Sp1ral, la violenza che ti segna la vita. E non ti salva neanche New York

Se da piccolo vedi tuo padre stuprare tua madre per punirla di averlo tradito, qualcosa nella testa ti scatta e ne resti segnato per la vita. Così è per Matteo Moella, che fuggito a New York con la madre, poi c’è rimasto a convivere con le sue pillole e i loro effetti collaterali e facendo il regista, ricreando sul palcoscenico quella scena e quella violenza che lo ha perduto e prendendo sesso con forza da dove viene. Matteo è il protagonista di Sp1ral, prodotto e distribuito da Naffintusi, premio del pubblico al Festival Cinematografico Terre di Siena, opera prima del pugliese Orazio Guarino che dentro “ci ho messo tutto quello che avevo – dice – le mie paure, le mie passioni, la mia rabbia. Sarebbe dovuto essere un film piccolissimo con pochissimi personaggi – continua il regista – ma più passava il tempo e aumentavano le difficoltà e più diventava grande. Penso di poter riassumere il film in due parole: no redemption, ovvero il concetto per cui un uomo, nonostante i suoi sforzi, è destinato a cedere alle sue debolezze come Matteo, una persona malata, senza una vera e propria colpa se non quella di essere un uomo solo. E volevo che la sua malattia si ritrovasse più nel suo sguardo e nelle sue parole che nelle sue azioni”. Per questo Orazio Guarino ha voluto che Matteo fosse Marco Cocci, tipo decisamente particolare, leader e voce dei Malfunk prima, dei Brain of Jam adesso, modello di tanto in tanto, già visto al cinema in Ovosodo di Virzì, ne L’ultimo bacio di Muccino, e ancora in Commediasexy di D’Alatri.

Matteo dunque vive a New York “dove tutto fa rumore – dice – pure la polvere, e più il rumore è forte, più ci si sente soli”, dividendosi tra il lavoro e il terapeuta (Michele Bevilacqua), ma la notizia della morte del padre, certo non amato, lo riporta in Italia alla sua casa sul mare, alla spiaggia della sua infanzia sulla quale solo lui può stare. A parte Alice (Valeria Nardilli), giovane, bella, insistente nel vano tentativo di aprire una breccia. Lui invece è quasi come se non ci fosse, parla per frasi fatte ed aforismi, tipo “non è necessario dire la verità a chi già la conosce” le dice quando lei vuole sapere di più; o “l’amore serve soltanto a far passare il tempo, poi però il tempo fa passare l’amore e il resto è soltanto ossessione”; e ancora “aver voglia di scopare con una persona non vuol dire necessariamente volere quella persona”. I ricordi fanno male, anche quelli apparentemente felici come i momenti intimi e un po’ imbarazzanti rubati alla quotidianità di bambino (Giovanni Ancora) assieme alla sua amica del cuore, Marianna (Gaia Bambini) con la quale scopre il corpo, amica che ritrova adesso, adulta (Mariagrazia Pompei) e che lo vuole ancora, ma senza averlo fino in fondo. Così alla fine ecco che “il male ci attrae – dice ancora Matteo – c’è chi sente il bisogno di compierlo sugli altri e chi invece lo compie su se stesso. Morire è un’arte come qualsiasi altra cosa. Ora finalmente non ricordo più nulla, solo una spiaggia e una ragazza”.