The Walk di Robert Zemeckis: un funambolo tra le Torri Gemelle che non ci sono più. Intervista a Philippe Petit che nel 74 compì l’impresa

Il 7 agosto 1974 quando le Torri Gemelle di New York erano appena state erette e nessuno immaginava che l’11 settembre di 27 anni dopo sarebbero state rase al suolo nell’attentato terroristico che sconvolse l’America e il mondo intero, Philippe Petit, funambolo di professione, tese tra loro un cavo d’acciaio e ci camminò su, fermandosi anche, e sedendosi e poi rialzandosi e riprendendo la traversata. L’idea gli era venuta 6 anni prima nella sala d’attesa del dentista sfogliando una rivista che parlava della costruzione del World Trade Center. Per attuarla fece centinaia di visite al cantiere, diciamo sotto copertura, ci volò sopra con un elicottero, costruì modellini, insomma, studiò il colpo alla perfezione, e di vero colpo si trattò tanto che fu pure arrestato ma poi subito rilasciato. Non era la sua prima impresa del genere, lo aveva già fatto ad esempio nel 1971 tra i campanili di Notre Dame a Parigi e in altri celebri posti, ma quella, dopo quell’11 settembre, acquisì un significato unico, tanto che 28 anni dopo l’impresa e un anno dopo l’attentato ci scrisse un libro intitolato Toccare le nuvole tra le Twin Towers dal quale furono tratti un corto e un documentario. E adesso anche un film intero in 3D diretto da Robert Zemeckis con Joseph Gordon-Levitt che lo interpreta. The Walk, questo il titolo, sarà in 300 sale italiane da giovedì 22 ottobre distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia ed è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma dove abbiamo incontrato Philippe Petit in persona.

Signor Petit, ma quando ha deciso che nella vita avrebbe fatto il funambolo e non altro?

Io amo la vita e quindi le sorpese e in sessantasei anni non ho mai programmato nulla. Così quando avevo sedici anni non avevo un elenco di possibili professioni da intraprendere, il pittore, il funambolo… no, non è stato così. La mia infanzia mi ha preparato affinchè io lo diventassi. Da bambino salivo sugli alberi, andavo a teatro, giocavo con le funi, quindi è stata una cosa molto naturale. Dopo aver imparato la magia all’età di sei anni e a fare il giocoliere a quattordici, quando ne avevo sedici ho sentito parlare dei funamboli e ho detto “perchè non provare?” Per cui per me è stata un’evoluzione naturale e non una scelta preponderata.

Nel suo libro ha scritto che la creatività ci è necessaria come l’aria e che non dobbiamo far atrofizzare i nostri sensi dalla ripetizione e dalle tecnologie…

Basta guardare un teenager di New York del ventunesimo secolo, cosa fa? Ascolta la musica in cuffia, digita sul cellulare, potrebbe essere preso in pieno dal primo autobus che arriva, non vede se passano degli amici, non vede neanche questi grandi edifici.. Io sono contro tutti questi gadget e dispositivi e giocattoli tecnologici…

Quindi lei non li usa

Io non porto neanche l’orologio – tanto sono un borseggiatore e se mi serve un orologio me lo prendo – non ho un cellulare, non uso un computer per scrivere ma lo faccio con una bella penna che mi porto sempre dietro, l’unica penna al mondo stilografica ma retrattile, e scrivo come Leonardo Da Vinci con l’inchiostro color seppia, ovviamente no sono lui…

Tornando ai nostri sensi…

Io credo che viviamo in un secolo un cui i nostri sensi lentamente si stanno ottundendo, questi gadget stupidi o geniali che siano fanno sì che noi quasi non respiriamo, non ci guardiamo intorno, non sentiamo gli odori, i profumi, e ci siamo anche dimenticati di avere sei sensi, anzi, io credo che ne abbiamo dodici… Quando eravamo in epoca preistorica le nostre narici erano molto grandi come quelle degli animali e camminavamo a quattro zampe, poi ci siamo alzati, abbiamo cominciato a guardarci intorno e per sopravvivere usavamo molto l’olfatto e pure l’udito, riuscendo a sentire qualcuno che si avvicinava già a un chilometrio di idstanza. Ma poi ci siamo dimenticati di utilizzare i nostri sensi…

Ma non lei…

Quando io lavoro sul cavo mi piace creare nuovi sensi abbinandone due o tre, come spiego in un intero capitolo del mio nuovo libro Creatività come si può guardare e non guardare. Se cerchi un orso in una foresta solo con lo sguardo non lo troverai mai perchè lui sa restare immobile come una statua di Michelangelo. Invece devi fare quello che io definisco l’incrocio tra diversi sensi, cioè ascoltare e anche creare una strana cosa con i tuoi occhi, senza cercare dettagli ma guardare come se avessi una vista sfocata e usare tutto il corpo per assorbire la vita della foresta, anche con l’olfatto, senza far rumore, usando molta attenziione, camminando come un animale selvatico, e scoprirai che le tue mani hanno delle orecchie e le tue gambe delle narici e improvvisamente vedrai l’orso e non avrai neanche bisogno di girarsi.

Quindi non è solo questione di tenere vivi i nostri sensi…

Non solo, dobbiamo farlo certo, e nonostante tutte queste macchinette e dispositivi meravigliosi, ma anche svilupparli, ampliarli e incrociarli per crearne di nuovi. Se fossi un rettore di un’ università istituirei un corso sull’incrocio dei sensi e sulla creazione di sensi nuovi.