Vendemmiata Romana all’Orto Botanico, tra biodiversità, allegria e musica (Video)

All’Orto Botanico di Roma è andata in scena la Vendemmiata Romana, la raccolta dei grappoli d’uva multispecie del Vigneto Italia, che accoglie ben 154 vitigni autoctoni, orgoglio del parco trasteverino, già di per sé esempio di naturale biodiversità. Hanno partecipato con entusiasmo tantissime persone, incluse intere famiglie con bambini, con l’accompagnamento musicale dal vivo degli Stornell Amo che hanno mantenuto alto il livello di allegria con le canzoni più celebri della tradizione romana e che abbiamo volentieri videointervistato.

L’evento, che includeva anche laboratori per adulti e bambini, degustazioni e visite guidate alle bellezze dell’Orto, è stato organizzato da Francesca Romana Maroni, Ceo di Sens Eventi, e da Luca Maroni, autore di numerose guide di settore e dell’impianto stesso dei vitigni nel 2018, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Vivai Cooperativi Rauscedo.

Dopo la raccolta, i grappoli, divisi tra uve bianche e rosse, sono stati sistemati nelle apposte cassette trasferite poco dopo per la vinificazione a Zagarolo, all’interno dell’Azienda Vinicola Federici. Da questa singolare quanto conviviale vendemmiata romana nascerà infatti il primo vino frutto di un blend di sola uva di vitigni autoctoni provenienti da tutte le regioni d’Italia che in qualche modo racchiude in sé tutti i sapori, i profumi e le tradizioni del nostro paese. Una vera sfida vinta, vista la difficoltà di miscelare uve con tempi di maturazione differenti.

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo riportato la vite a Roma che, con l’ulivo e il fico, erano le tre piante che rendevano ospitale l’antica città – aveva detto ieri con orgoglio Luca Maroni nel corso della conferenza stampa di presentazione della Vendemmiata Romana di oggi – Tutto ciò che riguarda lo sviluppo della conoscenza di ciò che attiene alla pratica agricola è da trasfondere ai nostri figli in quanto il futuro per gli altri settori sicuramente non sarà roseo come potrà essere per il nostro. Sono sicuro che nei prossimi vent’anni ci sarà una rivoluzione e i lavori agrari saranno considerati lavori di grande cultura e di nobiltà d’animo degli uomini, e questo migliorerà molto l’operatività delle classi italiane“.

Abbiamo un bel progetto di espansione del Vigneto Italia – ha annunciato il direttore dell’Orto Botanico di Roma Fabio Attorreanche per recuperare gli spazi intorno e dargli un aspetto paesaggistico. Eventi come questo sono un modo per far conoscere l‘Orto Botanico e aumentare la visibilità di un luogo, purtroppo ancora poco conosciuto anche dagli stessi romani; e di far conoscere una delle peculiarità del nostro paese che ha tanti problemi, ma anche cose uniche al mondo come la sua enorme biodiversità“.

Un progetto ambizioso quello di arrivare al vino dalle uve di questo particolare vigneto – ha sottolineato Rita Biasi, ricercatrice dell’Università della Tuscia che monitora la biodiversità dell’Orto – però bisogna considerare che è un vigneto molto particolare, molto strano, perché se inizalmente si configura come una collezione di selezionati genotipi in un ambiente omogeneo, è al tempo stesso un vigneto vero e proprio ma con caratteri estranei al mondo della viticultura, perché non esiste un vigneto che abbia una concentrazione di diversità genetica tale in una spazio così piccolo“.

La Vendemmiata Romana è stata dunque il frutto di un intenso anno di lavoro cui, oltre ai già nomi citati, hanno conntribuito Eugenio Sartori dei Vivai Cooperativi Rauscedo; Tobias Ranzi della Ranzi KG Sas, fornitrice dei sistemi di protezione del Vigneto Italia; Leonello Anello, l’agronomo che segue lo sviluppo del Vigneto; Vinicio Mita, fra gli agronomi e i giardinieri che quotidianamente curano l’Orto Botanico con passione e competenza.

Aspettiamo il vino del Vigneto Italia, dunque, anche se la prima bottiglia pare sia stata già promessa al Presidente Mattarella… Ecco intanto il video della Vendemmiata Romana di oggi dove trovate anche la videointervista agli Stornell Amo:

Le Foto sono di Angelo Costanzo