Questi Giorni, quattro ragazze in viaggio nella vita. Giuseppe Piccioni a Venezia 73

“Credevo che questi giorni fossero i nostri e che ne avremmo avuti molti altri” dice Caterina, sguardo indurito e il vizio di prendere la vita di petto sapendo sempre cosa fare e cosa può accadere, ma stavolta non è così. Caterina ha un fratello che si chiama Guglielmo e che fa il prete perché vuole vedere il mondo come lo vedeva da bambino, e una ragazza che l’aspetta a Belgrado che si chiama Mina, che le ha trovato un lavoro da cameriera e che con i suoi amici sta organizzando una festa in un cinema in disuso che hanno occupato per restituirlo alla città. Entrambi sono lontani. Vicino a sé invece Caterina ha tre amiche: Anna che suona il violino ed è incinta di tre mesi e presto, forse, sposerà Filippo che è il padre del bambino e andrà a vivere con lui e i suoi genitori; Angela che vede il futuro nelle candele e a lei, Caterina, la vede in divisa, forse proprio da cameriera, e con una ragazza molto carina accanto, del suo futuro però non riesce a capire molto, sta con un tipo che in realtà piace più a suo padre che a lei, però quando lui lo invita a pranzo, gli a buca. E Liliana, quella più importante, che si sogna mentre fa la Tac, ha un cancro di nascosto ed è innamorata del suo professore di letteratura che balbetta, ma secondo lei è solo perché “cerca le parole” e la tesi vuole farla con lui. Caterina ha pure un cane, un bel labrador biondo che si chiama Ombra, ed è con lui che è andata a vivere in campagna in una casa che se tiri lo sciacquone del bagno rischi che si allaghi tutto e se devi prendere le salviette nella credenza, meglio che ti ricordi di tenere il mobile che sennò quando apri lo sportello viene giù. Adesso però vuole andarci a Belgrado, da Nina, “una scelta senza senso – dice tra sé – senza aspettative o certezze”, proprio come vorrebbe che fosse la sua vita, che trascorresse senza lasciare alcuna traccia del suo passato. Perché in fondo “andarsene sempre più lontano è l’unico modo per ritrovare la strada di casa”.

Questi giorni è il nuovo film scritto, sceneggiato e diretto da Giuseppe Piccioni, terza pellicola italiana in concorso a Venezia 73 dove torna a 15 anni da Luce dei miei occhi, in sala da giovedì 15 settembre distribuito da Bim, tratto da un libro inedito, Color betulla giovane di Marta Bertini. E racconta di loro, Caterina, Anna, Angela e Liliana interpretate da Marta Gastini (I Borgia), Caterina Le Caselle (In treatment), Laura Adriani (Tutta colpa di Freud) e Maria Roveran (La foresta di ghiaccio) e del loro viaggio verso Belgrado e l’età adulta, ma anche, sempre attraverso loro, di Adria, mamma di Liliana e un po’ anche delle altre tre ragazze, parrucchiera per ripiego perché voleva fare l’avvocato, una splendida Margherita Buy che Giuseppe Piccioni ha rivoluto con sé dopo Il rosso e il blu di cinque anni fa. E anche un po’ del professor Mariani, balbuziente e timido, tenero e buffo, che “voglio fare il simpatico ma non ci riesco” dice, ruolo perfetto per Filippo Timi. E a margine anche della famiglia di Liliana, madre invisibile che dedica la sua vita a fare polpette e padre ingombrante e rumoroso che è, seppur per pochi minuti, Sergio Rubini.

Un film che avrebbe potuto benissimo partire a colori e finire in bianco e nero, un film dove la gioventù e la spensieratezza e la vita è tutta qui finiscono lentamente in un viaggio in macchina, con poche tappe e nuove amicizie volute e anche no, una sorta di vacanza che però non lo è, durante la quale la verità arriva e anche la coscienza che il tempo passa e nulla sarà più come prima. Da lì tutto parte e poi finisce, da “quell’illusione di eternità – dice Giuseppe Piccioni – che improvvisamente si inceppa, minaccia di interrompersi proprio quando il futuro sembra comunque essere carico di promesse” e dal cercare di spiegare, semmai si può, “perché un viaggio intrapreso per suggellare il legame di un’amicizia che in quel modo cerca di diventare eterna, crea invece un’incrinatura insanabile nell’equilibrio incerto della vita quotidiana del gruppo?”

Nulla dunque sarà più come prima, come succede a tutti, quando l’onnipotenza dell’adolescenza abbassa i toni battuta e sconfitta dalla prova della vita vera, nulla lo sarà neanche per loro, neanche, e soprattutto, per Caterina: “se qualcuno ci avesse detto, in quei giorni, che quelli erano i nostri giorni, irripetibili, e che eravamo dentro un’eterna promessa che il tempo vissuto dopo non avrebbe mantenuto, noi non gli avremmo creduto, avremmo pensato che invece il nostro tempo fosse ancora davanti a noi, che il meglio dovesse ancora venire”. Invece “in questi giorni non è successo nulla ma è cambiato tutto”.