Zootropolis: la città ideale che non esiste. Videointervista ai registi del nuovo film Disney: Rich Moore e Byron Howard

Credere che da qualche parte esista la città perfetta è un po’ come credere a Babbo Natale: è bello, ci permette di continuare a sognare, ma non è vero. E se molto probabilmente i bambini già lo sanno, lo capiranno ancor meglio con Zootropolis, il nuovo, 55esimo film d’animazione della Walt Disney da oggi, giovedì 18 febbraio, nelle nostre sale. Ma attenzione: con questo non vogliamo dire che il film sia “distruttivo”, tutt’altro. Aiuta invece a far capire che se anche il mondo non è proprio quello che sogniamo, in un certo senso possiamo cambiarlo a cominciare da noi stessi, e lo fa in modo divertente, ironico e in perfetto stile Disney. Tanto per cominciare vanno ricordati i doppiatori che danno la voce italiana ad alcuni personaggi: Diego Abatantuono è Finnick, Massimo Lopez è il sindaco Lionheart, Teresa Mannino è Frou Frou, Frank Matano è Duke e Paolo Ruffini è Yax, e noi li abbiamo videointervistati tutti come potete rivedere qui.
Per quanto riguarda la storia, è quella in particolare di Judy, intraprendente ragazza, ops…, coniglietta di campagna, fermamente intenzionata a diventare poliziotta e a salvare il mondo: lei ama Zootropolis dove animali di qualunque taglia e specie vivono in perfetta armonia avendo spazi ad hoc a disposizione come Piazza Sahara dove tengono casa gli animali del deserto, o Tundratown, dove alci e orsi polari stanno da Dio, e poi anche un luogo comune per stare tutti insieme, e cioè Savana Centrale. Una città perfetta dunque? Non proprio. Ne abbiamo parlato direttamente con i registi di Zootropolis, che in effetti ci svelano che la loro intenzione era proprio quella: caratterizzare la città come molto realistica, non troppo buona quindi e non troppo cattiva, per trasmettere la sensazione che fosse una qualsiasi città del mondo, anche se noi la vediamo attraverso gli occhi di Judy, e rappresentare una vera e propria analogia con il nostro mondo “umano”, compresa la lentezza bradipica della burocrazia. Ecco dunque la nostra videointervista a Rich Moore e Byron Howard: