Taxi Teheran: il film on the road di Jafar Panahi, il regista iraniano che sfida il regime islamico a colpi di pellicola

Chissà perché ai tassisti si racconta tutto. C’è spesso più intimità nell’abitacolo di un taxi che tra le mura domestiche, e più spettegolare tra passeggero e autista, spesso complice lo specchietto retrovisore, che tra un taglio e una phonata dal parrucchiere. Per un motivo davvero misterioso i clienti, mentre si fanno scarrozzare da un posto all’altro, confidano a chi guida cose che non rivelerebbero neanche al loro analista o al vicino di casa, forse perché sicuri di non rivederlo mai più e forse anche perché, per quanto salata, la tariffa non sarà mai alta come quella di uno psichiatra. E soprattutto si lasciano andare ad accesi dibattiti sulla politica e sulla società, e questo accade in ogni paese.

Così a qualcuno è venuto in mente di mettere una telecamera sul cruscotto del suo taxi riprendendo tutto ciò che vede e tutti i clienti che salgono sulla sua vettura, chiacchiere incluse. E forse non ci sarebbe nulla di così strano e interessante se la città non fosse Teheran e il tassista non fosse Jafar Panahi, il pluripremiato regista iraniano che con i suoi film, vietati e mai distribuiti nel suo paese, ha sempre messo a nudo i limiti della società iraniana, condizioni della donna in primis, e per questo da quando nel 2010 è stato arrestato e poi rilasciato, gli è stato proibito dalle autorità di girarne altri e persino di rilasciare interviste e lasciare il Paese, pena vent’anni di galera a botta. Lui però il regime lo ha sfidato, beccandosi pure l’Orso d’Oro a Berlino e il plauso della critica internazionale. Nasce così Taxi Teheran, nelle nostre sale da giovedì 27 agosto grazie a Cinema di Valerio De Paolis, il creatore della Bim che inaugura così la sua nuova distribuzione che punta sulla qualità.

“Il cinema è il mio modo di esprimermi ed è ciò che dà un senso alla mia vita, e quando mi ritrovo con le spalle al muro, l’esigenza di creare si manifesta in modo ancora più pressante – ha spiegato Panahi – Il cinema in quanto arte è la cosa che più mi interessa, per questo motivo devo continuare a filmare, a prescindere dalla circostanze: per rispettare quello in cui credo e per sentirmi vivo”.

Tant’è che le riprese sono cominciate proprio nel 2010. Va detto tuttavia che in realtà non si tratta di una sorta di candid camera o di un vero e proprio reportage, piuttosto di un docufilm: i personaggi non sono infatti clienti veri e propri, ma attori prestati al gioco che, nei panni dei più disparati personaggi, con i loro atteggiamenti, i loro problemi da risolvere, le loro dissertazioni politiche e le loro rivelazioni al regista nei panni del tassista, dipingono un quadro della società iraniana di oggi, ironico e poetico, e a tratti pure divertente, anche se i loro nomi, per il veto di cui sopra e quindi per questioni di sicurezza, non compaiono neanche nei titoli di coda. Tra loro c’è anche la nipotina di Panahi, Hana Saeidi, che vivace e intelligente è dire poco. Taxi Teheran è già stato venduto in più di 30 paesi.

Ecco il trailer in italiano: