Ammazzare stanca Autobiografia di un assassino è il nuovo film di Daniele Vicari che vede protagonista Gabriel Montesi nell’ennesima grande interpretazione di un personaggio tormentato, un mostro umano realmente esistito che come un Conte di Montecristo, però colpevole, scrive in carcere le sue memorie e le sue confessioni con una voce che sgorga dal profondo della sua anima oscura: scrive ciò che è e che non vuole più essere, e della sua emofobia che, alla vista del sangue, lo faceva star male interiormente e fisicamente, e per un assassino di professione non è proprio il massimo.
Si chiama Antonio Zagari, è nato al nord, a Bugucciate per la precisione, nel varesotto. Suo padre però è calabrese ed è l’incarnazione dell’insediamento della ‘ndrangheta al settentrione. Giacomo, questo il nome del padre, lo ha cresciuto secondo i canoni dell’organizzazione sotto l’occhio lontano ma attento del boss di San Ferdinando rimasto, diciamo, nella sede centrale dell’azienda a Gioia Tauro, Don Peppino Pesce. A vent’anni Antonio è già un criminale multitasking: per ordine paterno ha già minacciato, rapinato, rapito e soprattutto ammazzato. Però, appunto, ammazzare stanca…
Tra un ordine di un padre feroce, un agguato, una minaccia, c’è Angela: Angela è la sua parte buona, è la ragazza che ama con tutte le due forze e verso la quale ha una tenerezza che contrasta con la sua crudezza necessaria quando lavora, è la donna che sposa e dalla quale ha un figlio, ma più che passare lui nel mondo pulito di lei, è lei che decide di seguirlo “pure all’inferno…”
Ammazzare stanca è la storia di un uomo che pur soggiogato, manipolato e educato al male sin da bambino, conserva una coscienza e un’innocenza interiore e profonda che lo rende un po’ più umano che mostro, che va contro la regola del potere secondo la quale c’è chi nasce pecora e c’è chi nasce lupo, che non mette a confronto il buono e il cattivo, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma solo il debole e il forte, la vittima e il carnefice. Il che non è proprio l’educazione da impartire a un bambino.
Tratto dalla sua stessa autobiografia scritta in carcere, il film racconta dunque la storia vera di Antonio Zagari che nel pieno degli anni Settanta, mentre i ragazzi della sua età protestavano all’Università e in fabbrica per una vita e un lavoro migliori, sfidava suo padre e tutto il suo mondo solo per avere soltanto una vita. Presentato a Venezia 82 nella sezione Spotligh, con un inquietante Vinicio Marchioni nel ruolo di Giacomo, un’intensa Selene Caramazza in quello di Angela, e un credibilissimo Rocco Papaleo in quello di Don Peppino Pesce, e con Piergiorgio Bellocchio e Thomas Trabacchi, Ammazzare stanca arriva al cinema il 4 dicembre con un Gabriel Montesi che nelle atmosfere e nelle anime oscure del cinema dà il meglio di sé, così com’è stato in Dostoevskij dei fratelli D’Innocenzo, in Esterno Notte di Bellocchio, e soprattutto in Io sono l’abisso di Donato Carrisi. E noi abbiamo voluto parlarne proprio con lui, ecco dunque la nostra videointervista a Gabriel Montesi:
