Samuel Heron Costa presenta l’EP ‘Canzoni Popolari’, videoincontro

Ho provato a scrivere a sdrammatizzare, a rendere più profondo, a fare una ballata, ma la stessa sensazione che volevo descrivere, ovvero l’ansia, mia compagna e mia nemica da tempi immemori, ha limitato la creazione del brano“. Samuel Heron Costa descrive così la dura genesi di Una bugia, il suo nuovo singolo che vede la collaborazione di Danien, una vera e propria canzone d’amore alla sua ansia: “la voglia di dedicarle un pezzo – spiega il cantautore spezzino – è perché alla fine è come tutte le cose che si odiano e si amano, sono importanti e ci lasciano qualcosa”. Una bugia la troviamo in Canzoni Popolari, il nuovo EP di Samuel Heron Costa su Spotify, ITunes e su tutte le principali piattaforme digitali da venerdì 12 febbraio con Polydor (Universal Music Italy), sei tracce in tutto tra cui le già note Me ne batto r’ belin, Ragazzi popolari, Ubriaco (per davvero), Nella pancia della balena con The Kolors, decisamente la più pop, tutte accompagnate da videoclip scanzonati girati per lo più tra i palazzi in cortina della sua città nei quali sfoggia anche tracce del suo passato di ballerino new style, e poi gli inediti Zanzare feat Jacopo Et., una sorta di Odio l’estate in chiave moderna, e, appunto, Una bugia.

“Questo EP mi è servito brutalmente per esprimermi e per delineare e rimarcare una linea di passaggio tra il rapper giovincello che saltava nei club e una persona che ha da comunicare qualcosa di più maturo e anche il mio abisso artistico – racconta Samuel durante il videoincontro – ma anche, oltre che per chiudere con il mio passato, per aprire un altro futuro”. Così come l’ansia lo sorveglia da vicino da sempre, sia nella vita che nella musica, che poi è essa stessa la sua vita – “Io vivo per la musica” sottolinea – il cambio di pelle del giovane quasi ex rapper è ben percepito già in queste Canzoni Popolari ma anche nella sua vita quotidiana. Ecco anche perché ora ci tiene a farsi chiamare pure con il suo vero cognome, Costa, pur mantenendo il suo Heron d’arte, omaggio al poeta e jazzista Gil Scott Heron, precursore dell’hip hop. Una trasformazione che non va troppo veloce ma che, come le cose lente e inesorabili, non si può più fermare, e allora perché non guardare avanti, ma molto avanti, sia per la sfera personale che per quella musicale e quindi creativa e pubblica?

Ho tanta voglia di tirare fuori qualcosa anche di rischioso per il momento in cui siamo, c’è bisogno di fare un passo indietro per andare avanti a livello culturale – ci rivela Samuel – la mia ricerca di un gergo diverso e sonorità più povere e popolari è legata anche ad un fattore di ricerca di vita personale, andando a ritrovare le mie radici liguri e un’umanità e una popolarità più sana, e non solo dentro la musica. Ecco perché ho scelto di uscire con un pezzo in dialetto la scorsa estate, proprio per dire che a me non sta bene, sia quello che ero ma anche quello che c’è, penso che piccole azioni possano essere delle micro-rivoluzioni”. Ecco il nostro videoincontro con Samuel Heron Costa: