‘Una boccata d’aria’ con Aldo Baglio: quando tornare alle radici sa di nuovo

Salvo vive a Milano da tanti anni. Dalla sua Sicilia è scappato che era ancora un ragazzo. Meglio, è scappato dal padre che non voleva realizzasse il suo progetto, quello di una pizzeria da gestire con il fratello. Fratello che poi ha vigliaccamente abbandonato. A Milano Salvo si è fatto una vita e una famiglia – e pure una pizzeria chiamata Il Gelso, come aveva deciso di fare mentre la sognava con suo fratello – ma ora le cose non vanno granché bene. Ha dovuto chiedere dei prestiti a persone poco raccomandabili e rischia comunque di andare in rovina. Ma proprio quando sta per affogare, tenendo rigorosamente all’oscuro l’intera famiglia per questioni di orgoglio, arriva la salvifica boccata d’aria: la casa in Sicilia lasciatagli in eredità da suo padre. Solo che è a metà con suo fratello che non ha certo dimenticato il tradimento. Per una serie di vicissitudini, sua moglie e i suoi due figli lo raggiungerannoa sorpresa in Sicilia dove Salvo è andato per cercare di vendere in fretta il bellissimo casale in mezzo alla campagna e coprire tutti i suoi debiti, e tutti alla fine scopriranno che è proprio da lì che si può ricominciare. Soprattutto Salvo, anche se ci metterà un bel po’ a fare pace e a chiarirsi con suo padre che continua a vedere nei suoi sogni, e con suo fratello al quale fatica persino a chiedere scusa.Una boccata d’aria, prodotto dalla Groenlandia di Matteo Rovere, presentato in anteprima a Taormina e in sala dal 7 luglio, è il secondo lungometraggio, dopo Monitor, di Alessio Lauria che vede protagonista Aldo Baglio, senza Giovanni e neanche Giacomo, che ha collaborato anche alla stesura di soggetto e sceneggiatura. “Salvo è un bugiardo, un vigliacco, caratteristiche che conosco bene, ma anche un uomo che ha bisogno di sicurezze e di sua moglie Teresa, che tiene le redini di tutto – dice del suo personaggio – alcune cose le ritrovo anche un po’ nella mia vita, come il fatto di voler nascondere delle cose per non rivelare a tutti di aver sbagliato. Salvo insomma mi appartiene”.

Aldo Baglio è molto bravo a rendere quelle dinamiche in modo equilibrato, così che certo non riusciamo ad amare Salvo disperatamente, ma, a dire il vero, neanche a odiarlo. Certo è un uomo testardo, presuntuoso, egoista, e ci casca e ci ricasca, una bugia che tira l’altra come le ciliegie e il mal di pancia inevitabile che diventa pure contagioso. Ma i suoi figli li ama per davvero, e anche sua moglie. Non si lascia andare ai gesti un po’ esagerati cui ci ha abituato con il trio, eppure di quell’Aldo là c’è comunque tanto, come l’ironia che lo salva dal diventare totalmente odioso.

Nel ruolo di Teresa c’è Lucia Ocone, brava anche lei a dosare la sua dirompente comicità. In quelli dei suoi figli, lo stand up comedian Davide Calgaro e Ludovica Martino, il primo nel ruolo di un ragazzo aspirante producer musicale che però non ha il coraggio di far nulla per realizzare il suo sogno, Ludovica in quello di una ragazza che invece ci ha provato, allontanatasi da casa fino ad Amsterdam per trovare la sua indipendenza tra progetti vari che alla fine falliscono comunque rovinosamente. A entrambi è la fiducia e il sostegno del padre che mancano.

A interpretare suo fratello Lillo è Giovanni Calcagno, anche a lui un plauso per la costruzione di un uomo introverso e apparentemente scontroso ( e molto peloso…), così come, ma è davvero scontato, a Tony Sperandeo che dà vita, anche se da morto, al padre di entrambi. Spicca decisamente nel cast, come sempre fa anche nei ruoli secondari, Manuela Ventura, utopia d’amore giovanile di Salvo, mamma single che non ha avuto bisogno di partire per trovare il suo posto nel mondo. Perfetto nel ruolo del sindaco che ama i piccioli, Sergio Vespertino.

Un viaggio a ritroso quello che affronta il protagonista, una boccata d’aria che sembra davvero di respirare quando la macchina che lo riporta a casa scivola lungo le strade immerse nel verde giallo della campagna siciliana, anche grazie alla camera che allarga e allarga da sempre più in alto…  Non sempre il ritorno alle proprie radici è un ritorno e basta. A volte può essere proprio quello la novità della vita, il cambiamento, la svolta, la nuova ripartenza. Per i quali c’è sempre tempo.