Venezia 72: Per amor vostro, ovvero il non fantastico mondo di Anna e la Napoli sopra e sotto di Valeria Golino e Giuseppe Gaudino

A tavola si ride e si scherza ma le voci non si sentono perché Arturo è sordomuto e allora le sorelle Cinzia e Santina e la madre, Anna, hanno imparato la lingua dei segni e le parole non servono. L’allegria scompare soltanto quando arriva il padre e allora, come ogni volta, la radio si spegne e l’allegria pure. Anna, nonostante tutto, sorride, ma la felicità quella no, è un’altra storia. Toccante e spiazzante Per amor Vostro, in sala dal 17 settembre, quarto e ultimo film italiano in concorso a Venezia 72, la regia di Giuseppe Gaudino, protagonista una splendida Valeria Golino (leggi la nostra intervista a Valeria Golino), ovvero il per nulla fantastico mondo di Anna, un mondo in bianco e nero perché lei a quarant’anni i colori non li vede più se non nei suoi incubi.

Da piccola si è fatta quattro anni di riformatorio prendendosi la colpa di un furto compiuto in realtà dal fratello, straziante nei suoi ricordi il momento dell’addio, quando padre e madre le voltano le spalle, lei continua a chiamarli ma loro vanno via. Ma Anna ce la fa, è una bambina forte e il mondo lo affronta con spavalderia e coraggio, anche quando le suore la fanno lanciare con ali di piume dal campanile con solo un gancio sulla schiena che la tiene a una corda a fare il volo dell’angelo per la festa dell’Assunta. Eppure, adesso che ha quarant’anni, di quella madre e di quel padre si prende cura. Poi, non si sa come, ha sposato un uomo che fa lo strozzino ma lei non lo sa, anzi, fa finta di non saperlo, neanche quando lo vede farlo, neanche quando manda in rovina il suo amico Ciro che le ha insegnato il lavoro da gobbista amanuense che fa e di cui ha preso il posto allo studio televisivo, neanche quando la prende a schiaffi perché non deve tirare fuori la testa dalla sabbia. Perché i suoi soldi, per quanto sporchi, le servono, ma non per lei, per i figli, e per sua madre e suo padre, insomma se sta zitta è per amor loro.

E allora ecco il suo mondo senza colori, e la sua Napoli, sua come della Golino e di Gaudino, fatta di sopra e sotto, il fuori “agitato di una rara vitalità” dice il regista di Pozzuoli e il “sotterraneo pieno di catacombe , cimiteri, ipogei”. “Accanto a un livello che racconta gli accadimenti travolgenti di questo momento particolare della sua vita – aggiunge  Gaudino – affiorano da un livello più profondo e senza tempo, miti e suggestioni legati all’Ade al mondo infero. Ma niente di spaventoso o decadente, casomai legato in modo buffo ironico e tenero alla quotidianità, come solo i napoletani con grazia e poesia sanno fare”. Così è il mondo di Anna, con la sua vita in bianco e nero dove i colori stanno solo fuori dalla finestra che se la apre il mare che ha di fronte si fa brutto e nuvole nere finte come in un cartone le si addensano davanti e “oggi deve andare tutto bene” sussurra lei guardando fuori. E alla fine, dopo il suo ultimo volo senza ali di piume. E poi il suo sotto, gli incubi che sono gli autobus pieni di acqua, acqua che sputano i passeggeri sconosciuti mentre le sussurrano cosa deve fare e cosa no, la criticano, la insultano, e scene del passato e ricordi rumorosi colorati a tinte forti, ma è tutto nella sua testa, una testa vuota, perché lei è una capa sciacqua, una cosa da niente, e gliel’hanno sempre detto tutti.

E allora quando l’attore, bello e affascinante, cui lei scrive a mano e a grandi lettere tutte le sue battute sul gobbo, la corteggia e se la vuole portare via, Anna ci crede anche se non è così, ma sarà lui, pur senza intenzione alcuna, a cambiare la sua vita, in un modo o nell’altro.

La musica in primo piano, il racconto che si snoda in una sorta di ballata a pezzi tra musica popolare napoletana ed elettronica, firmata da Epsilon Indi, a rendere il tutto più onirico ancora, più irreale e toccante. Cast eccezionale con Massimiliano Gallo, Adriano Giannini, Salvatore Cantalupo e i giovanissimi Edoardo Crò, Elisabetta Mirra e Daria D’Isanto.