Siamo stati a diVino sotto le Stelle: tramonti, racconti e calici per brindare all’estate (Gallery)

di Patrizia Simonetti

Una location suggestiva quella del Ponte della Musica Armando Trovaioli dove si è svolta l’anteprima romana de Le Notti del Vino, tre serate, da venerdì scorso ad oggi, unite in un solo evento: diVino sotto le Stelle by Decanter Wine Academy, partner esecutivo per la Capitale del programma nazionale promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino.

Le serate di diVino sotto le Stelle iniziano al tramonto, quando la luce del sole si appresta a calare e filtra tra le trasparenze dei calici e del vino stesso, dando vita ad un effetto visivo che infonde serenità e prepara palato e spirito alle generose degustazioni. Noi abbiamo cominciato con la prima Masterclass in programma, Donne del vino: storie e aneddoti nel calice, con le Donne del vino Lazio che per l’occasione, in sintonia con il titolo dell’incontro, hanno deciso di non raccontare ciò che ci veniva versato nel calice, ma qualcosa, appunto della sua storia. Quindi non degustazioni tecniche dei vini in assaggio, bensì pezzetti di vita ad essi legati, come ha spiegato Serena Specchi di Decanter Wine Academy, giornalista e sommelier, che ha aperto le danze con una breve introduzione.

Così mentre degustavamo un’eccellente e delicata Malvasia puntinata, Maria Laura Cappellini, produttrice dell’azienda Cifero di Colonna, il paese più piccolo dei Castelli Romani, ci ha raccontato del nonno che decise di investire nell’agricoltura puntando prima sulla coltivazione dell’uva da tavola, per poi sostituirla negli anni Settanta con i vitigni, quando il vino del Lazio non godeva ancora di grande fama; giusto una ventina d’anni in anticipo sulla vocazione del territorio, guadagnandosi con la sua sfida controcorrente il soprannome Cifero (da Lucifero).

Mentre arrivava nel nostro calice un buonissimo Bianco Biologico da Trebbiano Toscano, Nina Farrelll Jacobini ci ha narrato di come gli Jacobini, produttori vinicoli da sempre che godettero di un florido periodo per produzione ed esportazione nel 1892, subirono la distruzione di tutte le loro strutture sotto le bombe della seconda guerra mondiale che uccisero anche due giovani fratelli; fu Margherita, la sorella rimasta, a rimboccarsi le maniche facendo squadra con altri produttori del posto uniti in cooperativa, tornando al successo di un tempo e, chicca nella chicca, trovando anche bottiglie di vino del 1800…

Altro ottimo vino nel nostro calice: è Innato di Villa Gianna, Circeo DOP bianco (Trebbiano, Malvasia, Chardonnay) e Benedetta Giannini ci confida quanto senta la grande responsabilità nel portare avanti l’azienda familiare come quarta generazione; una famiglia, la sua, che produceva già vino in Puglia e che ha voluto provare un altro terreno, nel Lazio appunto, dove, dopo la bonifica, le era stato assegnato un podere; una piccola grande sfida vinta nonostante la scarsa conoscenza del nuovo territorio.

Il quarto vino offertoci in degustazione è il Moscato di Terracina della Cantina ValleMarina ed è la stessa Marina Boccia a raccontarci di quando, nel 2018, ha dato una svolta alla sua vita diventando vignaiola come suo nonno, solo che lui il vino prodotto lo regalava, così come faceva anche suo padre, di mestiere camionista. Ecco, oggi Marina il vino che produce lo vende, è diventata anche sommelier e ha realizzato proprio il sogno di suo nonno: produrre Moscato.

Infine l’aneddoto di Sara Costantini dell’Azienda Agricola Villa Simone, degustando un Frascati Superiore Riserva: l’azienda era nata nel 1982 e due anni dopo Piero Costantini acquistò un vigneto a Monteporzio Catone accorgendosi, di lì a poco, che produceva uve completamente differenti da quelle della collina accanto; e qui la storia si fa antica: nell’archivio storico di Roma trovò una lettera del 1806 che elogiava Natale Filonardi, patrizio romano e vecchio proprietario di quella collina, in quanto produttore delle migliori 30 botti di vino della zona. Per questo Costantini ha deciso di riportare il nome Filonardi sull’etichetta.

Dopo la Masterclass, immersi in un’atmosfera molto conviviale e quasi di festa con tanto di karaoke, tra quadri d’autore prestati al vino e l’aria che sapeva di fresco, abbiamo continuato con qualche degustazione. Incuriositi dai nomi delle etichette, eccoci a Velletri a degustare dal banco del Casale Malatesta il Bugiardo con una volpe sull’etichetta; così ci ha spiegato Andrea, rappresentante della Cantina a diVino sotto le Stelle: “perché essendo un vinificato di Merlot in bianco, cosa abbastanza rara, se dici a qualcuno di averlo assaggiato, ti dirà ‘non è vero, sei un bugiardo”. Io comunque l’ho assaggiato, ed è stata una piacevole sorpresa, per davvero…

Salendo infine verso il Veneto per chiudere in dolcezza, eccoci al banco dell’azienda agricola Xprese della famiglia Putti dove, oltre al piacevole Rosato Frizzante Tresette, spicca il Passito Maresana che, a chi scrive, amante dei vini dolci, è piaciuto tantissimo: profumato di rosso come il suo colore, dolce ma non stucchevole, una carezza per palato e cuore a chiudere una bellissima serata d’estate. Ecco la nostra gallery: