Sanremo 2026, abbiamo ascoltato le canzoni: Ermal Meta, Sal Da Vinci e Samuray Jay i nostri preferiti

di Patrizia Simonetti

Anche quest’anno abbiamo avuto il piacere di ascoltare in anteprima le 30 canzoni dei cantanti in gara a Sanremo 2026 e, come sempre, sottolineiamo che le nostre impressioni si basano su un solo ascolto di 30 brani di seguito, per cui siamo consapevoli che, molto probabilmente, dopo aver visto le prove delle esibizioni e risentito i pezzi un paio di volte, potremmo cambiare idea rispetto ad alcuni dei nostri primi giudizi. Ma, ciò detto, eccoci alle nostre prime valutazioni.

Graditissimo ritorno quello di Ermal Metal a Sanremo, al suo settimo Festival porta Stella stellina, che lui stesso definisce “attuale, di speranza e di resistenza”. Dedicata a una bambina morta ancora neonata a Gaza, per quanto mi riguarda, è la canzone più bella che ho ascoltato: ritmo arabeggiante che ci porta subito al tema, testo e interpretazione toccanti: Stella stellina la notte si avvicina, non basta una preghiera per non pensarci più … ho pensato anche di scappare da una terra che non ci vuole, ma non so dove andare, tra muri e mare non posso restare… Struggente.

Sal Da Vinci a Sanremo c’è stato l’anno scorso, scelto dai The Kolors per la serata delle cover con la sua Rossetto e caffè, ma in gara partecipò soltanto nel lontano 2009 con Non riesco a farti innamorare. Quest’anno torna tra i Big con Per sempre sì e parla proprio di quel sì lì, quello che “celebra la più grande promessa che si possa fare nella vita – dice – e che unisce due anime per sempre”. Il brano è un pieno di ottimismo e di fiducia nell’amore, una botta di vita e di ritmo al primo attacco, una canzone da imparare a memoria all’istante per cantarla in macchina in mezzo al traffico: so bene che è una grande incognita il futuro, ma insieme a te non mi spaventerà, costruiremo tutto ma non alzeremo un muro, litigare e far l’amore poi che male c’è… Aspettiamo la standing ovation.

A volte però l’amore può essere un’ossessione, così come la musica e la vita stessa: così canta Samurai Jay in Ossessione, e se ci imbattiamo in quella forza, in quel motore che scatena tutto? “Tocca correre” dice. Cassa dritta e si balla al grido di andale andalescatta un paio di foto e poi mandamele, fammi vedere cosa indossi stasera…Stai correndo un po’ troppo, facciamolo più lento dice una voce femminile sul finale: è quella di Belen che forse sarà anche all’Ariston. Energica.

Mai come quella di  J-Ax che per la prima volta partecipa a Sanremo 2026 in solitaria con un pezzo intitolato Italia Starter Pack: “c’è un buon motivo per cui sono da solo – ha detto – e lo svelerò sul palco dell’Ariston”. Di cosa parla la canzone? Più o meno di come vanno le cose in Italia e di cosa occorre per cominciare a fare qualcosa in questo paese, tipo una brutta canzone che fa pa pa parappà… ti passo la canna del gas, ma con tanta energia, un trascinante ritmo country e un pizzico di black humor. Ironico.

Molto autobiografico, come lo stesso Raf ha anticipato, Ora e per sempre potrebbe essere il sequel di Cosa resterà degli anni 80 piazzatosi quindicesimo a Sanremo 89, visto che racconta di un amore nato proprio alla fine di quel decennio che dura ancora, solo che “queste due persone si confrontano con un mondo completamente cambiato” spiega Raf. Oggi il mondo è così diverso, niente è sicuro, tutto è controverso… e tu sei sempre la più bella, il tempo ti sta una meraviglia… Serenamente malinconica.

E se non si può tornare indietro, possiamo comunque tentare di riprovare le sensazioni di un tempo, magari con un pizzico di magia: Magica Favola è la canzone che riporta al Festival Arisa, in cerca di semplicità (citazione casuale, giuro): “le cose cambiano – dice Rosalba Pippa  – la vita si evolve e a un certo punto ritrova la genuinità della bambina, l’innocenza infantile”. E canta: Io mi perdo tra le onde con il sole che piano si accende e il passato diventa presente la bambina ritorna innocente… Perfetta per un film della Disney. 

Torna a Sanremo 2026 anche Michele Bravi per la terza volta e porta una canzone intitolata Prima o poi a raccontare, spiega, “uno sguardo dolce sugli inadeguati, sulle persone che si sentono fuori posto”.  Il brano è una ballata velata di tristezza dovresti vergognarti che dopo anni non la smetti di mancarmi… e in fondo ancora ci spero che prima o poi smetterai… Commovente.

Risale sul palco dell’Ariston anche Francesco Renga che al suo ottavo Festival tra i Big, dopo tre esperienze tra i giovani, si ripropone con Il meglio di me, una canzone sincera che raccoglie le sue riflessioni sulla sua stessa crescita personale “dove – dice – affronto le mie fragilità”. E canta la consapevolezza di non essere perfetto, ma di fare del proprio meglio: perdona il peggio di me, lascialo in macchina, fra tutti i miei dettagli sei tu il meglio di me…  Sincera.

Cadere e rialzarsi, a volte la chiamano resilienza. Valore che va molto di moda da un po’ di anni a questa parte e non riguarda soltanto gli adulti ma soprattutto i giovani, spesso delusi da un no o da un errore costato caro. Ne canta e ne rappa anche Tredici Pietro, al secolo Pietro Morandi nella sua Uomo che cade: “credo che tutto stia nel percorso e nella ricerca – ha spiegato il rapper bolognese – Noi esseri umani abbiamo il vizio di non accontentarci mai”… Come dire, più che la meta, godiamoci il viaggio. Eppure è un ottimismo che all’ascolto non passa: Tu sei la fine del film, la grande esplosione, sei la notte che conquista il giorno, un nuovo colore. Sei la lama trafitta e io il tuo polmone ma se ti farà male allora non pensare… Da riascoltare.

E a proposito di viaggio, Fulminacci, al suo secondo Sanremo, preferisce andare a piedi: la sua Stupida sfortuna è “una passeggiata solitaria – dice – la ricerca  di qualcuno attraverso il ricordo di qualcun altro, un percorso a ostacoli…” E canta: continuo a perdere le chiavi di casa, vado di corsa e resto indietro e soffia il vento della metro... Morbida.

Enrico Nigiotti porta a Sanremo 2026 Ogni volta che non so volare che “parla di quei momenti in cui si tocca il fondo – dice – fondamentali per trovare la forza di risalire”. Testo condiviso con Pacifico dove racconta di sé, della prima volta e canta: forse adesso che ho imparato non è più lo stesso… Il tempo vola e mentre fuori scoppia un altro inferno… c’è bisogno di dolore per un po’ di felicità…

L’anno scorso ci eravamo innamorati della sua Limone, ma anche della sua Fiori rosa fiori di pesco eseguita in coppia con Rose Villain per la serata delle cover di Sanremo: quest’anno Chiello, al secolo Rocco Modello, arriva a testa alta in gara tra i Big con Ti penso sempre, che descrive “una mente sospesa tra l’inizio e la fine di qualcosa” dice. E canta: voglio disinnamorarmi…

Il favorito ed esordiente Tommaso Paradiso non si complica la vita e va liscio con I romantici, auspicando un ritorno all’amore che fa sognare perché “soprattutto di questi tempi – dice – non guasterebbe tornare ad essere un po’ più romantici”. Traspare l’orgoglio di padre e il rimpianto di figlio: spero mia figlia sia uguale a sua madre, bellissima che non so come fa… io non farò come ha fatto mio padre gelido, ti darò sempre un bacio prima di partire… Autobiografica.

Tanta autostima, e come potrebbe essere altrimenti, in Opera della veterana Patty Pravo che adoriamo. “Siamo tutti opere d’arte – dice l’eterna ragazza del Piper al suo undicesimo Festival – e sogniamo un grande amore”. Testo di Cristiano Caccamo. Io sono musa – canta – colore tagliente e poi Opera … semplicemente la vita, semplicemente la follia… Elegante. Ma forse ci aspettavamo di più.

Labirinto è il brano scelto da Luché per il suo esordio all’Ariston: parla di una via d’uscita che c’è sempre, anche “quando ti trovi in una situazione tossica” dice, basta cercarla attentamente e senza panico. Eppure il testo (suo) è inquieto: “non dormirò più tra le braccia tue, in questo labirinto siamo in due… e anche se poi te ne vai non ti scordare di me, di noi…” Da riascoltare.

Noi lo abbiamo scoperto a chi è indirizzata la lettera di Serena Brancale di cui parla nella sua Qui con me, ma lei ci tiene che il pubblico di Sanremo 2026 lo scopra all’Ariston e noi rispettiamo il suo desiderio. Certo è che riguarda “la persona più importante della mia vita– ha detto – ho bisogno di raccontare una storia e di portare la parte più autentica di me”. Dopo Anema e core dell’anno scorso, il ritmo scende e si fa ballata intensa sulla perdita: e se ti portassi via da quelle stelle per cancellare il tuo addio dalla mia pelle, scalerei la terra e il cielo… per averti ancora qui con me… 

Dedicato a chi ama la notte il brano di Sanremo 2026 di Malika Ayane che si intitola, appunto, Animali notturni: “Gli animali invisibili siamo tutti noi – ci dice Malikala notte non è che una parte del giorno che si vede meno”. Ritmo che strizza l’occhio  il caraibico, l’impressione è quella di stare a una festa di qualche anno fa, ma guardando in alto, perché la strada è una giungla, puntiamo alla luna, come animali notturni… Da ballare.

Le cose che non sai di me è il titolo della canzone di Mara Sattei, semplice, romantica, come la descrizione che ne fa lei stessa come “una storia d’amore che ho scritto per la persona che amo”. Canta la nostalgia di un passato, la vita che mostra le carte e un amore che vuole essere sincero. E le canta benissimo. Soave. 

Amore e temi sociali per Sayf con Tu mi piaci tanto, un approccio allargato, però, perché la canzone “è dedicata a tante persone – dice l’artista genovese al suo debutto al Festival – le canzoni sono fotografie e questa è una fotografia del mio stato d’animo e di ciò che penso della società”. E cioè che L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro – canta – l’Italia è tristemente nota per qualche fatto ma minimizziamo, il cielo è azzurro e il pomeriggio (cit Celentano)… tu figlio di un muratore, l’Emilia che si allaga e la Liguria pure… C’è pure Tenco morto qui vicino. Cassa dritta, chitarre e melodia, bel ritmo. Da riascoltare.

L’amore e tutte le sue sensazioni anche fisiche al centro di Sei tu, la canzone con cui Levante, che firma testo e musica, e che il 3 febbraio debutterà come attrice a fianco di Lino Guanciale nella serie Rai L’invisibile, torna a Sanremo per raccontare “il desiderio di esprimerlo e la potenza che fa provare” dice. Canta di un perdersi, di un distacco della mente dal corpo che non risponde più ai comandi, una sensazione totalizzante: se potessi vederti coi miei occhi, lacrimeresti tutto il mio stupore… Insolita.  

Anche Leo Gassmann è nel cast de L’invisibile, continuando ad alternarsi tra cinema, TV e musica, e torna al Festival tra i Big per la terza volta con Naturale, ovvero “un grido d’amore e un invito ad andare oltre le apparenze” dice Leo. Romantico e tenero nel malinconico ripercorrere la storia di un amore finito: e noi ci siamo trovati, lasciati, poi ritrovati con altri.. ci siamo fatti così male… Dolce.

Prima che, brano con cui Nayt esordisce a Sanremo 2026, è un pezzo che parla di quanto nell’era digitale in cui viviamo “siamo sempre più distanti nonostante il web, le maschere che indossiamo e gli schermi attraverso cui ci parliamo” dice. E canta: pensiero dopo pensiero: prima di farmi domande, prima di essere svogliato, prima del giusto e sbagliato, io chi sono, e chi dei te? 

Di “un amore  struggente e della capacità di riconoscerlo” parla Avvoltoi, il brano con cui debutta sul palco dell’Ariston Eddie Brock, alias Edoardo Iaschi, nome d’arte rubato al mondo dei fumetti Marvel e in particolare al personaggio di Venom. Il suo pezzo è un grido di rabbia per lei che soffre per un altro: e ti asciugo il mascara che cola, per quell’uomo che non vale niente e ci caschi ancora e ancora… Melodico, un po’ classico, ma piacerà.

Dopo Musica (e il resto scompare) tormentone del Festival 2020, e la co-conduzione dell’anno scorso, Elettra Lamborghini torna al Festival con Voilà, dove reincontrerà Samurai Jay con il quale nel 2020 ha inciso Te Quemas. Voilà, dice con la verve di sempre “fa ballare, bisogna muovere il bumbum e bisogna essere  felici in questa vita”. In effetti è così, tra un Viva la Carrà e un giù per terra, s’una cabrio senza targa… Leggera.

Poteva mancare a Sanremo 2026 il tema dell’intelligenza artificiale? Lo porta Dargen D’Amico con la sua Ai Ai che però parla anche, parole sue, di “biodiversità, biodinamicità e di musica biologica che non si piega”. Eppure canta: ho letto sul giornale che certe cose non puoi ancora farle con l’AI, la pelle dà un effetto eccezionale….ama ciò che non ti piace, è la chiave per la pace… a me mi ha rovinato la rete, altrimenti avrei fatto il prete… Orecchiabile, quasi un tormentone, (dove) si balla con ironia.

Si chiamano Morgana Blue, Kaj, Cleo, Xina e Dani e sono Bambole di pezza e sarà davvero un piacere vedere e ascoltare sul palco dell’Ariston una rockband tutta al femminile: Resta con me il pezzo che portano in gara che parla del “coraggio di rimanere unite anche nei momenti più difficili e la nostra sorellanza ne è a prova” dicono. E cantano: resta con me in questi tempi d’odio… Girl power. 

Non manca l’ironia, soprattutto in Che fastidio di Ditonellapiaga, al suo secondo Festival, ma il primo da sola, senza Rettore: la sua è una canzone “pungente e molto ironica” dice lei stessa, che intanto sforna un nuovo singolo dal titolo Si lo so fuori venerdì 30 gennaio. Una piacevole sorpresa il suo pezzo divertente e sincero, un elenco in musica di tutto ciò che le è insopportabile, da la moda di Milano allo snob romano, dal sogno americano al politico italiano, dal corso di pilates al pranzo salutare, fino alla meditazione e la respirazione… Musica elettronica tutta da ballare. Liberatoria.

E veniamo ai duetti di Sanremo 2026. Seconda volta insieme per Fedez e Marco Masini e proprio sul palco dell’Ariston dove l’anno scorso Fedez, che ha portato in gara Battito, ha voluto Masini per cantare insieme Bella stronza alla serata delle cover. La decisione di arrivare quest’anno in coppia in gara è nata proprio da quell’esperienza. Male necessario è il loro pezzo, ovvero “un piccolo mantra  – dicono – per non dimenticare che le tempeste della vita sono anche opportunità, passare dal dolore è importante per riconoscere la felicità”, che poi è uno dei temi più cantati di questa edizione del Festival. Nel pezzo autocitaziooni e riflessioni: La gente giudica giudica, che brutta gente che frequenta Fedez, ma ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva cin gente per bene… se è vero che siamo solo di passaggio, il vero obiettivo non può essere la meta, ma imparare a godersi il viaggio… Potente.

Ad unire le forze sono anche LDA e AKA 7even, non nuovi a lavorare insieme come avevano fatto tre annui fa con Tremi: Luca D’Alessio e Luca Marzano portano al Festival Poesie clandestine, brano che racconta di “un amore viscerale, quanto fuggitivo” dicono. Il pezzo è una canzone d’amore pe Napoli: tu verrai semore prima di me, prima di lei, chitarra spagnolegguiante. Fresca.

In due a Sanremo 2026 anche Maria Antonietta e Colombre, ma loro sono una coppia anche nella vita: La felicità e basta il titolo del loro brano sanremese che vuole gridare forte che “la felicità non è una gara o un premio – spiegano – ma un diritto di tutti”. E lo mettono in musica: Baby, facciamo insieme u a rapina per riprenderci tutta la nostra vita, che cisa credi? Credo che la felicità ce la prendiamo e basta… Luna di Miele il loro album uscito l’anno scorso che raccoglie canzoni nate da alcune bozze scritte da entrambi all’inizio della loro storia, ben 15 anni fa, e che hanno portato in tour.