Alessandro Borghi a ‘Quo Vadis?’: il fango e quelle lenzuola da ripagare… Videoincontro

Evento nell’evento ieri sera a Quo Vadis? Al cinema nel cuore di Roma,  la rassegna cinematografica promossa dalla Cineteca Nazionale e dal Parco Archeologico del Colosseo, per la prima volta insieme in un progetto che fino al 10 luglio racconta il fascino dell’antico in dieci grandi film. Il tutto reso ancora più emozionante e coinvolgente in questa caldissima estate romana dalla meravigliosa location. L’arena di Quo Vadis? è infatti nel Tempio di Venere e Roma, con ingresso libero su prenotazione da Piazza del Colosseo, il tempio più grande mai conosciuto dell’antica Roma, eretto nel 141 d.c. per volere dell’imperatore Adriano, da poco riaperto al pubblico dopo il restauro dell’anno scorso.

Ne sono rimasti affascinati anche Alessandro Borghi e Matteo Rovere, ospiti ieri sera della manifestazione, chiamati ad introdurre al vasto pubblico di un’arena sold out che non ha risparmiato applausi e richieste di seflie e foto, il film che ha rivoluzionato la storia della creazione di Roma: Il Primo Re, uscito nel 2019 con Alessandro Borghi nel ruolo di Remo e Alessio Lapice in quello di Romolo. Un film unico, incollocabile, cupo quanto magico, con una ricostruzione dell’antico Lazio perfetta e tutto recitato in protolatino, la lingua arcaica che pare si parlasse all’epoca, ovvero intorno al 735 a.c.

Un film importantissimo anche per il suo regista e produttore: “mi divertiva molto l’idea, anche un po’ provocatoria, di costruire un ottavo secolo avanti Cristo molto naturalistico – ha raccontato Matteo Rovere prima della proiezione – e per farlo siamo stati aiutati molto dal Museo di Valle Giulia. Abbiamo riprodotto sia il villaggio di Alba che tutti gli utensili e il modo di vestire che nel film sembra fantasioso, ma in realtà è una riproduzine fantasiosa di qualcosa di reale. Il film ha avuto una costruzione complessa, ad esempio la sequenza iniziale dove Alessandro e Alessio sono preda di uno tsunami, è stata girata in parte a Roma in una grande piscina con effetti speciali, e in parte in Sudamerica ed è stata una delle scene più divertenti“.

Ha poi rivelato Alessandro Borghi: “Questo film è stato fatto con una compagine meravigliosa che, oltre a Matteo e alla parte tecnica del film e ad Alessio Lapice, includeva una sfilza di attori incredibili, esseri umani straordinari, 13 in totale ed è nata questa cosa meravigliosa che aveva come set questi boschi in cui abbiamo fatto tutto insieme, pure la dieta, e abbiamo fatto gruppo. Sul protolatino, questa è una cosa che fa ridere: abbiamo ribattezzato la parola Aghe come Daje, che si dice in romano per dire sbrigati, per cui quando non sapevamo che dire, dicevamo Aghe! che voleva dire andiamo, muoviamoci, forza, correte…

Ancora Matteo Rovere: “ho voluto raccontare una storia conosciuta attraverso le chiavi del cinema contemporaneo, con la provocazione di prendere qualcosa che è noto a tutti e capovolgerla. E anche nel cercare una natura comune di questo individuo unico che poi è doppio, duale, rappresentato nel mito dai gemelli Romolo e Remo che nella nostra idea moderna raccontano due istanze antitetiche: Remo che incarna l’istanza del contemporaneo, l’elemento riottoso e di libero arbitrio, e Romolo, portatore di quell’elemento religioso che poi si tradurrà in potenza. E la tesi che abbiamo voluto raccontare è che le due nature poi si fondono creano la base di quello che vedete qui intorno”.

Matteo è un uomo che sa le cose, e ti fa sentire abbastanza stupido, soprattutto uno come me che sulla storia ero abbastanza scarsetto – racconta Alessandro Borghi – veniva ogni tanto e mi diceva delle cose che per lui erano scontate tipo ‘sai in latino… la storia… ‘ e io: ‘non hai capito, io non so niente, me devi parlare come se fossi un cretino…’ e lui piano piano mi ha istruito e poi sono tornato a prendere il diploma…”

Poi il legame tra Il Primo Re e Sulla mia pelle, altro film meraviglioso, importante, necessario, dove Alessandro Borghi interpreta Stefano Cucchi:  “Il Primo Re è stato il motivo per cui poi sono riuscito a fare bene la dieta per interpretare poi Stefano Cucchi – ricorda l’attore romano – Ero terrorizzato. Avevo davanti a me tre mesi di riprese de Il Primo Re e due mesi di set per Sulla mia pelle, con un intervallo di soli 10 giorni l’uno dall’altro, e ho pensato ‘stavolta non ce la faccio, faccio una figuraccia’. Ho usato Il Primo Re per allenarmi e per iniziare la dieta. Arrivato alla fine del Primo Re avevo perso dei chili, ma erano comunque mascherati dal fango, poi in quei 10 giorni ho smesso di mangiare e sono arrivato a fare il film su Stefano. Ogni giorno mi guardavo allo specchio e divcevo ‘finchè non vedo quello che devo vedere nel prossimo film, non va bene’. Ma era l’unico modo per non farmi venire l’ansia. Se non ci fosse stato Il Primo Re, non sarei riuscito a fare bene Sulla mia pelle. Alla fine ci sono riuscito ed è stato un percorso bellissimo“. 

E prima della proiezione del film, ancora un aneddoto divertente sulla sua realizzazione: “abbiamo girato tutti fondamentalmente nei boschi laziali – racconta Alessandro Borghie quando siamo arrivati a Nettuno, ci sembrava New York… Vedi, ci sono dei palazzi qui! dicevamo. Solo che andavamo tutti in giro nudi, scalzi, c’eravamo inselvatichiti. Quando siamo andati a a Manziana, la prima tappa è stata in un alberghetto molto carino, cast artistico e tecnico. Ma quando siamo andati via, la signora dell’albergo ha chiesto alla produzione il rimborso delle lenzuola perchè noi non ci lavavamo più, quindi la mattina ci svegliavamo incartati in queste robe di fango, e lei non è riuscita più a lavare le lenzuola…

Poi i saluti, le luci si spengono e inizia Il Primo Re. Tra i resti del Tempio di Venere e Diana a sinistra, e il Colosseo a destra. Ed è magia. Ecco il nostro videoincontro con Alessandro Borghi e Matteo Rovere:




Le foto di Alessandro Borghi e Matteo Rovere sono di Angelo Costanzo