Tutti per 1 – 1 per Tutti: riecco i Moschettieri di Veronesi con Favino, Mastandrea e Papaleo (videoincontro)

Tornano i moschettieri di Giovanni Veronesi, quelli buffi, goliardici, divertenti e invecchiatelli: D’Artagnan (Pierfrancesco Favino), Porthos (Valerio Mastandrea) e Athos (Rocco Papaleo), ancora protagonisti di un film in bilico tra fantasia e realtà, sogno, favola e avventura, stavolta però non al cinema ma su Sky dal giorno di Natale: Tutti per 1 – 1 per tutti il titolo. E stavolta a far girare la storia è un’altra storia, quella d’amore tra due ragazzini di nome Ginevra (Sara Ciocca) e Buffon o Uno (Federico Ielapi), un amore impossibile perché lei è destinata a un altro altare per il bene della monarchia… Così la Regina Anna d’Austria (Margherita Buy) richiama i tre moschettieri a sé per una nuova missione segreta, stavolta davvero l’ultima: scortare la principessina Ginevra e sua madre, Enrichetta d’Inghilterra (Anna Ferzetti) fino in Olanda. Ai tre, orfani di Aramis scomparso (ma non del tutto) alla fine del primo capitolo della saga, viene offerta la guida di TomTom (Giulia Michelini), un essere forzato al suo destino eppure così apparentemente felice nel suo altro mondo…Tra i tanti incontri lungo la strada, prima della virata dei nostri eroi, anche quello con un Cyrano de Bergerac (Guido Caprino) particolarmente combattivo. Goliardia la parola d’ordine di Tutti per 1 – 1 per tutti che, esattamente come il primo film, Moschettieri del Re, ha tra i pregi quello di una cast fatto non di comici ma di attori che sanno fare anche i comici.

E su questo, nel corso della conferenza stampa di presentzione, ho chiesto una riflessione ai tre moschettieri:

A me piace a volte far ridere – mi risponde Valerio Mastandreae non sono neanche tanto favorevole a connotare i comici e gli attori come se fossero ingredienti caratteristici di un certo tipo; ci sono attori che fanno scelte molto commerciali e comiche e che messi in un contenitore di un film più drammatico o più intenso funzionano benissimo. Siamo tutti attori in alla fine, poi c’è chi è specializzato,  chi può fare tutto e chi no, tutti possono provare a fare tutto, che è una delle cose belle del nostro lavoro. Noi ci siamo anche un po’ calibrati con il primo film che è stato come una grande prova generale di come interagire tra di noi, perché siamo tutti protagonisti; nel secondo abbiamo avuto più chances e anche la linea di racconto era più ricca, ne mancava uno, quindi ci siamo un po’ allargati. Abbiamo fatto ognuno il nostro lavoro come lo intendiamo, l’importante è che siamo riusciti tutti a suonare la stessa musica”.

Avere la possibilità di misurarti con personaggi che non hanno per forza confini razionali o storici, è una bella palestra da alimentare – aggiunge Pierfrancesco Favino –  e Tutti per 1 – 1 per tutti gioca sul fatto che spesso si fa riferimento alla nostra realtà e alla nostra epoca; ogni tanto noi attori ci releghiamo solo nei termini del probabile, del possibile, sia mai si debba andare a toccare qualcosa che possa spostare questa linea; ma io credo che mai come in questo momento ci sia bisogno di sconfinare nel mondo dell’improbabile. La linea che amo di più di questo film è quella demenziale, il fatto che contemporaneamente sei un bambino del Seicento ma con riferimento tutto lo scibile umano e te ne prendi anche gioco, e questa cosa credo sia estremamente vitale. Ogni tanto io stesso come attore ho la sensazione di frustrare la possibilità di questa libertà. Per questo amo molto D’Artagnan, perché mi da la possibilità di non essere confinato all’interno di una cosa che sia solo probabile e mi riporta a un’idea di gioco, anche infantile se vuoi, che però poi sta alla base della mia scelta di fare questo mestiere. Per cui penso che possa essere una linea più sfruttata nel nostro cinema in generale, e credo che faccia parte della nostra modernità, in particolare di questo momento, dove c’è una paura dell’osare, e poi invece chi osa viene premiato; non parlo solo del nostro cinema, ma anche del cinema estero, o di quanto le serie ci stanno in questo momento presentando. C’è bisogno di apertura, c’è bisogno di andare al di là delle nostre abitudini. E questo film ne dà la possibilità”.

Io ho un approccio più musicale a questo lavoro, mi piace tutta la musica, quindi posso passare dal liscio al be pop – spiega Rocco Papaleoma come dice Valerio, non c’è un limite tra attori, comici, saltimbanchi, illusionisti, si sta lì cercando di intrattenere, e c’è chi riesce meglio, chi ci riesce peggio. Credo che la chiave di questo film sia la credibilità che siamo riusciti a dare ai nostri personaggi rendendoli tridimensionali piuttosto che, come in alcune commedie dove si è soltanto di due dimensioni”.

A goliardia aggiungiamo quindi altre due parole assolutamente chiave di Tutti per 1 – 1 per tutti: fantasia e libertà:

La fantasia è uno dei motivi per cui molti di noi fanno questo mestiere – dice Valerio Mastandreaperché la possibilità di pensare le cose come vuoi, ti rende pure libero di pensarle; la libertà è un concetto molto più importante e pesante nella vita delle persone. Che poi un film abbia questi ingredienti e li tratti in maniera ironica o meno, io credo che il cinema abbia proprio questo compito, quello di portarti da un’altra parte e farti vedere le cose come non le hai mai viste. Il film però è anche pieno di altri temi, come quello di abbandonare il ruolo per inseguire un ideale. Spesso l’ideologia è considerata una parolaccia, mentre avere degli ideali non è per niente male, soprattutto se ti permette di fare delle scelte verso gli altri; è un  film che parla pure dello stare insieme; questo momento storico periodo che stiamo vivendo divide il mondo in due tipi di persone: quelli che pensano solo a se stessi e quelli che pensano a se stessi in mezzo agli altri e spero che il futuro sia di questi ultimi”.

Io sono felicissimo di essere tornato nei panni di D’Artagnan – rivela Pierfrancesco Favino è raro che ci venga data l’occasione di essere non il bambino che sei stato ma il bambino che sei ora: andare a cavallo, tirare di spada, prendersi meno sul serio è stata per me una boccata d’aria e questa fantasia che c’è dietro a questo mondo immaginato da Giovanni Veronesi è per me molto lenitiva, anche se è un film fisicamente impegnativo. Per me la fantasia in questo momento è fondamentale, necessaria, tutti ne abbiamo bisogno ed è uno dei motivi per cui sono contento che questo film si veda ora. La libertà però mi piacerebbe fosse svincolata dalla fantasia e fosse qualcosa che abbiamo la possibilità di esprimere indipendentemente dalle condizioni che circondano in questo momento. I personaggi di questo film sono degli eroi perché riescono in qualche modo a svincolarsi dalle loro vite e dai loro giuramenti. Io ho la fortuna di vivere in un’epoca in cui a libertà dovrebbe invece essere garantita, ma mi piacerebbe poterla esercitare di più”.

“C’è una frase che mi disse mio figlio piccolo: papà, lo sai che la fantasia mi consola? Ecco – chiosa Rocco Papaleoio ho trovato in quell’espressione di un bambino di sette anni la scappatoia che la fantasia ci concede, questo immaginarsi le cose che può essere, come si ha detto Pierfrancesco, lenitivo. Nella fantasia trovo a volte la mia libertà”.

La fantasia è anche l’elemento fondamentale per i personaggio di una Giulia Michelini sempre più brava: in Tutti per 1 – 1 per tutti interpreta Tomtom, una sorta di folletto spettinato e sporco vestito di iuta che mangia fiori, un mix tra un oracolo, una veggente e un navigatore satellitare, le ho chiesto di raccontarcelo:

Innanzi tutto grazie – mi risponde Giulia Michelinisì, è sicuramente una prova nuova per me, ho tentato di costruire qualcosa anche strada facendo e sicuramente mi ha messo alla prova anche fisicamente, sono stata scalza per tutto il film, quindi anche questo mi ha portato vari acciacchi, mi sono arrampicata sulle spalle di Valerio, è stato impegnativo; è un personaggio che mi ha messo alla prova, mi sono sicuramente confrontata con alcuni limiti, ed era molto labile il confine tra essere sopra le righe e no, quindi ho fatto un po’ fatica a costruirmi questo confine, ma mi sono anche molto divertita”.

Durante l’incontro stampa tutti gli attori hanno raccontato i loro personaggi:

In questo secondo film sono molto seria e bacchettona che nel primo – rivela Margherita Buy che è la Regina Anna – ma so che mi sono rimasti solo loro, questi tre vecchietti, e solo loro possono darmi una mano… se ci fosse una terza puntata vorrei fare una completamente andata, che non ha più memoria di nulla…

Anch’io sono molto seria, ma forse anche negativa, come la cattiva delle favole – racconta Anna Ferzetti, una delle nuove entrate della saga – io ho un obiettivo ben preciso da regina, quello di far sposare mia figlia e aiutare le sorti delle monarchie; lei è cattiva ma ho cercato un po’ di ammorbidirla; sono entrata anch’io nella favola, è stata un’avventura che mi ha riportato a quando ero ragazzina”.

Giovanni Veronesi mi ha tolto una mano, una gamba, un occhio, mi ha messo la gobba, però il mio Beghelì è un bel personaggio mostruoso – dice Giulio Scarpati, altra new entry – entrare in un mondo di favola e avere l’uncino, per me è stato meraviglioso, è come rientrare in una dimensione infantile in cui rivedi queste illustrazioni, mi sembravo un mostro da illustrazione”.

Io non voglio parlare più con quell’energumeno, non sono più amico suo e non giocherò più a tennis con lui dopo quello che mi ha fatto – inveisce ironicamente Adriano Panatta nei panni del cicisbeo della Regina, uno dei camei di questo film oltre al casellante interpretato da Giuliano Sangiorniassomiglio a mia zia Teresa che non c’è più da tanti anni poverina, mi vergogno, ho paura che quando arriva Natale la gente mi vedrà, anche se per pochi secondi, e non mi guarderà più in faccia; e ringrazio anche gli attori e le attrici che mi hanno preso per i fondelli per tutto il tempo delle riprese”.

Per me una doppia emozione passare dalla lettura del libro di Dumas a rivestire i panni di Ginevra – dice Sara Cioccae ancora più affascinante è stata condividere questa avventura con la bravura e la sensibilità dei tre moschettieri, la loro ironia spudorata e l’affettività che hanno avuto nei miei confronti”. “Questo è un film fantasy che parla di amore, amicizia, avventura, ed è pure divertente, è proprio il film di Natale da vedere con tutta la famiglia no? – taglia corto Federico Ielapi che è Buffon o Uno – e poi lo dice anche il titolo, che insieme e uniti si è più forti. E gli attori soni bravissimi, devo fargli i miei complimenti!

Mi sono divertito molto, ma a vederli soffrire – ammette Giovanni Veronesi rivolgendosi ironicamente ai suoi attori – Quando si dovevano caricare il peso del costume, il trucco, li guardavo e dicevo ‘non li invidio per niente’, poi invece però quando li vedevo a cavallo, con le parrucche, i cappelli, i vestiti, un po’ li invidiavo perché interpretare questi moschettieri supereroi, anche se un po’ attempati, è sempre emozionante. Anche se poi Valerio Mastandrea si lamenta sempre, fa caldo, fa freddo, e poi alla fine vederlo soffrire è proprio una goduria. Per me Tutti per 1 -1 per tutti non è un seguito, sono gli stessi personaggi ma è un film completamente diverso, mi piace l’idea di lavorare con un gruppo di persone e fare cose che ci diverte fare, lo prendo come un gioco, anche se ci sono delle regole da rispettare”.

Ecco il mio videoincontro con Francesca Michelini, Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Rocco Papaleo in conferenza stampa:

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