Visita alla Cattedrale di Palma di Maiorca, tra Gaudì e Barceló (Video)

di Patrizia Simonetti

Siamo andati a visitare la Cattedrale di Palma di Maiorca, tappa obbligatoria per chi di trova sulla più grande isola delle Baleari e, nonostante il caldo e la pioggia intermittente del 24 agosto, siamo rimasti senza fiato. 

L’emozione inizia già alla vista della grande Basilica gotica che, dall’alto del promontorio che la ospita nel centro storico della città, si specchia sul mare con il suo caratteristico color sabbia e miele, quello della pietra arenaria locale di cui è fatta. Costruita tra il XIII secolo e completata nel 1601, la Cattedrale di Palma di Maiorca, che si trova accanto al Palazzo Reale dell’Almudaina, ha subito nel tempo molti restauri.

L’ultimo è stato completato nel 1914 da Antoni Gaudì – autore peraltro della Sagrada Familia di Barcellona – che, oltre al colorato rosone gotico, uno dei più grandi al mondo con i suoi 100 metri quadri e i suoi più di 1200 cristalli variopinti che in alcuni momenti del giorno filtrano la luce del sole creando un caleidoscopio di colori sul pavimento, sulle mura e sui banchi di legno, ha regalato alla chiesa l’enorme baldacchino sospeso sull’altare Reale: una grande corona di spine in metallo, sughero e cartone, tutta nel suo stile.

Perché di certo si resta affascinati dalla sua facciata esterna, anche se rifatta a seguito del sisma del 1851, con le sue grandi torri, il frontone, le statue dei santi Ramón Llul, Pietro, Paol e Catalina Tomàs, il grande portale, i rilievi e i bassorilievi di scene sacre, il già citato enorme rosone del grande artista e architetto catalano e la torre campanaria che non scherza neanche lei con i suoi 48 metri di altezza e le sue 9 campane, con la più grande larga 2 metri e pesante 4 chili e mezzo che si chiama Eloi. Perchè molte cose qui hanno un nome proprio: la stessa Cattedrale di Palma di Maiorca per esempio si chiama La Seu.

Ma il respiro si arresta per davvero appena varcata la soglia: dall’abside centrale con i sepolcri dei sovrani Giovanni II e Giovanni III e la Cappella Reale, all’effetto spettacolare della luce che, come detto, filtra dal rosone in alcuni orari colorando tutto di arancio e di azzurro, le 16 cappelle e, soprattutto, la grande colata di fango di Miquel Barceló.

Il celeberrimo artista contemporaneo di Maiorca per realizzarla chiese la collaborazione del collega italiano Enzo Santoriello, maestro della ceramica di Vietri sul Mare, nel salernitano: quello che è stato creato è un enorme murale di ceramica che reinterpreta a suo modo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci dando vita a qualcosa di unico, spettacolare e di grande impatto emotivo dal quale non si riesce a staccare gli occhi. Vi invitiamo dunque ad andare a vederlo di persona ma, intanto, a godervi questo nostro videoreportage, buona visione: