Nora, la mamma di Valeria Spinelli, sono un’insegnante di matematica in pensione e una di quelle nonne che questa frase la ripete di continuo…

Anche in Come fai sbagli, come in tanti film e serie TV sulla famiglia, c’è dunque quella tradizionale e quella cosiddetta allargata…

Io credo che la famiglia vada comunque sostenuta perché laddove ci sono sentimenti sani, vale la pena impegnarsi. La famiglia non può essere fatta soltanto da chi si sposa perché è innamorato e mette al mondo un figlio perché capita, la famiglia va pensata, costruita, sostenuta, non è una cosa che si vince.

Ci si deve impegnare quindi…

Certo, devi lavorare affinché funzioni. Io dico sempre che la famiglia se la deve fare chi è nato per averne una, chi la desidera veramente, sennò meglio starsene da soli e lasciar stare o si rischia di far soffrire un sacco di persone.

Si discute tanto di unioni civili e matrimoni gay in contrapposizione alla famiglia tradizionale, ma cos’è per lei la famiglia tradizionale?

Io intendo famiglia tradizionale per chi è cattolico e non tradizionale per chi non è cattolico, e sono aperta a tutti i tipi di pensiero. Anche se sono etero e più portata verso quella tradizionale, sono sicura che quando c’è un sentimento vero non bisogna fare distinzioni, la distinzione va fatta solo religiosamente parlando. Cioè io sono per le unioni civili regolarizzate, ma il matrimonio religioso è un’altra cosa anche se ci sono anche tanti gay cattolici e osservanti. Sono comunque problematiche complesse che vanno affrontate da tutti, genitori e figli. A volte si scopre che di essere omosessuali anche dopo essere stati sposati e aver avuto dei figli, ed è una cosa che va affrontata con grande serietà.

Lei sa di essere un’icona per i gay…

E ne sono molto orgogliosa perché vuol dire che ho una sensibilità che è molto vicina alla loro e quindi riesco a trasmettere qualcosa anche a chi non rientra, diciamo così, nelle regole del gioco che a volte sono dei paletti messi alla vita, mentre la vita non deve avere paletti, devono averli la morale e l’etica, non la vita.

Recentemente ha ricevuto l’Oscar del Musica alla carriera, cos’è per lei il musical?

Per me il musical è la mia vita. Mi sono fermata perché ho avuto due bruttissime esperienze, per dirla in modo molto esplicito non sono stata pagata dalle ultime due produzioni per le quali ho lavorato. Ma a parte questo spero che ci sia presto la possibilità di trovare persone serie che sappiano fare il mestiere di produttore, che sappiano capire e fare il teatro, e siano capaci di scegliere le persone giuste sia a livello tecnico che artistico. Proposte ne ho tante, sto solo aspettando una produzione seria con cui impegnarmi.