Venezia 82, Valeria Bruni Tedeschi è la Duse: lavoro spesso con i morti, ho cercato di diventarle amica

di Patrizia Simonetti

“Io lavoro spesso con i morti, da giovane avevo una coach che ci parlava moltissimo della Duse, si chiamana Geraldine Baron, ho chiesto a lei di venire, ho chiesto alla Duse di venire, ho cercato di diventarle amica e che mi volesse un po’ di bene”. Valeria Bruni Tedeschi racconta così il suo legame speciale con Eleonora Duse che interpreta in Duse di Pietro Marcello, film in concorso a Venezia 82, al cinema dal 18 settembre. Nel cast anche Fanny Wrochna, Noemi Merlan. Fausto Russo Alesi, Edoardo Sorgente, Vincenzo Nemolato, Gaja Masciale, Vincenza Modica, Mimmo Borrelli, Savino Paparella, Vincenzo Pirrotta, Federico Pacifici, Marcello Mazzarella, Noémie Lvovsky.

“Spiritualmente mi sento molto connessa a lei – continua Valeria Bruni Tedeschi in conferenza stampa – come era per lei, anche per me il lavoro è ossigeno, lei non si sentiva una star e io non mi sento una star, piangeva molto e piango pure io, la sua umanità mi tocca, il suo voler essere attenta agli altri, tutto questo mi commuove. Ho lavorato con lei in modo segreto, faccio delle riunioni in cui parlo con queste persone, morte o vive, che mi aiutano a lavorare, ci sono tante persone nella mia stanza, poi vado sul set e mi sento forte”.

Nel film, prodotto da Palomar e distribuito da Piper Film, vediamo una Eleonora Duse con una leggendaria carriera alle spalle che sembra ormai conclusa, ma nei tempi feroci tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, la Divina sente un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna lì dove la sua vita è iniziata: sul palcoscenico. Non è solo il desiderio di recitare a muoverla, ma un’urgenza profonda: la necessità di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza che ha conquistato con il lavoro di tutta una vita. Inaspettati rovesci finanziari la mettono di fronte a una scelta e così, ancora una volta, Eleonora sceglie il teatro come unico spazio di verità e di resistenza. Con la sua arte come unica arma, sfida il tempo e il disincanto, trasformando ogni parola e ogni gesto in un atto rivoluzionario. Ma il prezzo della bellezza contro la brutalità del potere e della Storia è alto: gli affetti sembrano dissolversi e la sua salute si aggrava. Eppure, Eleonora affronterà l’ultimo viaggio dimostrando che si può rinunciare alla vita stessa, ma mai alla propria natura.

“Non volevo realizzare un biopic – spiega Pietro Marcello –  ma raccontare l’anima di una donna, un’artista, in un’epoca di grandi sconvolgimenti storici, con la possibilità di indagare temi a me cari: da una parte il ruolo dell’artista di fronte a tragedie come la guerra, la povertà e il dolore; dall’altra, le possibili declinazioni del rapporto tra arte e potere”. Il videoincontro con Valeria Bruni Tedeschi, Pietro Marcello, Fanny Wrochna, Noemi Merlant: