Quanta vita può esserci dentro una poesia? E quanta morte? Giovanni Pascoli scrisse La cavalla storna a 36 anni: in quei versi raccontò la morte violenta di suo padre, ucciso che lui aveva solo 12 anni, mentre rientrava a casa sul suo calesse, e a riportarcelo fu la cavalla grigia cui l’ode è dedicata. Una morte che tornò più volte nei componimenti del poeta e che gravò pesantemente su tutta la sua vita, peraltro funestata da lutti familiari, raccontata in Zvanì Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, il film in onda martedì 13 gennaio in prima serata su Rai 1.
Diretto da Giuseppe Piccioni (qui il suo intervento in conferenza stampa) e magistralmente interpretato da Federico Cesari, che torna a dar vita a un poeta realmente esistito dopo Daniele Mencarelli in Tutto chiede salvezza, Zvanì Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli ce lo mostra insegnante, poeta, attivista politico per un periodo, con la povertà che sembra inseguirlo sempre e ovunque, e attraverso gli incontri con altri poeti, come Carducci e D’Annunzio. Fino al perdersi per qualcosa che sente di non poter più avere, e cioè quella felicità del fanciullino che era, in mezzo alla natura, con il suo cane, quando tutti lo chiamavano Zvanì.
Così Giovanni Pascoli prova a ricostruirlo quel piccolo mondo di un tempo andato, cane compreso, e lo trasforma in un nido dove riunisce la parte della sua famiglia ancora in vita e più cara: lui e le sue sorelle, Maria, detta Mariù e Ida, riprese con lui dopo un decennio di collegio. A dar loro vita sono Benedetta Porcaroli (qui il suo intervento in collegamento in conferenza stampa) e Liliana Bottone con le loro interpretazioni centrate e appassionate. I tre sono inseparabili, stretti in una sola vita.
Ida poi volerà via da quel nido, per amore o necessità, e Giovanni non la perdonerà mai. Lui, dal canto suo, un sogno di famiglia nuova lo aveva avuto, ma la disperazione di Maria al solo accenno di una separazione, glielo fece abbandonare per sempre. Tutto questo e molto altro lo scopriamo proprio dai ricordi di Maria che si riaccendono, mescolandosi a visioni che oltrepassano i confini del tempo, in un lungo viaggio su un treno affollato di studenti, amici, ammiratori.
È l’ultimo viaggio di Pascoli che da Bologna, dove si sono appena celebrati i suoi funerali, si dirige a Castelvecchio di Barga, in provincia di Lucca, per essere sepolto proprio lì, vicino al nido dove aveva vissuto con le sue sorelle. Ed è il 9 aprile del 1912. Nel cast anche Luca Maria Vannuccini, e le partecipazioni di Riccardo Scamarcio e Margherita Buy. Le nostre videointerviste a Federico Cesari e Liliana Bottone:

