Toni Servillo in TV con il suo teatro: non sono un attore da Oscar ma un attore militante. Certa TV moltiplica la fessaggine

Di teatro in TV si parla da sempre. Del resto il cosiddetto teleteatro in Italia è arrivato con la TV stessa negli anni cinquanta, tenendo inoltre ben presente che la televisione, dal suo avvento e per tanti anni, l’hanno fatta attori che dal teatro venivano e che non hanno mai disdegnato neanche il varietà, da Gassman a Stoppa a Salerno, per citarne solo alcuni. Ancora oggi il piccolo schermo, dopo un po’ di pausa in verità, continua a sposare il palcoscenico, riproducendolo sia in forma diretta, ovvero trasmettendo pièce teatrali come le opere di aperture della Scala, ad esempio, come fa Rai5, oppure in forma indiretta, parlandone quindi con escamotage peraltro interessanti e rispettabilissimi, come la fortunata serie Camerini su Sky Arte, per dire. E nonostante in molti siano d’accordo che la televisione svilisca la magia del teatro separando fisicamente e ponendo una grande distanza tra palcoscenico e spettatore, tra attore e pubblico, è invece proprio quella forma di riproduzione tale e quale della rappresentazione ad essere riproposta più spesso e con più successo in TV. E non a caso abbiamo nominato Rai5 perché è qui che arriva con il suo teatro, da sabato 7 novembre in prima serata, Toni Servillo: sei appuntamenti racchiusi in una serie intitolata Toni Servillo a Teatro. Ritratto di un attore da Oscar, titolo peraltro subito bocciato dal protagonista: “questa idea di ritratto di un attore da Oscar francamente non mi entusiasma – ha detto subito Servillo in apertura della presentazione odierna a Viale Mazzini – non mi ritengo tale. Io sono un attore militante dal momento che da 15 anni a questa parte faccio almeno 200 – 220 recite di teatro all’anno, attore da Oscar è una definizione che non mi corrisponde, sono un attore italiano che fa il suo lavoro seriamente e Oscar è solo una parola magica che sembra buona per tutte le occasioni, ma non mi sembra certo appropriata per questa. Una semplificazione che banalizza molto, senza per questo nulla togliere all’importanza di quel riconoscimento che ha avuto Sorrentino meritatamente per La Grande bellezza, ma io sono solo uno degli attori del film. Invece questa operazione di programmare i miei spettacoli – ha continuato Servillo – racconta una cosa che va in direzione contraria, e di questo ringrazio chi l’ha pensata e soprattutto Rai5 di cui sono spettatore appassionato e che non ha bisogno di specchietti come la parola Oscar per attirare l’interesse”.

Per cominciare bene, diciamo. Il ciclo, realizzato da Rai Cultura, è una sorta di viaggio nella storia del teatro europeo e soprattutto napoletano, di cui Toni Servillo, fondatore e direttore artistico di Teatri Uniti, è grande esponente, pur essendo forse più noto al grande pubblico come attore cinematografico, e magari a qualcuno è sfuggito che Paolo Sorrentino lo ha voluto per La grande bellezza dopo averlo diretto a teatro. Si comincia con Bagatelle teatrali, uno spettacolo in cui Servillo, regista e interprete, fa un collage di 15 anni del suo teatro. Seguono Le false confidenze di Marivaux, La trilogia della villeggiatura di Goldoni, prima e poi seconda parte; Sabato domenica e lunedì di Eduardo De Filippo, suo grande ispiratore, con la regia, appunto, di Sorrentino; per chiudere con Servillo legge Napoli. Tutti gli appuntamenti sono presentati da Toni Servillo in una breve intervista in cui parla dell’opera che sta per andare in onda. Quindi gli abbiamo chiesto:

terrà conto del fatto che sta parlando a un pubblico televisivo?

Certamente, ma io parlo come ritengo sia giusto parlare rispetto all’argomento di cui sto parlando, non abbasso il linguaggio per cercare di farmi capire da tutti, credo di parlare in maniera semplice e e chiara e nel rispetto di chi mi ascolta che immagino intelligente, cerco nei limiti delle mie possibilità di usare un linguaggio intelligente. Certamente non faccio ipocritamente finta di essere cretino per essere gradito al pubblico come si fa abitualmente, se parlo di Goldoni o di Marivaux uso i termini appropriati per parlare di Goldoni e di Marivaux”.

Crede quindi che chi guarderà questo ciclo teatrale sia un pubblico già avvezzo al palcoscenico?

Se continuiamo a immaginare che questo sia un lavoro fatto per un’enclave, allora non abbiamo capito niente. Io lo faccio con sufficiente rispetto dell’intelligenza delle persone augurandomi che il numero di quelle che guardano questi programmi sia sempre maggiore e che l’enclave sia quella dei cretini, e che i cretini siano messi in un territorio dove non possono danneggiare. Come diceva Eduardo “a me me fa paura ‘o fesso” e un certo tipo di televisione moltiplica la fessaggine. Allora cerchiamo di fare in modo che questa enclave siano i fessi e che invece la bellezza del nostro patrimonio culturale, che non è soltanto fatto di oggetti o architettura ma anche di persone, trovi un modo per manifestarsi, un alveo in cui esprimersi. Qui sono raccontate le aspirazioni di attrici e attori giovani che hanno un enorme talento e hanno fatto la scelta del teatro che è una scelta piena di coraggio, senza guardare a quelle lucciole che parlano del talento che si manifesta in un giorno, che fanno credere che l’arte è l’occasione di una vita, uno su mille… tutte stronzate che francamente non raccontano il talento in nessun modo intelligente e soprattutto fanno un’opera di corruzione nella gioventù su questi argomenti”.

Ma alla fine allora la TV e il teatro vanno d’accordo? Ecco la spiazzante, ma solo apparentemente, risposta di Servillo:


Il teatro e il cinema invece si avvicinano moltissimo, dice ancora Servillo, come testimonia anche la regia del già citato Sorrentino e la presenza di Anna Bonaiuto sia ne Le false confidenze che in Sabato domenica e lunedì, che Servillo definisce “una delle attrici più straordinarie del teatro italiano che però ha dato al cinema mirabilissime interpretazioni”.