Thor: Love and Thunder, risate, avventura, capre giganti e tanto amore

Thor: Love and Thunder è il film Marvel Studios più divertente che abbia mai visto. La vena comica cresciuta sempre più del Dio del Tuono, qui assume una dimensione, come dire, completa e contagiosa. Via via che il film va avanti, si ride sempre di più delle sue battute, così come delle innumerevoli situazioni spassose in cui si trovano anche gli altri protagonisti del film, camei compresi. Anzi, in primis. Come quello di Russell Crowe, da Gladiatore a Zeus con gonnellino (e occhio anche al doppio capolino di Matt Damon…) ed è un attimo che dal comico si arrivi al demenziale con un tocco, qua e là, di trash. Ma va benissimo così. Per non parlare delle due capre giganti, quasi meglio di Stanlio e Ollio, geniali.. Merito della regia di Taika Waititi che firma anche la sceneggiatura assieme a Jennifer Kaytin Robinson, che aveva già spennellato il nostro di comicità in Thor: Ragnarok del 2017.

Non credo sia inverosimile aspettarsi dei cambiamenti in un personaggio come Thor – dice Taika Waititi esiste da parecchi anni e quindi ha avuto tempo per attraversare fasi differenti. Mi sono sentito sollevato quando ho scoperto che il pubblico stava apprezzando moltissimo questa nuova versione di Thor durante i primi test screening, ma ero anche molto fiero del nostro lavoro: eravamo riusciti a reinventare questo personaggio, creando un film di successo e spingendo il pubblico a voler vedere altri film incentrati su di lui. In termini di tono e stile, Thor: Love and Thunder è simile a Ragnarok, ma volevamo inserire Thor in mondi e situazioni doppiamente vivaci e folli, perché quando sei alle prese con lo spazio profondo e con un vichingo, devi abbracciare quest’incredibile combinazione e utilizzarla per alimentare la storia: l’unico limite è la tua immaginazione”.

Ma soprattutto merito di Chris Hemsworth, al suo settimo film Marvel nei panni di Thor, sempre bello come il sole e pronto a premere sull’acceleratore dell’ironia e della comicità e a mettersi in gioco, anche vestendosi – e svestendosi – in modo che potrebbe sembrare alquanto discutibile. Non per nulla è ad oggi tra gli attori più popolari e richiesti di Hollywood.  “Mi sentivo un po’ sotto pressione riguardo a questo film viste le alte aspettative – rivela Chris Hemsworthfino ad ora Thor è l’unico personaggio Marvel a essere arrivato al suo quarto film, quindi volevo fare qualcosa di diverso. Ho sempre voluto migliorare questo personaggio. Certo, i suoi costumi qui sono folli, credo di indossare più costumi in Thor: Love and Thunder di quanti ne abbia messi n tutti gli ultimi sei film messi insieme. Del resto Thor sta cercando la propria identità e questo è messo in luce dal suo guardaroba. I costumi e le scenografie rispecchiano l’energia del film dal punto di vista estetico: sono uno dei tanti colori di questo dipinto”.

Questo non vuol dire che Thor: Love and Thunder, al cinema da mercoledì 6 luglio, sia un film stupido o indegno dell’Universo Cinematografico Marvel, anzi. Direi piuttosto che sentivamo un po’ tutti il bisogno di un alleggerimento, e questo era, ed è, il momento. Ma il bello è che non lo capiamo subito: l’incipit è infatti davvero drammatico e triste, ma a fine prologo tutto cambia. Anche se, paradossalmente, ritroviamo Thor alle prese con una sorta di vuoto interiore: non ha ancora fatto i conti con le perdite subite, tra cui quella del suo martello, e sappiamo bene quanto sia simbiotico il legame tra un supereroe e la sua arma, e con il senso di colpa.

Dunque, dopo aver attraversato varie e differenti fasi della sua vita, riassunte ad arte nell’esilarante nelle puntate precedenti dell’amico di pietra Korg, nonostante abbia ritrovato tutta la sua forma fisica, il suo potere e una nuova arma, la sua fedele – e gelosa – ascia, ci appare triste e malinconico. Eppure sono passati anni da quando Jane (Nathalie Portman), la bella scienziata conosciuta in Messico quando suo padre Odino lo gettò sulla terra con la quale ha trascorso anni felici, lo ha lasciato. Poi ecco che arriva il terribile Gorr detto il Macellatore di Dèi, interpretato da un irriconoscibile e carismatico Christian Bale, deciso a farli fuori tutti e, diciamolo, non senza le sue buone ragioni perchè un credente ha fede e pazienza, ma quando è troppo è troppo. “Adoro l’idea dietro a questo personaggio… voglio dire, si chiama Gorr il Macellatore di Dèi, giusto? Il nome dice tutto – afferma Christian BaleSappiamo subito che è un serial killer deciso a sterminare gli dèi. Ma in realtà è una bellissima storia. È arrabbiato e confuso, e ha un momento di rivelazione”.

Ma l’Olimpo va difeso ad ogni costo e anche il mondo che rischia, ancora una volta, di essere distrutto. Così nell’eliminazione di Gorr, e nel salvataggio di un eterogeneo e multietico gruppo di bambini, Thor trova la motivazione che gli serve per tornare a combattere e a recuperare il rispetto di se stesso. Non prima però di aver distrutto un tempio e fatto non pochi danni… Ad aiutarlo nella sua nuova missione che li porterà tutti nel centro dell’Universo, ritroviamo la splendida Re Valchiria (Tessa Thompson), cui Thorn aveva ceduto il trono di Asgard, e il cui gesto più bello e fluido del film è decisamente quel delicato baciamano ad un’ancella di Zeus nel momento de congedo; lo stesso Korg che perderà la testa ma la ritroverà; e, udite udite, Jane in persona, che ora però è il nuovo potente Thor, con tanto di martello magico, il mitico e unico Mjolnir, a continuare il nuovo, apprezzato corso Marvel che mette in evidenza le protagoniste femminili. Ricomincerà la loro storia d’amore? Se sì, sarà breve. Stavolta infatti a mettersi in mezzo non saranno impegni e incomprensioni di coppia, ma un mostro che nessun supereroe è in grado disconfiggere.

L’amore è comunque, alla fine, come da titolo, la forza che tutto spinge nella storia di Thor: Love and Thunder, e lo fa in modo leggero ma al tempo stesso potente. Di certo è l’amore a spingere Jane a consumare tutta la propria energia in quella che potrebbe essere la sua ultima impresa. Ed è l’amore, quello doloroso, a trasformare in un mostro un padre disperato e deluso dalla fede. Così come è l’amore a sconfiggere l’eternità della morte e a regalarci una scena finale degna di Love Story. E sarà l’amore a far accettare a Thor che ad ogni perdita può corrispondere la nascita di un rapporto nuovo in grado di colmarne il vuoto.