Smart Working: videointervista a Maccio Capatonda e Svevo Moltrasio

di Patrizia Simonetti

Sdoganato dal tempo della pandemia durante il quale ha avuto il suo più grande momento di gloria, lo smart working resiste ed è ancora molto impiegato da società e aziende, riduce i costi e rende felici i dipendenti che possono lavorare comodamente da casa, si dice. Ma è davvero così? Svevo Moltrasio ci ha fatto un film che si intitola proprio e semplicemente Smart Working, ma dentro ci sono un sacco di altre cose.

Protagonista di Smart Working è Giuliano, interpretato da Maccio Capatonda che “per la prima volta faccio un intellettuale” ci dice soddisfatto nel corso della nostra videointervista. Per lui la nuova modalità da remoto adottata dall’azienda è una cosa meravigliosa: lavora meno, lo fa da casa sua, si prende i suoi tempi, le sue pause, sta di più e quando vuole con la sua famiglia e quindi con sua moglie Laura (Sara Lazzaro) che è incinta e ha perso la vena da scrittrice, e con suo figlio Luca.

Ma non se ne approfitta, anzi, è il più produttivo di tutti i suoi colleghi, che invece sembrano battere la fiacca in quanto a risultati e l’azienda minaccia di riportare tutti in ufficio. Giuliano non può permetterlo, così si rimette in contatto con loro che, l’uno dopo l’altro, invadono il suo salotto borghese ritrovando la gioia surrogata di un lavoro in sede, inclusa la difficoltà di parcheggiare.

Tra questi spiccano Stefano, interpretato dallo stesso Svevo Moltrasio che gioca sullo stereotipo del romano verace, un po’ cafone, ignorante e agitato; e Gianni, cui dà vita Maurizio Nichetti, un office manager in realtà in pensione da tempo cui non pare vero di ritrovarsi a dirigere il traffico e a dare disposizioni in quella folle e surreale situazione e, perché no, a spillare anche un po’ di soldi al padrone di casa.

Giuliano però perde colpi: in quel caos totale, tra la casa da vendere e quella da acquistare, e il suo status di intellettuale da conservare, non riuscirà a mantenere i ritmi di quando lavorava in solitario e alla fine, a dispetto dei colleghi che recupereranno alla grande, sarà lui ad avere la peggio, lavorativamente e pure umanamente. Ma il bello è che neanche se ne accorgerà. O, forse, lascerà semplicemente che accada. Così come farà con i comportamenti a dir poco scorretti dei suoi amici, in primis Federico (Alessandro Tiberi) e Ilaria (Giulia Bolatti).

Smart Working è una commedia surreale che racconta in modo originale uno spaccato di una società divisa in due che, un po’ per caso e un po’ forzatamente, si ricongiunge attorno a un tavolo pieno di computer e di personalità differenti. Diventa anche molto divertente per le situazioni altrettanto assurde, ma non per questo impossibili, che si innescano l’una dopo l’altra come micce pronte ad esplodere, e per le caratterizzazioni dei singoli personaggi della storia. Come Laura, moglie accudente e accomodante: neanche lei realizza davvero cosa stia accadendo e condivide con Giuliano, e con la sua stessa indifferenza, tutte le conseguenze di una situazione disastrosa.

Per Svevo Moltrasio, molto noto per i suoi lavori sul web come Ritals, la serie sugli italiani all’estero dalla quale ha recuperato i personaggi di Stefano, di Fabrizio l’abruzzese e di Bertrand il francese, il film è “l’esordio nel cinema mainstream e la concretizzazione di un’aspirazione decennale” per usare le sue stesse parole, in riferimento a Gli ospiti, lungometraggio autoprodotto tramite crowdfunding e distribuito indipendentemente. Smart Working arriva sul grande schermo, distribuito da Vision Distribution, giovedì 4 giugno, e con una serata speciale al Cinema Anteo nell’ambito del Milano FilmFest, accompagnato dal cast.  La nostra videointervista a Maccio Capatonda e Svevo Moltrasio: