Rocco Schiavone 4: videoincontro con Marco Giallini, Antonio Manzini, Simone Spada

Il cadavere di Luigi Baiocchi sta per essere trovato, così Rocco scappa dall’Italia, raggiunto di lì a poco da Brizio e Furio che lo tranquilizzano: quel cadavere non c’è più. Quindi Rocco può tornare ad Aosta a occuparsi di un altro morto che stavolta non ha ammazzato lui, però deve scoprire chi è stato. Torna Rocco Schiavone, vicequestore di polizia nato dalla penna di Antonio Manzini, romano, anzi romanissimo, ma trasferito al nord per questioni disciplinari. Due le serate, mercoledì 17 e mercoledì 24 marzo su Rai Due, intitolate Rien ne va plus e Ah l’amore, l’amore, sempre dirette da Simone Spada, e ovviamente sempre protagonista Marco Giallini affiancato da Francesco Acquaroli, Tullio Sorrentino, Mirko Frezza, Isabella Ragonese, Lorenza Indovina, Anna Bellato, Valeria Solarino, Claudia Vismara, Ernesto D’Argenio, Christian Ginepro, Massimiliano Caprara, Gino Nardella, Alberto Lo Porto, Massimo Reale, Filippo Dini, Massimo Olcese, Carlo Ponti di Sant’Angelo.

Chi lo conosce sa bene che Rocco Schiavone non ama le regole, anzi, non le riconosce proprio, però ha il suo senso etico. E che è ironico, duro, cinico, sboccato, sarcastico, ma anche romantico, nel vero senso del termine, che vuol dire anche libero e istintivo, e che ama ancora la moglie morta anni prima, da quando per lui è cambiato tutto, un amore misto a un senso di colpa che non lo abbandona mai perché era a lui che avevano sparato, ma in macchina c’era Marina e la vita ce l’ha rimessa lei, per questo la vede ancora e ci parla, soprattutto la sera a casa. Di lui sappiamo che è nato a Trastevere in una famiglia di operai, e che da piccolo giocava per strada a guardia e ladri con i suoi amici Sebastiano, Furio e Brizio, poi lui è diventato guardia, loro sono rimasti ladri, ma sempre amici, può sembrare strano ma è così, e ancora oggi se possono una mano tra di loro se la danno, anche se quella mano, e l’altra pure, se la devono sporcare. Il passato torna sempre e torna anche stavolta per il nostro antieroe, tutto è collegato, e in parte anche nuovo. Rocco Schiavone impara che si può capire di più la propria sofferenza stando tra la gente che soffre, e che comunque la vita continua, sempre. E pure l’amore.

Il Covid ha rimandato l’inizio delle riprese di questa quarta stagione che da marzo 2020 si sono spostate a giugno, così stavolta la neve non c’è, ma tanta pioggia sì. “Il mio primo pensiero è stato quello di ricominciare, di ritrovare entusiasmo attraverso l’amore per il proprio lavoro – racconta il regista –  le difficoltà sono state molte, il rispetto dei protocolli di sicurezza, i tamponi con cadenze settimanali, l’incapacità di previsione grande nemica del nostro settore, il distanziamento sul set etc etc. Sono sempre stato convinto che quello che distingue Rocco Schiavone è il suo cuore caldo e sofferto in contrasto con l’ambiente che lo circonda invernale e cupo. Tradire questo mondo sarebbe stato tradire il cuore distintivo di questo racconto, restituirlo allo spettatore è stata quindi la mia missione, riuscire a farlo in estate la mia più grande sfida.  Anche se non sta a me giudicare, mi sbilancio e posso dire con fierezza di averla vinta. Mai come quest’anno mi sento di ringraziare non solo lo splendido cast, ma anche tutti i preziosi collaboratori che ancora  più del solito hanno dimostrato cosa significa fare il nostro lavoro, ma soprattutto farlo insieme“.

Il nostro videoincontro con Marco Giallini, Antonio Manzini, Simone Spada:

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