Yuli Danza e libertà, il film sullla star del balletto che non voleva danzare

Carlos ha “un talento naturale che si nota lontano un miglio” dice la responsabile della Scuola Nazionale di Balletto di Cuba, tra le “più importanti del mondo dove sono richieste disciplina e sacrificio” aggiunge la donna sottolineando che la danza “è una scelta di vita, non è un lavoro, è una vocazione”. Peccato che Carlos quella vocazione non ce l’abbia proprio: “voglio diventare un calciatore come Pelè, voglio mettermi le scarpe da ginnastica non i pantacollant come quelle femminucce” risponde il ragazzino indicando le piccole allieve al lavoro. E più tardi ripeterà ancora a suo padre, nella sua buia stanza da letto: “non voglio fare il ballerino, voglio essere normale” ma “ti ho dato il nome di un uomo coraggioso quando sei nato, Yuli – risponde fermo l’uomo – e sarai il miglior ballerino del mondo”. Strano ma vero che quel ragazzino fosse Carlos Acosta, in arte, appunto, Yuli, che di lì a poco danzerà con il Balletto Nazionale Inglese, il Balletto Nazionale di Cuba, il Balletto di Houston e l’American Ballet Theatre, diventando membro permanente del Royal Ballet tra il 1998 e il 2015 e vincendo nel 1990 la medaglia d’oro al Prix de Lausanne: fu allora che conquistò fama e, ancora adolescente, ricoprì ruoli da protagonista, per lo più romantici, richiesto da compagnie di danza nordamericane ed europee. Una vera leggenda della danza, paragonato per tecnica e grazia a Nureyev e Baryshnikov.

Tutto ciò lo racconta Yuli Danza e libertà, il film di Icíar Bollaín, attrice, regista e sceneggiatrice spagnola  (Ti do i miei occhi; También la lluvia; El olivo), con la sceneggiatura di Paul Laverty e con il piccolo Edilson Manuel Olbera qui al suoi esordio cinematografico, e Santiago Alfonso ad interpretare il papà di Carlos, in sala da giovedì 17 ottobre con Exit Media in occasione del Giorno della Cultura Cubana che si celebra il 20. Una delle rare volte in cui un padre costringe il figlio a dedicarsi a una disciplina che lo stesso ragazzino ritiene “da femminucce” temendo la derisione e l’isolamento da parte dei suoi amici. Per suo padre però, vista la predisposizione di Carlos, quella era l’unica via di fuga dalla povertà della sua famiglia. “Come regista, non potevo sperare d’imbattermi in una storia più affascinante di questa – dice Icíar Bollaíntracciare il viaggio di un artista, sin dal suo rifiuto da bambino di imparare il balletto, fino a far coincidere la propria vita con la danza. Il vivere lontano dalla propria famiglia e dagli amici crea una frattura nella vita di Carlos e produce un confronto continuo con suo padre che lo spinge prima a lasciare casa e poi il suo paese, Cuba, per raggiungere la vetta. Yuli racconta anche la storia di Cuba dal punto di vista della famiglia di Carlos, a partire dalla nonna, nata schiava nella piantagione Acosta (da qui il suo nome), per poi attraversare la dolorosa separazione dei propri cari quando la famiglia della zia di Carlos emigra a Miami negli anni ottanta, frattura vissuta da molte famiglie in quegli anni, da cui la madre di Carlos non seppe mai riprendersi. Il ritorno del ballerino appena ventenne, dopo la sua prima permanenza a Londra – continua la regista – coincide con il cosiddetto Periodo Especial, ovvero lo stato di emergenza in seguito alla crisi dell’Unione Sovietica, che divenne acuta nel 1994 quando il campo socialista collassò definitivamente e molti tentarono l’esodo dall’isola scappando su zattere, lasciando un segno indelebile in tutti i cubani. Inoltre la storia di Carlos è unica, fin dal semplice fatto che un meticcio come lui, di umili origini, figlio di un camionista nero, sia riuscito ad essere ammesso gratuitamente in un’accademia di balletto di altissimo livello come la Scuola Nazionale di Balletto de l’Avana. Raccontare la storia di Carlos Acosta mi è sembrato sin dall’inizio l’opportunità per rapportarmi a un mondo di immensa ricchezza drammatica e visiva; inoltre ero entusiasta dal modo in cui lo sceneggiatore Paul Laverty evitava la tipica struttura del biopic. Yuli infatti, si occupa di due realtà: il passato, in cui viviamo l’infanzia e la giovinezza di Acosta, e il presente, in cui il ballerino e coreografo lavora con la sua compagnia all’Avana, provando un’opera che racconta la storia della sua vita”.

 

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